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NordStream 2 fermo per sanzioni Usa. La Germania: grave interferenza

La società che posa i tubi del gasdotto Russia-Germania ha sospeso i lavori per il rischio di sanzioni, proprio mentre Mosca e Kiev si accordavano sul transito del gas russo in Ucraina. E ora gli Usa rischiano una crisi diplomatica con gli alleati europei. Il ministro delle Finanze tedesco Olaf Sholz ha rilasciato dichiarazioni molto dure

di Sissi Bellomo

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(Afp)

La società che posa i tubi del gasdotto Russia-Germania ha sospeso i lavori per il rischio di sanzioni, proprio mentre Mosca e Kiev si accordavano sul transito del gas russo in Ucraina. E ora gli Usa rischiano una crisi diplomatica con gli alleati europei. Il ministro delle Finanze tedesco Olaf Sholz ha rilasciato dichiarazioni molto dure


3' di lettura

Le sanzioni Usa sono riuscite a fermare in extremis la costruzione del NordStream2, proprio mentre Mosca e Kiev siglavano l’intesa per confermare il transito del gas russo dall’Ucraina.
L’interruzione dei lavori sul gasdotto Russia-Germania, ormai completo al 90%, è stata annunciata con uno scarno comunicato da Allseas, il gruppo elvetico-olandese che ha ottenuto da Gazprom l’appalto più importante per la realizzazione dell’opera.

«In previsione dell’entrata in vigore del National Defense Authorization Act, Allseas ha sospeso le sue attività di posa dei tubi di NordStream2 – recita la nota – Allseas procederà in linea con le prescrizioni di legge sulla chiusura (del cantiere, ndr) e attende indicazioni dalle autorità Usa, compresi i necessari chiarimenti sugli aspetti regolatori, tecnici e ambientali».
Appena quattro righe di testo, che segnano un punto a favore del Congresso Usa – deciso a impedire ad ogni costo la realizzazione dell’opera – ma che rischiano di aprire una crisi diplomatica tra Washington e gli alleati europei.

Il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz in un’intervista alla tv Ard ha denunciato la «grave interferenza negli affari interni dell’Europa e della Germania e sulla nostra sovranità» e definito le sanzioni Usa «incomprensibili e improprie fra amici legati anche dall’essere membri della Nato».

Più debole la reazione della Commissione europea: «Per principio l’Ue si oppone all’imposizione di sanzioni contro imprese europee che svolgono attività legali», afferma un comunicato di Bruxelles. Ma Allseas tecnicamente non è un’impresa europea, avendo sede in Svizzera. E le sue attività, almeno dal punto di vista di Washington, ora non sono più legali.

Difficile che la Ue, incapace di difendere gli scambi miliardari con l’Iran, decida di fare battaglie in difesa di una singola società elvetica. Potrebbe essere diverso se nel mirino degli Usa finissero a un certo punto anche i finanziatori di NordStream2: le tedesche Uniper e Wintershall, la francese Engie, l’austriaca Omv e l’anglo-olandese Shell.
Il dipartimento del Tesoro Usa e i partner europei del progetto ieri avrebbero discusso le sanzioni, secondo il vicepremier russo Dmitry Kozak.

Lo stop alla costruzione del gasdotto è arrivato poche ore dopo l’accordo tra Mosca e Kiev per proseguire il transito del gas russo in Ucraina, una svolta politica importante, che secondo il governo tedesco rende «particolarmente difficili da comprendere» le sanzioni contro NordStream2.
Il nuovo contratto – destinato a entrare in vigore il 1° gennaio, quando quello attuale sarà scaduto – non c’è ancora, ma sarà firmato entro fine anno, assicurano le parti. Il governo ucraino intanto ha divulgato ulteriori dettagli sul protocollo d’intesa già approvato dai Mosca e Kiev.

Il contratto avrà una durata di 5 anni, con opzione per un rinnovo decennale alle stesse condizioni. Nel 2020 consentirà il transito di 65 miliardi di metri cubi (Bcm) di gas russo, che scenderanno a 40 Bcm l’anno tra il 2021 e il 2024. Le tariffe, non ancora definite, potrebbero essere più alte delle attuali ha detto il ministro dell’Energia Oleksiy Orzhel.

È stato anche confermato che Gazprom e Naftogaz hanno accettato di rinunciare a qualsiasi azione legale reciproca: la società russa pagherà 2,9 miliardi di dollari in contanti a quella ucraina (che aveva vinto un arbitrato a Stoccolma) e in cambio quest’ultima ritirerà la causa con cui chiedeva ulteriori risarcimenti per oltre 12 miliardi.

Le sanzioni contro i gasdotti russi NordStream2 e TurkStream, approvate nei giorni scorsi dal Congresso Usa, sono state promulgate come previsto dal presidente Donald Trump poco prima che Allseas annunciasse lo stop alle operazioni.

Il senatore repubblicano Ted Cruz, uno dei promotori del testo, aveva messo sull’avviso il ceo della società Edward Heerema con una lettera dai toni minacciosi: proseguire i lavori «anche solo per un giorno» dopo l'entrata in vigore della legge, avrebbe esposto a «sanzioni economiche e legali devastanti e potenzialmente fatali».

La società Nord Stream 2 AG, controllata al 100% da Gazprom, promette di andare avanti comunque: «Insieme alle compagnie che sostengono il progetto lavoreremo per finire il gasdotto il prima possibile», ha detto un portavoce. Ritardi e aggravi di costo sono a questo punto scontati.

Per i russi non sarà facile rimpiazzare tempestivamente le sofisticate navi posatubi di Allseas. Secondo S&P Global Platts Analytics «benché le parti più impegnative siano già state collocate in mare a una profondità di circa 200 metri, la sezione rimanente a 90 metri in acque danesi rimane complessa». L’autorizzazione di Copenhagen peraltro impone standard piuttosto rigidi sul tipo di mezzi e attrezzature che devono essere impiegati.

Nella flotta della società MRTS, collegata a Gazprom, potrebbero forse essere adatte la nave MRTS Defender, che ha operato anche nell’Artico, o la Akademic Chersky, che però ora si trova nel Far East e impiegherebbe due mesi per arrivare sul posto.

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