l’esortazione apostolica

Le scelte di Bergoglio e il ruolo dei laici

di Carlo Marroni


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(Ansa)

3' di lettura

Nessun accenno. Nemmeno nelle note, che in questo pontificato sono sempre da tenere d’occhio. Del resto il Papa lo aveva detto e ribadito: il celibato dei sacerdoti non si tocca. C’era grande attesa per la pubblicazione dell’esortazione apostolica “Querida Amazonia”, atto papale conclusivo del processo del Sinodo riunito lo scorso ottobre, dopo che i vescovi amazzonici avevano dibattuto su questa possibilità e avevano inserito il tema nel documento finale dell’assemblea.

In quella sede si ipotizzava il presbiterato per i cosiddetti “viri probati”, uomini con famiglia e di riconosciuta fede ed esperienza, per rispondere alle esigenze delle sperdute comunità amazzoniche che ricevono l’Eucaristia magari una volta l’anno. Questa prospettiva aveva messo in allarme una parte consistente della chiesa, e in particolare gli ambienti più tradizionalisti, memori tra l’altro dell’esito del Sinodo sulla famiglia, alla fine del quale Francesco aveva aperto un piccolo varco (previsto in una nota, appunto) per l’accesso ai sacramenti dei divorziati risposati. Un fuoco di sbarramento era stato aperto lo scorso anno dai media conservatori, ed è proseguito senza soste, fino al “giallo” del libro uscito a gennaio “Dal profondo del nostro cuore” del cardinale ultraconservatore Robert Sarah con il contributo del Papa emerito Benedetto XVI, in cui si ribadisce l’opposizione a ogni innovazione in tema di celibato sacerdotale (peraltro uscito quando il documento papale era già stato scritto così come è stato presentato ieri).

Tanto rumore per nulla. Bergoglio è sempre stato contrario ai preti sposati e per togliere la residua suspense due giorni fa lo ha detto in udienza a un gruppo di vescovi americani, che hanno subito fatto sapere l’intenzione del Papa. Certo, il tema di fondo resta, e invita a leggere il documento sinodale (quindi lascia spazio al dibattito, e infatti non si tratta di un dogma): considerata la «presenza precaria» della Chiesa nella sterminata Amazzonia,si limita a dire che «c’è necessità di sacerdoti», invitando i vescovi a promuovere le vocazioni sacerdotali e a essere più generosi nell’invio di missionari, «ma ciò non esclude che ordinariamente i diaconi permanenti, le religiose e i laici stessi assumano responsabilità importanti per la crescita delle comunità».

Poi il tema molto sentito in America Latina delle donne nella chiesa: anche in questo caso Bergoglio esclude (di nuovo) il diaconato femminile: «Questa visione limiterebbe le prospettive, ci orienterebbe a clericalizzare le donne, diminuirebbe il grande valore di quanto esse hanno già dato e sottilmente provocherebbe un impoverimento del loro indispensabile contributo». Chiusa la discussione. «Francesco testimonia uno sguardo che eccede le diatribe dialettiche che hanno finito per rappresentare il Sinodo quasi come un referendum sulla possibilità di ordinare sacerdoti uomini sposati» commenta in un editoriale il direttore dei media vaticani, Andrea Tornielli.

E in effetti il documento papale è molto di più, un vero “manifesto” per l’Amazzonia, sintetizzato in quattro sogni: i diritti dei più poveri, la promozione della ricchezza culturale, la difesa dell’ambiente e una presenza sempre più forte delle comunità cristiane, «fino al punto di donare alla Chiesa nuovi volti con tratti amazzonici». Ma Bergoglio denuncia anche senza remore il disastro ecologico, lo sfruttamento minerario, la deforestazione, gli interessi colonizzatori, le violazioni dei diritti umani, le nuove schiavitù (tutti temi che hanno attirato critiche del presidente brasiliano Jair Bolsonaro). E chiede perdono per le malefatte della Chiesa verso gli indigeni nei secoli passati.

Un evento, quello del Sinodo, che si intreccia con le attività della chiesa in Italia.

L’appuntamento principale – presentato ieri dal presidente della Cei, Gualtiero Bassetti – è il grande incontro di Bari in programma dal 19 al 23 febbraio su “Mediterraneo, frontiera di pace”, cui prenderanno parte il Papa e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Il capo dello Stato ieri ha partecipato come ogni anno al ricevimento per l’anniversario dei Patti Lateranensi all’ambasciata presso la Santa Sede, presenti anche il premier Giuseppe Conte e il Segretario di Stato, Pietro Parolin, circondati da un folto gruppo di ministri e cardinali. Temi sul tappeto: politiche per la famiglia (specie dopo gli ultimi dati sulla natalità), scuola paritaria, migranti. Ma con questo governo il clima è certamente più disteso di un anno fa, quando Matteo Salvini non partecipò.

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