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Le scelte incentrate alla massima prudenza hanno agito come uno scudo protettivo

Le strategie del Family Office per preservare i grandi patrimoni

di Daniela Russo

Le strategie del Family Office per preservare i grandi patrimoni


2' di lettura

I family office italiani resistono ai colpi del Coronavirus. I riflessi della diffusione della pandemia, infatti, sui grandi patrimoni familiari sono legati soprattutto alla necessità di rispondere alle esigenze delle imprese e non al timore o all’ansia per i propri investimenti. «A oggi – spiega Marco Mazzoni, presidente dell’Osservatorio indipendente MagStat – non si registrano performance negative superiori all’8 per cento. La clientela che si rivolge ai family office è caratterizzata da alti patrimoni e dalla ricerca di una bassa rischiosità dell’investimento». Una scelta incentrata alla prudenza fin dalla fase iniziale del percorso di consulenza, che nella tempesta in corso sembra scongiurare una fuga dagli investimenti. Secondo i dati più recenti dell’Osservatorio MagStat, il numero delle strutture che offrono servizi di family office è pari a 139 unità (erano 137 del 2017). Si tratta di attori che alla fine del 2018 detenevano masse totali pari a 78,9 miliardi di euro e si avvalevano di 729 family officer, prestando consulenza a più di 26.769 clienti.

Se l’attesa sembra essere la strada scelta dalla maggior parte dei clienti, ci sono alcuni aspetti che emergono con maggiore evidenza. «Nello scenario attuale – aggiunge Mazzoni – chi sceglie di smobilitare risorse lo fa per rispondere alle esigenze di liquidità della propria impresa, dalla necessità di far fronte allo stop produttivo a quella di agevolare il passaggio generazionale. I timori maggiori sono legati proprio alle aziende e agli immobili. Da non sottovalutare, poi, che momenti come questo aprono anche a riflessioni che possono portare alla ristrutturazione del portafoglio. Si approfitta, ad esempio, per valutare gli operatori bancari a cui è stata affidata parte dei patrimoni e riconfermarli o sostituirli». A giocare un ruolo di maggior rilievo nella valutazione, rispetto a prima, la componente tecnologica.

Per realtà come Fidia Holding, family office della famiglia Arengi Bentivoglio, è l’occasione per ampliare gli ambiti di investimento. «Dalla fine del 2018 – spiega Fabrizio Arengi Bentivoglio, presidente e amministratore delegato di Fidia Holding – abbiamo scelto di uscire dai mercati, favorendo le partecipazioni dirette. Non abbiamo partecipato al rialzo delle Borse degli ultimi tempi, ma oggi siamo molto meno esposti alla caduta vertiginosa dovuta al Covid-19. Un evento che impatta sulle nostre attività soprattutto dal punto di vista delle strategie». Tre i settori in cui Fidia Holding ha scelto di investire: energia, servizi finanziari e immobiliare. Ed è proprio quest’ultimo a scontare i principali effetti del Covid-19, non solo per lo stop ai cantieri. «Alcune location primarie, come Milano e New York, - aggiunge Arengi Bentivoglio – stanno scontando un vero e proprio effetto Coronavirus, considerati epicentri della pandemia. Nella città USA, in realtà, avevamo già spostato le nostre attività dall’ambito residenziale al commerciale. Oggi, guardiamo con interesse a nuovi asset, come centri logistici e di distribuzione, protagonisti di una trasformazione dei costumi e delle abitudini sociali destinata a durare oltre la fase di emergenza».

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