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Le scelte sostenibili non danno dividendi solo agli azionisti

L’Italia si è mostrata sensibile e propulsiva nell’affrontare i rischi climatici sin dal 1994 quando, su iniziativa dell’allora ministro Valdo Spini, a Firenze fu convocato il primo coordinamento del G7 dell’Ambiente

di Linka Zangara

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

L’Italia si è mostrata sensibile e propulsiva nell’affrontare i rischi climatici sin dal 1994 quando, su iniziativa dell’allora ministro Valdo Spini, a Firenze fu convocato il primo coordinamento del G7 dell’Ambiente. Con misure e investimenti dedicati, le istituzioni europee sono al lavoro dal 2019 per il Green Deal Europeo, iI cui primo obiettivo – la riduzione entro il 2030 delle emissioni di gas serra nell’Unione di almeno il 55% rispetto ai livelli registrati nel 1990 – non è solo un’intenzione politica, ma un obbligo giuridico.

Per contribuire alla sostenibilità della crescita e al contemporaneo rafforzamento della stabilità finanziaria, la Finanza sostenibile prende in considerazione gli Esg, i fattori ambientali, sociali e di governance nell’assunzione di decisioni di investimento. Lo scorso 2 novembre Frank Elderson, vicepresidente del Consiglio di vigilanza della Bce, ha richiamato la necessità della presenza in Europa di banche solide per una transizione green. L’assessment svolto dalla Bce su 186 istituti bancari, in collaborazione con banche centrali nazionali, ha evidenziato un bicchiere neanche mezzo pieno. Blind spot da parte del 96% delle banche che sperano il meglio, ma non si preparano al peggio. La Bce ha stabilito per la fine del 2024 la deadline per la compliance alle proprie attività di vigilanza per la gestione dei rischi climatici.

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Ad amministratori e manager sono oggi richieste competenze
di sostenibilità. Il passaggio dalla finanza tradizionale a quella sostenibile sta travolgendo il mondo imprenditoriale, non risparmiando neppure le piccole
e medie imprese, che – pur se escluse dalla normativa Ue – al rispetto della sostenibilità sono contrattualmente obbligate dai propri clienti, se e in quanto parti della supply chain. Il Regolamento Tassonomia Esg Ue 2020/852 costituisce uno strumento di trasparenza, traducendo gli obiettivi ambientali Ue in criteri specifici per le attività economiche. Senza arrecare un danno significativo a uno degli altri obiettivi, una attività per essere ecosostenibile deve anche contribuire concretamente ad almeno uno degli obiettivi stilati: mitigazione e adattamento dei cambiamenti climatici; uso sostenibile e protezione delle acque e risorse marine; transizione verso una economia circolare; prevenzione e riduzione dell’inquinamento; protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi.

Il Regolamento si applica agli Stati membri che stabiliscono norme
per i partecipanti ai mercati finanziari e ai partecipanti ai mercati finanziari che emettono prodotti finanziari. Si applica inoltre alle imprese soggette all’obbligo di pubblicare il bilancio anche consolidato non finanziario ai sensi della Direttiva 2013/34/Ue (Nfrd) e che,
in prospettiva, saranno soggette alla nuova direttiva Corporate sustainability reporting directive, qualora le stesse imprese siano
di grande dimensione o enti di interesse pubblico, o alla data di chiusura del bilancio precedente occupino almeno 500 dipendenti.

Considerato il livello di integrazione tra i mercati dei capitali e le catene di fornitura a livello internazionale, gli obblighi di disclosure imposti dalla Tassonomia Esg hanno effetti anche sugli attori al di fuori della Europa, e si applicano a chiunque offra prodotti finanziari nell’Ue,
a prescindere dall’origine e dalla localizzazione. Se gli operatori finanziari non potranno che integrare con criteri ambientali e
di sostenibilità i processi di valutazione economica e le strategie
di investimento, le imprese qualificate da report integrati in grado
di fornire una visione completa e veritiera della governance e delle procedure adottate, saranno sempre più apprezzate non solo dal sistema bancario e da consumatori e investitori, ma anche dai propri dipendenti e collaboratori. Il benessere interiore, ancor più quando è frutto di una politica di sostenibilità, genera incremento reputazionale e produttività. Da questo punto di vista, centrale e pertinente è il ruolo di noi professionisti chiamati ad assistere le imprese nel processo di assimilazione delle logiche alla base della Tassonomia Ue, con percorsi operativi e dedicati, verso l’allineamento alle nuove specifiche e alle derivanti opportunità nel contesto finanziario.

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