formazione ai tempi del covid-19

Le scuole di moda progettano la ripartenza ibrida

Tra investimenti in software di ultima generazione e open day online, guardano al futuro mettendo a punto una formula ibrida (che non rinuncia alla componente fisica)

di Marta Casadei

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Una studentessa dell’Istituto Marangoni

Tra investimenti in software di ultima generazione e open day online, guardano al futuro mettendo a punto una formula ibrida (che non rinuncia alla componente fisica)


4' di lettura

L’imperativo è stato uno: non fermarsi. Così gli istituti italiani che rappresentano un punto di riferimento internazionale per la formazione universitaria e post universitaria nel settore moda hanno deciso di reagire al lockdown trasferendo lezioni, laboratori e attività (come gli open day) online. Un’impresa non semplice quella di affidarsi improvvisamente all’e-learning. Eppure la formazione ai tempi del Covid-19 non solo si sta dimostrando possibile, ma sta dando suggerimenti per il futuro. E stimolando riflessioni interessanti come quella sul “lato umano” cui le scuole non possono rinunciare.

Lezioni online e on demand

La partecipazione alle lezioni virtuali - una formula che accomuna tutti gli istituti - è alta: la quota di studenti che frequentano online, così come dichiarata dalle fashion school, supera il 90 per cento. In alcuni casi le lezioni si tengono in diretta streaming, in altri sono registrate; tra le priorità degli istituti c’è quella di rendere i materiali disponibili a una fruizione differita e quanto più possibile on demand, per andare incontro alle esigenze degli allievi. Molti studenti stranieri (che in alcuni istituti o corsi sono anche l’80%) hanno scelto di tornare nei propri Paesi d’origine, distanti decine di migliaia di chilometri e svariate ore di fuso orario.

L’idea di veicolare contenuti online, in molti casi, era già nelle agende degli istituti: «Da tempo avevamo progettato di portare il 20% delle lezioni online - spiega Danilo Venturi, direttore di Polimoda - in particolare per dare l’opportunità agli studenti stranieri, circa il 70% del totale, di accedere all'insegnamento anche a distanza in determinati periodi del proprio percorso. Quando è scattata l’emergenza eravamo già pronti». Polimoda ha erogato 3.300 ore di lezione in meno di un mese, coprendo la quasi totalità dei corsi, e ha trasferito online anche gli esami finali.

L’e-learning fa da ponte

Quando l’emergenza sarà passata, continua Venturi «la didattica online resterà nei nostri programmi, ma solo in parte. La scuola è anche interazione, vicinanza, ma soprattutto una scuola di moda vive anche di cose fatte a mano, di laboratori, di workshop e delle creazioni dei nostri studenti». Le lezioni virtuali sono, in questo momento, inquadrate in un contesto “di passaggio”: Accademia del lusso, per esempio, ha lanciato una serie di corsi che vengono chiamati “di allineamento” e hanno come obiettivo quello di traghettare gli studenti verso l’autunno quando (la speranza è sempre la stessa) i ragazzi potranno tornare a scuola di persona: «L’ insegnamento a distanza ci consente di offrire una didattica di eccellenza già il giorno successivo all’iscrizione, ci permette da subito di creare il percorso di studi dei nostri allievi e portarli a settembre già con una base di conoscenza superiore», spiega il ceo Pietro Polidori.

Laboratori e dialogo con aziende

In questo periodo anche i laboratori sono stati inevitabilmente trasferiti online. Con le scuole che hanno investito in tecnologie di ultima generazione per poter mantenere alta la qualità dell’esperienza offerta agli studenti.

A raccontarlo è Stefania Valenti, managing director di Istituto Marangoni (con sedi a Milano, Firenze, Londra, Shanghai, tra le altre): «Stiamo investendo in licenze per software sempre più sofisticati, capaci di trasferire agli studenti in formato 3D le attività di pattern cutting e di modellistica. Inoltre, abbiamo già attivato, su richiesta di molti studenti, la possibilità di dar loro accesso da remoto ai computer delle rispettive scuole per utilizzare i software di progettazione e agli archivi della biblioteca».

Continuano anche gli incontri con le aziende, un punto di forza per chi, finiti gli studi, cerca un trampolino per saltare nel mondo del lavoro. Anche questi format si sono evoluti: Polimoda ha trasferito online il Business Link, evento annuale di incontro tra i diplomandi e gli Hr delle aziende, mentre Istituto Marangoni ha organizzato «webinar con talent acquisition manager di importanti gruppi del lusso a livello internazionale, per coinvolgere gli studenti in riflessioni sul nuovo paradigma di business che si sta prefigurando a livello internazionale», spiega Stefania Valenti.

L’incognita ripartenza

I nuovi paradigmi che emergeranno post Covid-19 non riguarderanno solo il business, ma anche la formazione. Complici gli open day virtuali che si susseguono (con successo) dall’inizio di aprile, le scuole registrano un’attenzione alta da parte di aspiranti studenti da tutto il mondo. «Al momento le iscrizioni sono in crescita rispetto all’anno precedente e l’interesse è sempre forte, sebbene con un ritmo rallentato nelle ultime settimane dovuto all’incertezza del momento», dice Stefania Valenti di Marangoni.

La ripartenza, tuttavia, rimane avvolta da una nube di incertezza. L’obiettivo è, per tutti, quello di riportare gli studenti fisicamente in classe, adottando tutte le misure di sicurezza necessarie. Ma l’unico approccio possibile, oggi, sembra quello della flessibilità, con formule ibride (online e offline, ma anche lezioni con turni e laboratori su appuntamento) e soluzioni a misura di studente, come la frequenza (parziale) nel Paese di origine, virtuale o fisica nel caso di scuole che possono contare su una rete internazionale di istituti.

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