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Le semplificazioni di Conte: 10 Ddl fermi da undici mesi

Tra i nodi le complicazioni tecniche dei testi e il timore che il governo scavalchi il Parlamento

di Carmine Fotina

Manovra e semplificazioni

Tra i nodi le complicazioni tecniche dei testi e il timore che il governo scavalchi il Parlamento


4' di lettura

Undici mesi persi per quello che doveva essere il più grande progetto di semplificazione di sempre. I disegni di legge di delega approvati dal governo Conte I nel consiglio dei ministri del 28 febbraio 2019 sono a un punto fermo, complici il cambio di governo dello scorso settembre ma anche la complessità tanto politica quanto tecnica che aveva caratterizzato i testi fin dalle prime battute.

Se davvero la nuova fase del Conte II, che si apre con la verifica di governo di giovedì 30, tra gli altri temi prioritari vuole includere la semplificazione il primo test sarà in Parlamento, perché è lì che si sono fermati i corposi provvedimenti che promettevano di riformare dalle fondamenta materie come il codice civile, lo sviluppo economico, i l turismo, l’energia, la concorrenza, l’istruzione, la salute.

Tutti i punti critici
I Ddl furono varati dal governo su proposta diretta del premier Giuseppe Conte, convinto sostenitore di un intervento plurisettoriale per diminuire il peso di oneri burocratici e regolamentari. Ne scaturì una imponente mole di decreti legislativi - oltre 20 - che dovrebbero dare attuazione alle deleghe. Un super pacchetto di decreti governativi che secondo i più critici costituirebbe un problema politico finendo per sminuire le competenze e le prerogative del Parlamento, chiamato ad approvare solo dei testi cornice i cui contenuti sono più demandati alle scelte dell’esecutivo.

Anche all’interno di alcune Authority di settore, in particolare tra componenti dell’Autorità per l’energia e le reti, emersero forti perplessità nel timore che il governo sconfinasse in ambiti di intervento tipicamente appannaggio dei regolatori indipendenti, La difficile futura redazione di questi decreti, vista la pluralità di ministeri coinvolti per esprimere il concerto su un medesimo testo, era stato un ulteriore tema critico fatto notare questa volta dai tecnici legislativi.

Un labirinto di comitati e commissioni
I disegni di legge hanno come obiettivo principale abrogare norme inutili e coordinare le altre, armonizzare i controlli, prevedere procedimenti unificati, rendere fiscalmente detraibili i costi dei nuovi oneri regolatori, persino obbligare la Pa a semplificare il linguaggio. Ma colpisce la complessità della macchina burocratica - è il caso di dire - che dovrebbe essere chiamata a tagliare tutta questa burocrazia. Per raggiungere gli scopi prefissati, i testi prevedono nell’ordine: un comitato interministeriale, un gruppo di lavoro, una cabina di regia, un’Unità specifica, una Commissione governativa permanente. Tutti con relativi costi. Senza dimenticare la già esistente commissione parlamentare per la semplificazione.

A che punto sono i provvedimenti: il Ddl “madre”
Il disegno di legge “madre” è quello «recante deleghe al governo in materia di semplificazione e codificazione». Al suo interno rimanda a 10 deleghe per altrettanti decreti su: attività economiche e sviluppo economico; energia e fonti rinnovabili; edilizia e governo del territorio; ambiente; acquisto di beni e servizi da parte delle pubbliche amministrazioni; cittadinanza e innovazione digitale; servizio civile universale e soccorso alpino; prevenzione della corruzione; giustizia tributaria e sistema tributario; tutela della salute.

Il Ddl è stato assegnato il 31 maggio 2019 in commissione Affari costituzionali al Senato, l’iter è iniziato il 18 settembre 2019 poi il 25 settembre si è deciso di rinviarne il seguito aspettando che sul tema ci fosse un orientamento chiaro di quella che nel frattempo era diventata la nuova ministra della Pubblica amministrazione Fabiana Dadone.

Gli altri disegni di legge
I vari Ddl , con l’eccezione di quello sul turismo, sono stati assegnati in prima lettura al Senato. Il disegno di legge di revisione del Codice civile è stato assegnato alla commissione Giustizia il 27 marzo 2019. Il 30 luglio, quando viene deliberato un ciclo di audizioni, si ferma l’esame.

La delega in materia di agricoltura arriva in commissione Agricoltura il 10 maggio, l’ultima seduta risale al 24 settembre.
Il riordino dei contratti pubblici è stato assegnato alla commissione Lavori pubblici il 15 aprile, ma l’esame non è ancora iniziato (sulla materia si è nel frattempo intervenuti con altri provvedimenti) .
La delega al Governo per la semplificazione in materia di lavoro è approdata alla commissione Lavoro il 25 giugno, ultima seduta il 30 luglio.

Il testo su istruzione, università e alta formazione è stato assegnato alla commissione Istruzione il 10 luglio, esame non ancora avviato. Il Ddl sull’ordinamento militare è partito dalla commissione Difesa il 2 aprile, sono state avviate le audizioni, l’ultima seduta è dello scorso 16 gennaio.

La riforma per spettacolo e beni culturali è arrivata in commissione Istruzione il 10 luglio, poi si è fermata.

Eccezione positiva è il Ddl sul turismo, che almeno ha avuto il via libera di uno dei due rami del Parlamento. Dopo l’approvazione da parte della Camera (10 luglio) è stato assegnato alla commissione Industria il 15 luglio 2019, ma l’iter non è ancora proseguito.

Non ci sono ancora tracce in Parlamento invece del Ddl di semplificazione in materia di disabilità.

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    Carmine FotinaVicecaposervizio

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: inglese, spagnolo

    Argomenti: Politica industriale, commercio estero, innovazione digitale, tlc

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