Interventi

Le sfide che attendono il futuro delle aziende e la transizione green

di Emilio Pastore

3' di lettura

Dopo l'entrata in vigore della normativa europea sulla trasparenza e disclosure non finanziaria, ci siamo scoperti una comunità finanziaria con una spiccata vocazione al green. Annunci, proclami e immagini di paesaggi e pale eoliche imperversano nella pubblicità e nei siti web ma cento anni di cultura finanziaria non si possono cambiare dall'oggi al domani.
La normativa europea opportunamente esige una disclosure fatta di evidenze, rendicontazioni, perché l'approccio sostenibile sia correttamente spiegato e rappresentato.
Ma come si giustifica questa veloce, improvvisa spinta in avanti? I numeri sono molto entusiasmanti, ma ben rappresentano la realtà? Speriamo, altrimenti avremo compreso davvero poco l'urgenza e la serietà dell'impegno richiesti!
Dietro la sostenibilità ci dovrebbe essere una politica del fare, perché questo dovrebbe essere il tempo di una semina necessaria, meticolosa e laboriosa. Solo dopo il tempo del fare ci potrà essere il tempo del raccontare. E', però, un cammino lungo, una strada da percorrere fino in fondo, senza essere tentati, soprattutto per chi è partito più tardi, da scorciatoie per recuperare il tempo perduto.
E, per chi gestisce la Finanza, guardare ai criteri Esg solo come un'occasione di marketing, invece che come un driver per definire, misurare e gestire gli investimenti, sarebbe segno di forte miopia.
E' un lavoro intenso e meticoloso che le Aziende serie devono essere disposte a fare nei prossimi anni. E, per farlo, serve certo la convinzione ma anche la competenza. Occorre rivedere, in primis, la cultura aziendale e la consapevolezza di avere un ruolo nelle sorti del sistema. Serve formazione alle classi manageriali, ai dipendenti, alla rete di vendita con corsi, stimoli, iniziative collettive e input motivazionali che rendano chiaro dove stiamo andando e soprattutto perché lo stiamo facendo.
Occorre rivedere le policy di cui si compone la Corporate governance, perché è il modello di business a dover essere permeato di un fare sostenibilità, di pensare in modo sostenibile, laddove “sostenibile” è il nuovo equivalente di “lungo periodo”, il nuovo richiamo al “futuro” e all'azienda dopo di noi.
C'è da cambiare la supply chain, per stringere relazioni solo con chi vuole percorrere lo stesso cammino o fare sinergia su ambiti virtuosi.
C'è da ripensare l'incentivazione, per collegarla ad obiettivi di impatto sociale, alla formazione interna, alla promozione delle diversità, allo sviluppo dell'inclusione e delle pari opportunità. Occorre essere disponibili a rinunciare a quote di business in nome di qualcosa di meno tangibile, ma più importante, che è la reputazione e la percezione all'esterno dell'azienda e del ruolo che essa intende giocare nella rivoluzione in corso. Il futuro delle aziende è anche dietro l'immagine consistente che esse stanno creando e i valori e l'immagine hanno bisogno della coerenza del fare per non sbiadire alla prima resa dei conti.
Ma, a monte di tutto questo serve, prima di ogni azione, la consapevolezza del rischio e della opportunità che la sostenibilità reca con sè.
Il rischio, che è il rischio dell'impresa di andare fuori mercato, consiste nel non capire la irrinunciabilità di mettere al centro la persona, nel pregiudizio, nella tentazione insostenibile di prendere scorciatoie, nel non approcciare la sostenibilità come un processo di cambiamento evolutivo nel quale lo sfruttamento delle risorse, la gestione degli investimenti, l'orientamento dello sviluppo tecnologico, le modifiche istituzionali convergono verso la creazione di valore oggi, ma anche e soprattutto verso la creazione di valore domani.
Il rischio sembrerebbe includere già l'opportunità. Ma non è propriamente così.
L'opportunità è nel prender parte all'impresa titanica di cambiare le sorti del mondo. Ripensare e costruire città e sistemi green, sviluppare l'economia circolare, azzerare l'impatto climatico, è una impresa davvero titanica, che impone di ripensare interi settori economici. Occorrerà intervenire anche sulla digitalizzazione, sulle infrastrutture per la mobilità, su istruzione e formazione, sulla salute sull'equità ed inclusione sociale e territoriale.
E' questo l'obiettivo, è questa l'opportunità, è questa la sfida per chi se la sente.
C'è tanto da fare insomma. C'è chi dovrà proseguire su un cammino già intrapreso, chi dovrà iniziare una destrutturazione e riconversione, chi invece è già pronto per la sfida globale perché non ha mollato anche solo dieci anni fa quando la sostenibilità nella versione moderna era impresa per pochi visionari. E' tempo, allora, di rimettersi a progettare il futuro, un futuro più responsabile ed equo, lavorare concretamente alle sfide che attendono ciascuno, nessuno escluso.

Head of Finance in HDI Assicurazioni

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