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Le sfide che attendono i nuovi vertici dell’Oms

di Bjorn Lomborg

(AFP)

3' di lettura

Il nuovo direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) – ex-ministro etiope prima della Sanità e poi degli Esteri, Tedros Adhanom – ha 4,5 miliardi di dollari da spendere, ma dovendo cercare di migliorare la salute pubblica di un Pianeta che conta 7,5 miliardi di persone, farà bene a investirli nel migliore dei modi.

Il neodirettore generale dovrà dare la priorità a quelle regioni in cui una maggiore attenzione avrebbe prodotto risultati straordinari, con investimenti e politiche che avrebbero portato un ritorno per ogni dollaro, yen, euro o sterlina spesi. Se lo farà, avrà un motivo in più per chiedere un aumento del budget dell’Oms.

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In quest’ottica, una delle priorità è la lotta alla tubercolosi che è stata trascurata e sotto finanziata. Nonostante sia la malattia più infettiva al mondo, nel 2015 ha ricevuto il 3,4 per cento di assistenza sanitaria allo sviluppo, rispetto al 29,7 per cento per l’Hiv.

Uno studio svolto per conto del Copenhagen Consensus, il think tank che ho istituito per studiare i modi migliori di massimizzare l’impatto della salute mondiale e della spesa per il welfare, rivela che uno degli investimenti più efficaci sarebbe ridurre del 90 per cento la mortalità provocata dalla TBC e tale obiettivo è raggiungibile attraverso un’azione più incisiva di individuazione, diagnosi e cura.

Il costo si aggirerebbe intorno agli 8 miliardi di dollari l’anno, ma ci sarebbero 1,3 milioni di morti in meno. In termini economici porterebbe un ritorno di 43 dollari per ogni dollaro speso. Se da una parte la somma necessaria supera il budget previsto dall’Oms, dall’altra se l’Oms desse l’abbrivio, gli altri seguirebbero a ruota.

E anche l’avvio di nuove campagne di immunizzazione porterebbe grandi risultati. Secondo lo studio del Copenhagen Consensus, con circa un miliardo di dollari l’anno i programmi vaccinali potrebbero essere estesi per prevenire le polmoniti e la dissenteria nei bambini, salvando un altro milione di vite l’anno. Per ogni dollaro speso ci sarebbe un ritorno di 60 dollari.

Anche gli sforzi per perseguire e incrementare la lotta alla malaria sono fondamentali con un ritorno di 35 $ per ogni dollaro speso.

E la salute di madri e bambini deve diventare una priorità. Il lavoro svolto in Bangladesh per esempio, mostra che gli interventi nutrizionali sulle donne incinte e sui neonati dovrebbero avere la precedenza assoluta perché evitare un arresto della crescita è vitale nello sviluppo di un bambino. A Haiti il nostro studio ha confermato l’importanza dell’attenzione data dall’Oms alle madri e ai bambini, garantire un accesso del 95 per cento all’assistenza sanitaria per le donne incinte ridurrebbe il tasso di mortalità infantile del 65 per cento.

Anche la pianificazione familiare merita un’attenzione maggiore. Più di 200 milioni di donne non possono permettersi contraccettivi. Un accesso quasi universale costerebbe 3,6 miliardi di dollari, ma risparmierebbe la vita di 150mila madri e ci sarebbero 600mila orfani in meno. Abbassare il tasso di natalità può dare slancio alla crescita economica, il cosiddetto dividendo demografico. In proporzione, le ricadute positive sulla società sono 120 volte i costi sostenuti, un investimento straordinario che andrebbe promosso tanto dai liberali quanto dai conservatori.

Ed è altrettanto importante continuare a combattere la violenza domestica. Il nostro studio mostra che il costo annuo della violenza sulle donne tocca i 4,4 mila miliardi di dollari e quella sui bambini 3,5 mila miliardi.

E mi auguro che il nuovo direttore generale dell’Oms dedichi più attenzione al grande problema ambientale del Pianeta: l’inquinamento domestico dell’aria. Più di 4 milioni di persone muoiono ogni anno per malattie provocate dall’inalazione di esalazioni tossiche emanate dal cibo cucinato su un fuoco alimentato a legna, ramoscelli o letame, un problema che potrebbe essere risolto con dei fornelli migliori e dando accesso all’elettricità.

Nessuna di queste sfide susciterà grande scalpore, ma il ruolo dell’Oms e del suo nuovo leader dovrebbe guardare oltre il sensazionalismo e la volubilità di donatori e industria dello sviluppo, per concentrarsi sulle aree di intervento in cui ogni dollaro potrebbe fare la differenza.

(Traduzione di Francesca Novajra)

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