lettera al risparmiatore

Le sfide di Fila: integrare le società neoacquisite e più efficienze operative

di Vittorio Carlini


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(omaggio)

5' di lettura

Proseguire nell’integrazione delle varie società neoacquisite. Poi: realizzare maggiori efficienze operative. Inoltre: ridurre ulteriormente, anche in scia alla razionalizzazione dei magazzini in Europa e degli investimenti nell’It, l’incidenza del capitale commerciale circolante netto sui ricavi. Sono tra le priorità di Fila (Fabbrica italiana Lapis ed Affini) a sostegno del business.

L’attività, in continuità con il 2016, ha visto il primo trimestre del 2017 caratterizzato da fatturato e redditività in rialzo. Il giro d’affari è arrivato a 117,6 milioni con un aumento del 41,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso esercizio. L’Ebit reported, dal canto suo, si è assestato a 11,5 milioni a fronte dei 6,9 milioni di un anno prima. L’utile, infine, è salito a 6,2 milioni. Insomma: i dati reported (in valore assoluto) segnalano l’incremento del conto economico.

Ciò detto però Fila, lo scorso anno, ha realizzato diverse operazioni di M&A. Quindi, al fine di meglio cogliere la dinamica economica, è più corretto analizzare le voci contabili normalizzate (vale a dire al netto delle acquisizioni e dell’effetto cambi). Ebbene: i ricavi adjusted, sempre del primo trimestre dell’anno, sono saliti del 6,1%; il Mol adjusted, invece, è cresciuto dell’8%. Rialzi più limitati, quindi, seppure la crescita aziendale è confermata.

BIESSE A PIAZZA AFFARI

Base 19 luglio 2016 = 100

Al di là dei numeri di bilancio il risparmiatore è, però, interessato allo sviluppo aziendale. Un focus, per l’appunto, è sull’integrazione delle aziende neoacquisite. Rispetto a questo fronte vanno ricordati in particolare, oltre allo shopping della cartiera britannica St. Cuthberts (febbraio 2016), il consolidamento dell’inglese Daler-Rowney Lukas (febbraio 2016) e quello della francese Canson (ottobre 2016). Si tratta di due operazioni che, al di là delle singole specificità (Daler, ad esempio, permette la conquista di quote di mercato nel mondo anglosassone), hanno consentito a Fila di accrescere la presenza nel settore della cosiddetta «creatività».

I TRIMESTRI DEL GRUPPO A CONFRONTO

Dati in milioni di euro

La dinamica, per essere compresa, presuppone la conoscenza dell’oggetto sociale del gruppo. La società in generale sviluppa, produce e commercializza prodotti per disegnare, colorare, dipingere, modellare e scrivere. Dalle matite ai pastelli fino alle paste modellabili. Più in particolare Fila divide, per linee di prodotto, l’attività in tre aree. La prima, «Matite», comprende essenzialmente tutti i prodotti consumabili spesso riconducibili al mondo dell’apprendimento (dall’asilo fino all’università). La seconda «Altri strumenti di creatività» riguarda tutto ciò che non è matita e, seppure non escluda prodotti scolastici, ha maggiore attinenza con la pittura e la produzione artistica (sia professionale che per hobby). La terza, infine, è l’«Ufficio, industria e altro». Qui sono ricompresi: dai prodotti di cancelleria fino alle matite per i cantieri edili. Ebbene Fila, è l’indicazione della stessa azienda, era troppo sbilanciata sul segmento «Matite». Di qui la necessità di aumentare l’incidenza del settore «Altri strumenti di creatività». Le due operazioni indicate hanno, in tal senso, dato una mano: a fine marzo scorso il peso sui ricavi di quest’ultima si è assestato al 57,4% rispetto al 45,5% di un anno prima. La prospettiva? Quella, al netto della volontà di crescere in tutti i comparti, di proseguire nel trend. Nel medio periodo, da una parte, l’area «Matite» dovrebbe ulteriormente ridurre la sua incidenza; dall’altra gli «Altri strumenti di creatività», che ricomprendono la stessa carta per il disegno in un’ottica di forte integrazione verticale della filiera produttiva, sono previsti incrementare il peso.

RICAVI PER TIPI DI PRODOTTO

Dati in percentuale

Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complessa. Il risparmiatore, a fronte delle diverse acquisizioni, sottolinea il rischio d’esecuzione. Il timore è che possa esserci la diluizione del margine del gruppo. Fila, pur riconoscendo l’oggettiva esistenza del rischio in simili operazioni, rigetta l’obiezione. In primis, ricorda l’azienda, nel passato ha gestito lo shopping di società altrettanto importanti. Nel 2005, ad esempio, è stato il caso di Dixon che, allora, vantava l’Ebitda margin del 7,5%. Nel 2016 l’indicatore è arrivato al 17,3%. Quindi, dice il gruppo, il suo track record mostra la capacità di integrare le neoacquisite, migliorandone il margine. Inoltre la società, seppure un trimestre sia poco significativo, ricorda che nel primo quarter del 2017 (cioè dopo il consolidamento di Canson e Daler) il rapporto Mol sui ricavi è salito al 13,7% rispetto al 12,2% di un anno prima. In conclusione, afferma Fila, sul tema in oggetto non c’è alcun problema particolare.

Ma non solamente l’M&A. Il risparmiatore guarda anche all’efficienza operativa. Su questo fronte l’azienda, tra le altre cose, porta avanti ha due strategie. Dapprima c’è l’intervento sulla logistica nel Vecchio continente. Fila ha deciso di costituire un unico magazzino che dovrà servire l’intera Europa Occidentale. I test del suo funzionamento verranno realizzati tra fine 2017 e inizio 2018. Dopo di che, se tutto andrà per il meglio, la struttura varrà avviata nel secondo trimestre del prossimo anno. L’investimento? Circa 7 milioni di Capex. L’altro focus, invece, è la creazione del sistema informativo Irp. In questo caso il tempo necessario per la completa entrata in funzione della piattaforma It è circa 2 anni. Qui gli investimenti, ripartiti tra l’esercizio in corso e quello successivo, sono intorno a 6 milioni. Con il che, nel 2017, i Capex complessivi sono circa 15 milioni. Di questi, per l’appunto, la grande parte sono appannaggio dell’impegno sulla logistica e sull’It. Il rimanente, invece, è di manutenzione. Al di là dei Capex il duplice sforzo è finalizzato anche, e soprattutto, alla maggiore efficienza nella gestione del capitale commerciale circolante netto. Questo, attualmente, vale circa il 48% dei ricavi. Un dato che, inevitabilmente, deve considerarsi alto. Il gruppo, con il contributo delle mosse descritte, punta nel biennio ad arrivare a quota 41-42%.

DINAMICA DEL DEBITO NETTO

Dati in milioni di euro - (*) Incasso per cessione del 30% in Fila Nordic

Dalla gestione operativa all’internazionalizzazione del business. Qui deve ricordarsi che, a fine 2016, la divisione geografica dei ricavi era la seguente: il peso dell’Europa al 42,2%; quello del Nord America al 31,6% mentre l’incidenza di Centro e Sud America è del 13,5%. L’Asia dal canto suo ha generato il 12,1% del fatturato(0,6% il resto del Mondo). Rispetto all’esercizio precedente si nota l’accelerazione dell’Asia dove uno Stato importante è l’India. Qui i ricavi, sempre nel primo trimestre dell’anno, sono saliti di 3,2 milioni. Meno rilevante, almeno per ora, è invece la Cina. Nel Paese del Dragone Fila ha soprattutto una presenza produttiva. Il mercato locale, non aperto alla concorrenza e «dominato» da aziende statali, non consente grandi spazi di manovra. Diverso il discorso in Centro e Sud America (Cile, Messico e Argentina +25,3%) e Stati Uniti. Proprio negli Usa, dove Fila stima per il 2017 di generare circa 180 milioni di dollari di fatturato, l’azienda vuole crescere progressivamente nel settore del «colore». Nel Paese a Stelle e Strisce infatti, a fianco del grandi clienti mass market, vanno nascendo rivenditori specializzati su ciò che è «colour». Dai pennelli agli acquarelli fino alla carta da disegno. L’obiettivo della società italiana è crescere progressivamente proprio in questo segmento. E rispetto all’Europa? Il Vecchio continente, da una parte, è un’area che rimane essenziale; ma, dall’altra, è piuttosto consolidata. Tanto che, nel primo trimestre del 2017, la crescita organica è stata dell’1,7%. Ciò detto però, lo scorso anno, il Vecchio continente è stato teatro dell’M&A del gruppo. In particolare di società britanniche. Al che il risparmiatore esprime un dubbio: la Brexit può essere d’ostacolo allo sviluppo aziendale. Fila rigetta il timore. In primis la società, grazie all’M&A, ha acquisito un importante capacità produttiva in loco. Una situazione che, a fronte della svalutazione della stessa sterlina in scia al referendum, ha aiuta il business attraverso l’export. Inoltre, da un lato, è difficile ipotizzare dazi Ue verso l’Inghilterra; e, dall’altro, lo stesso mercato interno è comunque importante. Ciò considerato può, però, ulteriormente obiettarsi che la sterlina debole incide sulla ridenominazione contabile del fatturato in euro. Vero! E tuttavia, ricorda Fila, i costi di produzione sono in moneta locale. Con il che la redditività ne trae beneficio. In generale, conclude la società, la Brexit può essere addirittura un vantaggio.

Già, un vantaggio. Quali, allora, le prospettive sul 2017? Fila si attende, in linea con il consensus di mercato, i ricavi organici in rialzo tra low e mid single digit. L’Ebitda, da canto suo, dovrebbe aumentare più che proporzionalmente rispetto al fatturato.

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