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Le smart cities non superano l'esame di privacy, sicurezza e inclusione

Un rapporto del World Economic Forum, realizzato assieme a Deloitte, avverte che ci sono pericolose falle nella governance delle aree urbane intelligenti che grazie all'utilizzo delle tecnologie digitali puntano a migliorare e rendere più efficienti le infrastrutture e i servizi ai cittadini

di Giuliana Licini

(Ikon Images / AGF)

3' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor ) - Smart, ma non troppo. Ci sono pericolose falle nella governance delle "smart cities", le aree urbane intelligenti che grazie all'utilizzo delle tecnologie digitali puntano a migliorare e rendere più efficienti le infrastrutture e i servizi ai cittadini. A sottolinearlo è un rapporto del World Economic Forum, realizzato assieme a Deloitte, sulla scia della creazione della G20 Global Smart Cities Alliance, che rappresenta oltre 200mila città, governi locali, aziende e istituti di ricerca. Lo studio passa al setaccio i meccanismi delle 36 "Città Pioniere", le prime della classe tra le smart cities, tra cui c'è Milano, in 22 Paesi e con popolazioni che vanno da 70mila a oltre 15milioni di persone.
Un esame che arriva dopo che la pandemia di Covid-19 ha visto città di ogni parte del pianeta correre alla ricerca di dati e strumenti digitali per avere informazioni in tempo reale e fare interventi mirati per salvare vite umane. La crisi ha, però, anche messo in evidenza le difficoltà a livello di politiche, di governance e di gestione degli aspetti fondamentali delle città intelligenti, cioè come rendere sicuri i dati, proteggere la privacy delle persone, assicurare l'inclusione e far condividere velocemente i dati tra enti o agenzie pubbliche diverse.

I punti deboli delle smart cities

Il rapporto, che si basa su interviste con esperti e funzionari delle 36 Città Pioniere tra il gennaio e marzo 2021 sulla base di alcuni parametri, evidenzia i punti deboli che accomunano le smart cities, di qualsiasi dimensione, livello di sviluppo e area geografica. Quasi tutte le città esaminate, incluse quelle che generalmente sono considerate leader tra le città globali, hanno gravi falle nel governo delle tecnologie.Nonostante l'aumento senza precedenti di cyber-attacchi, la maggior parte delle città non ha uno specifico funzionario responsabile della cyber-sicurezza. Anche se la maggior parte delle città riconosce l'importanza di proteggere la privacy dei propri abitanti, solo il 17% delle città che hanno partecipato al sondaggio valuta l'impatto sulla privacy prima di utilizzare nuove tecnologie. Meno della metà utilizza procedure per assicurare che le tecnologie che rendono disponibili siano accessibili ai residenti anziani o alle persone con capacità fisiche limitate. Le politiche sugli open data, cioè i dati aperti che possono essere liberamente utilizzati da chiunque, sono l'unico settore in cui le città del campione hanno raggiunto almeno un livello di base nell'attuazione. Eppure, anche in questo caso solo il 15% delle Città Pioniere ha integrato il proprio portale "open data" con la più ampia infrastruttura di dati della città, che è un passo necessario per rendere la città veramente accessibile. Un altro punto dolente riguarda le infrastrutture digitali, la connettività. Le carenze in materia sono state evidenziate in modo particolare dalla pandemia che ha diffuso tele-lavoro e istruzione a distanza, ma ha visto molte città far fatica a dare sostegno a questa repentino cambiamento. Tra le Città Pioniere meno della metà - rileva lo studio - ha una politica di Dig Once, cioè scava una volta sola, per fare sì che le infrastrutture digitali siano installate durante lavori di scavo o di costruzione, così accelerare l'installazione delle infrastrutture per la connettività e ridurre i disagi per gli abitanti. Meno di un terzo delle città esaminate, in ogni caso, ha le procedure gestionali necessarie per farlo.Si tratta nel loro insieme di risultati che mostrano come le città manchino delle basi per salvaguardare i loro interessi e assicurare la longevità della smart city, rileva il Wef.

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Le falle a livello di governance

L'importante è agire prima che le falle nella governance diventino veri e propri rischi e finiscano per danneggiare i cittadini, sottolinea il rapporto, rivolgendo un appello ai responsabili locali affinché intervengano a chiudere le brecce, ma anche ai policymaker nazionali, alla società civile e alla comunità degli imprenditori perché sostengano le città nel fare fronte alle sfide della loro trasformazione. "Le città stanno continuando ad investire molto nelle nuove tecnologie per automatizzare e migliorare i servizi ai cittadini e la vita urbana. Tuttavia quello che abbiamo appurato convalida i nostri timori, cioe' che molte città non solo all'altezza quando si tratta di assicurare un'effettiva supervisione e governance di queste tecnologie", osserva Jeff Merritt, responsabile dell'Internet of Things e della Trasformazione Urbana al Wef.


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