gli effetti delle auto-immatricolazioni

Le società comprano il 30% in più? Non proprio

di Pier Luigi Del Viscovo

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4' di lettura

Si è rotto il termometro. La misurazione del mercato, attraverso le sue statistiche, non racconta più cosa davvero succede a livello strada. I numeri dicono che i privati cittadini sono in affanno, per quanto riguarda comprarsi un’auto nuova, rispetto allo scorso anno. Invece non è vero. Del resto, i principali indicatori economici puntano al bello, la gente lo sente e cambia la macchina.

Ancora, i numeri dicono che le società stanno acquistando oltre il 30% di macchine più dello scorso anno. Ma perché farlo ora, visto che fino al 2016 c’era il superammortamento per tutti, mentre da gennaio si applica solo se l’auto è strumentale all’oggetto sociale dell’impresa (e in pratica quasi solo i noleggiatori ne beneficiano)? Infatti, non è vero. Dentro ci sono quasi 100mila auto in più targate da costruttori e concessionarie, nei primi 10 mesi, che sono andate e stanno andando a finire in mano ai privati, come usato a km0. Allocando correttamente queste vetture, il segmento dei privati segnerebbe un +9% rispetto al 2016, mentre le società che acquistano o prendono in leasing le auto segnerebbero un più veritiero -8%. E non è tutto. Nel rent-a-car (Rac) si contano nei primi 10 mesi dell’anno quasi 26mila macchine immatricolate in più, rispetto allo stesso periodo del 2016, pari al +20%. Pur avvertendo che si tratta di stime preliminari, visto che nel noleggio c’è un tempo più lungo per l’iscrizione a nome della società che immatricola, siamo comunque su volumi che non sono assolutamente giustificati dalla domanda di noleggio. Quest’ultima sta sì crescendo - sia per la maggiore vivacità dell’economia interna, sia per l’attrattività del Paese verso i turisti stranieri (anche grazie a una maggiore sicurezza avvertita sul versante attentati) - ma non certo a due cifre. Al giro di boa dei sei mesi (ultimo dato disponibile), l’Aniasa – associazione dei noleggiatori – registrava una crescita del 4% rispetto al primo semestre dell’anno precedente, sia nel giro d’affari sia nei volumi, intesi come giorni di noleggio. Non è difficile concludere che gli operatori, sensibili alla pressione sul prezzo da parte dei costruttori, stiano immatricolando più del dovuto. Che fine facciano queste macchine è facilmente immaginabile: molte vanno a sostituire quelle attualmente in flotta, in un ciclo accelerato di qualche mese, ma altre probabilmente non fanno nemmeno un chilometro prima di andar vendute a privati, in Italia e all’estero. Di nuovo, un’alterazione delle statistiche. Nel mercato ognuno è libero di vendere le sue auto come e quando gli pare, però sarebbe opportuno che le istituzioni con il compito di misurare questa e altre grandezze economiche adeguassero le statistiche alla realtà, censendo come mercato/domanda solo quelle auto che vanno a un cliente che il giorno dopo le usa.

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Il segmento forse meno coinvolto (sebbene non esente) dalla pratica delle immatricolazioni “creative” è il noleggio a lungo termine (Nlt), che pure ha aumentato del 16,4% le immatricolazioni nei primi 10 mesi. Si tratta di una crescita organica, proveniente dalla domanda di nuove fasce di clienti, che prima erano soliti acquistare o prendere in leasing le auto. Un fenomeno descritto bene dal presidente di Aniasa, Andrea Cardinali: «gli operatori hanno fortemente stimolato nuove fasce di clientela a considerare e adottare la formula del noleggio, non solo attraverso un’offerta flessibile, ma anche utilizzando in più occasioni il beneficio fiscale del superammortamento; beneficio che ha liberato risorse da destinare alla competizione, incrociando significativamente la domanda delle piccole aziende, dei professionisti e dei privati».

Il vantaggio fiscale ha portato vantaggi a tutto il settore, come afferma il presidente di Assilea (l’associazione delle società di leasing), Enrico Duranti, sottolineando come i due strumenti, leasing e noleggio, non siano necessariamente alternativi: «Infatti, su 113mila immatricolazioni in leasing, il 51% sono a società di noleggio».

Al momento di andare in stampa, non è ancora chiaro se per il 2018 il superammortamento sarà riconfermato. La filiera è unita come non mai nel sostenerlo, come emendamento alla Legge di Stabilità, ma le possibilità di farlo passare sono oggettivamente contenute, visto il buon andamento del mercato auto.

Quest’anno si chiuderà con circa due milioni di nuove targhe, ma non è facile da prevedere come sarà il 2018. L’abnorme ricorso ai km0 ha prodotto una situazione critica nella filiera. Le concessionarie hanno i piazzali pieni di auto già immatricolate, che devono assolutamente e presto vendere ai clienti, le quali si sommano allo stock di auto usate (quelle vere), il cui magazzino è in crescita. Dall’analisi trimestrale sull’usato di Agos, una finanziaria specializzata nel credito al consumo, emerge come mediamente ogni dealer stia lavorando con uno stock di 89 vetture usate, contro le circa 77 del 2016. I giorni di giacenza sono anche in crescita, seppure di una unità da 68 a 69 giorni, ed è ovviamente in lieve rallentamento la rotazione del magazzino, da 5,4 a 5,3. Per il momento, poiché anche i ricavi medi sono in crescita, la leva finanziaria resta invariata al 19% rispetto allo scorso anno. Però non è una situazione comoda con cui andare verso il prossimo anno.

Molti ritengono che le concessionarie e le Case non potranno assorbire anche l’anno prossimo gli stessi volumi di autoimmatricolazioni del 2017: a fine anno potrebbero aver superato le 300mila unità, di cui circa la metà in eccesso rispetto allo scorso anno (e che dunque non dovrebbe esserci nel 2018). Però si tratta comunque di volumi che i privati stanno assorbendo (sebbene in forma di km0) e potrebbero continuare a farlo nel 2018 in forma di prima immatricolazione, visto che gli indicatori economici marcano il segno più. Pertanto, è prevedibile un 2018 in linea con i volumi del 2017, magari allocati in maniera appropriata.

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