Interventi

Le stablecoin sono il canarino nelle miniera della criptovalute

Gli investitori che hanno un interesse in asset digitali devono guardare con attenzione come si sviluppa l’attività di controllo sulle crypto che legano il loro valore alla parità con una valuta

di Brad Slingerlend

(EPA)

5' di lettura

Bitcoin e altre criptovalute sono crollate quando lo scorso 22 settembre la People’s Bank of China ha ribadito l’illegalità di tutte le attività a esse collegate, come il mining, il trading, l’emissione di token e i pagamenti. L’annuncio non è stato un grande novità, avendo ampiamente rafforzato la resistenza della Cina alle criptovalute, basata sulla percezione che possano mettere a repentaglio la sicurezza nazionale, assieme alla stabilità sociale e finanziaria.

A destar maggior preoccupazione potrebbe essere la possibilità che le autorità statunitensi introducano regole che soffochino l’innovazione e la crescita nell’universo delle critptovalute. Nel corso della sua udienza di conferma a febbraio, il segretario al Tesoro Janet Yellen ha esortato i legislatori a «limitare» l’uso delle criptovalute per la preoccupazione che siano usate «principalmente» per attività illegali.

Loading...

Yellen aveva dichiarato: «Dobbiamo assicurarci che i nostri metodi per affrontare tali questioni, tra cui il finanziamento del terrorismo, cambino con l’evolvere della tecnologia. Le criptovalute in particolare destano preoccupazione. Ritengo che molte di esse vengano utilizzate – almeno sotto il profilo delle transizioni – per finanziamenti illeciti. Dobbiamo effettivamente capire come ridurre il loro uso e assicurarci che attraverso questi canali non avvenga riciclaggio di denaro».

Un motivo di preoccupazione è che gli aggressori che usano ransomware spesso chiedono il pagamento in criptovalute. Ma una ricerca di Chainalysis, provider di software blockchain, ha rilevato che, mentre il ransomware ha rappresentato il 7% di tutti i finanziamenti ricevuti dagli indirizzi criminali nel 2020 – un aumento del 311% rispetto all’anno precedente per un valore di circa 350 milioni di dollari di criptovalute – complessivamente, la quota illecita di tutti le attività in criptovalute l’anno scorso è stata solo lo 0,34%, o 10 miliardi di dollari in volume di transazioni, in calo rispetto al circa 2,1% o ai 21,4 miliardi di dollari di trasferimenti del 2019. Il patrimonio totale delle criptovalute è stimato in circa 2mila miliardi di dollari.

Il che suggerisce che le preoccupazioni della Yellen siano esagerate. Eppure è il tipo di retorica che i legislatori stanno usando sempre di più nel tentativo di giustificare una maggiore supervisione del settore. Un obiettivo principale sembrano essere le stablecoin, che legano il loro valore alla parità con una valuta come il dollaro nel tentativo di evitare la volatilità che caratterizza le criptovalute come il bitcoin.

Da un lato, il controllo normativo è sorprendente, poiché tende a ritardare significativamente l’innovazione. Prendiamo per esempio Google, Amazon e Facebook. Solo quando hanno raggiunto il dominio globale i governi dei mercati sviluppati hanno iniziato a comprendere appieno il loro potere e la loro influenza. Questo è tipicamente il modo in cui va – gli innovatori creano un “tornado tech” e i governi, inizialmente presi da una sorta di paralisi, alla fine si risvegliano e iniziano ad incrementare la supervisione.Ma rispetto alle mega piattaforme, le stablecoin sono insignificanti – anzi, molti lettori probabilmente sentiranno questo termine per la prima volta. Sebbene l’emissione di stablecoin sia aumentata di circa quattro volte nel 2021, si attesta comunque solo a circa 125 miliardi di dollari, secondo Coin Metrics e The Block.

Quindi perché i governi sono così preoccupati?

A differenza delle grandi piattaforme, che esercitano principalmente il potere sui consumatori, le stablecoin hanno il potenziale di limitare, o addirittura eliminare, il controllo governativo sull’offerta di denaro.

Secondo l’Institute of Electrical and Electronic Engineers, l’86% delle banche centrali a livello globale sta esplorando la possibilità di introdurre valute digitali. Le motivazioni includono il mantenimento dello status di riserva di una valuta e la lotta contro il riciclaggio di denaro, l’evasione fiscale e altri reati finanziari.

Le valute sovrane digitali potrebbero anche rendere più facile l’implementazione di politiche di tassi di interesse profondamente negativi. I tassi negativi spingono al rialzo i prezzi dei beni e incentivano l’accumulo di denaro fisico (che non è soggetto a deduzioni immediate legate ai tassi). Quindi, se il contante lascia il posto alla valuta digitale, i tassi profondamente negativi potrebbero motivare le persone a investire, spingendo i prezzi dei beni ancora più in alto, il che potrebbe esacerbare la diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza.

Quindi i policy makers sono preoccupati che le stablecoin come Tether e USDC potrebbero un giorno sostituire effettivamente le valute nazionali, e quando i governi vogliono presidiare pesantemente un settore, è probabile che le alternative concorrenti vengano sottoposte a regolamentazione, o addirittura finiscano per essere dichiarate illegali. Così, giusto in tempo, l’amministrazione Biden ha segnalato che le stablecoin come Diem di Facebook potrebbero «minare la stabilità del sistema finanziario».

La tesi è che gli asset che sostengono le stablecoin non possono sempre essere equivalenti al contante come i Treasury Usa. Se le riserve prendono la forma di azioni privilegiate, prestiti, commercial paper, immobili o altri beni meno liquidi, i regolatori sostengono che gli emittenti potrebbero non essere in grado di riscattare rapidamente quei titoli durante un periodo di turbolenza.

I governi vogliono quindi assicurarsi che gli emittenti abbiano abbastanza asset liquidi che riflettano il valore della valuta che hanno in circolazione, avendo al tempo stesso reti robuste e sicure per gestire un’ondata di transazioni da parte dei clienti che cercano di incassare.

Questo livello di regolamentazione aumenterebbe il rischio di copertura normativa, che si traduce in costi significativamente più elevati per gli emittenti, favorendo i player già presenti sul mercato rispetto ai nuovi arrivati. Un eccesso di regolamentazione potrebbe quindi portare alla nascita di una potente valuta digitale in un nuovo mercato.

Come ha dichiarato l’head of payments di Facebook David Marcus in una recente intervista su Protocol: «Se gli Stati Uniti perdono il treno dell’innovazione, e i talenti e le aziende fuggono in altre giurisdizioni che hanno ambienti più favorevoli all’innovazione, e con una regolamentazione più chiara, abbiamo molto da perdere. Sono fiducioso che arriveremo presto a buoni risultati, e che possiamo mantenere una posizione di leadership in quella che senza dubbio sarà una delle più grandi aree di innovazione nel prossimo decennio».

Gli investitori che hanno un interesse in asset digitali dovrebbero quindi guardare come si sviluppa l’attività di controllo sulle stablecoin per avere indizi potenzialmente preziosi sulla direzione che la vigilanza potrebbe prendere in generale nel mercato delle criptovalute.

Brad Slingerlend è cofondatore e investitore di NZS Capital, con sede a Denver, che gestisce asset per più di 1,2 miliardi di dollari con un focus su aziende innovative che creano più valore per tutti i loro componenti - compresi gli investitori, i dipendenti, i fornitori, le comunità in cui operano e il pianeta in generale - di quello che trattengono per se stessi.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti