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Le star delle aste restano i diamanti

Da Ginevra a Hong Kong, ma passando per Milano con Finarte e Ponte Casa d’aste, gli eventi con format ibrido si moltiplicano: gioielli e pietre restano un bene di alto valore intrinseco, a maggior ragione in tempi di incertezza e inflazione

di Giulia Crivelli

Qui sopra, Elizabeth Taylor mostra uno degli anelli con diamante regalatole da Richard Burton, il grande amore della sua vita (la foto fu scattata al tempo di uno dei loro due matrimoni).

3' di lettura

Non diventano automaticamente eventi memorabili, ma sono sempre di più e in alcuni casi battono i record precedentemente stabiliti dalle case che li ospitano: sono le aste di gioielli, che si tengono ormai, in era post Covid, in format ibrido, con una parte di pubblico in presenza (niente vale il brivido di un’asta dal vivo) e un’altra collegata via web o, più raramente, con l’antico metodo del telefono.

Non necessariamente si tratta di aste di pezzi storici o antichi, né di preziosi appartenuti a persone famose: sempre più spesso vanno all’asta gioielli contemporanei, anche di collezioni recenti dei marchi del settore, accanto a gioielli unbranded (ancora molto diffusi in tutto il mondo) e pietre sfuse. Due i motivi di questa frequenza accelerata, secondo gli esperti: il primo è che i preziosi, per le materie prime di cui sono fatti, metalli e pietre, non subiscono, nel 99% dei casi, l’usura del tempo e non sono intaccati dall’inflazione, come accade a moltissimi altri beni, di rifugio e non solo. Il secondo motivo è che per quanto si possa aumentarne la creazione e produzione - specie se artigianale - la domanda di gioielli supera e supererà sempre la domanda. Preziosi, belli e rari, in un certo senso fuori dal tempo e oltre le mode e tendenze, anche economiche, del momento: oggetti perfetti da mettere all’asta, in altre parole.

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Tra gli eventi recenti di maggior successo, l’asta Magnificent Jewels, che Christie’s ha tenuto a Ginevra l’8 novembre scorso e che ha raggiunto un totale di vendite di 56,6 milioni di franchi svizzeri (57,3 milioni di dollari). Un record legato soprattutto al Fortune Pink, un diamante “fancy vivid pink” da 18,18 carati aggiudicato per 28,4 milioni di franchi, considerato il più grande (e bel) diamante rosa a forma di pera mai venduto a un’asta. Altro lotto di estremo valore, un diamante grezzo da 101,27 carati, aggiudicato per quasi tre milioni di franchi. Il bilancio finale di Chiristie’s indica la percentuale di vendite al 96% per valore iniziale e all’87% per numero di lotti con partecipanti da 20 Paesi di 4 continenti. Per dare l’idea della rarità del Fortune Pink, si pensi che di tutti i diamanti sottoposti all’esame del Gia (Gemological Institute Of America, ente nato nel 1931), meno del 3% è classificato come diamante colorato e meno del 5% di questi è considerato prevalentemente rosa. La maggior parte dei diamanti rosa rientrano nelle gamme da Faint Pink a Fancy Pink, solo pochi hanno un colore che può essere descritto come Fancy Vivid Pink e sono spesso di piccole dimensioni, come aveva ricordato il sito Artslife all’inizio di ottobre, quando Christie’s presentò il diamante. Sempre in ottobre un altro dimante rosa era stato al centro di un’asta di Sotheby’s a Hong Kong. Il Williamson Pink Diamond (dal nome della miniera, che si trova in Tanzania, da cui fu estratto), era appartenuto alla regina Elisabetta: la pietra da 23,60 carati fu infatti donata nel 1947 all'allora principessa Elisabetta e al principe Filippo come regalo di nozze da John Williamson, il geologo canadese che aveva scoperto la miniera . Nel 1953 la regina Elisabetta II fece tagliare a Cartier e incastonare il diamante in una spilla.

Altre vendite all’incanto recenti ci sono state anche in Italia e a Milano in particolare: dal 14 al 16 novembre Cambi ha dedicato tre giorni a tre settori di investimento in forte espansione: vini,  numismatica e, appunto, gioielli. Tra i pezzi di maggior valore un bracciale con diamanti taglio carrè e brillante, smalto nero, smeraldi, rubini e zaffiri taglio cabochon firmato Boucheron Paris, partito da una stima di 35-45mila euro e venduto a 496mjla a un compratore al telefono dagli Stati Uniti. La sola asta Fine Jewels, che si è tenuta il 16 novembre, ha totalizzato 2,122 milioni, con il 115% del venduto per valore.

Bene anche la più recente asta di Finarte dedicata a Gioielli e argenti, che alla fine di novembre ha stabilito un nuovo record per il dipartimento, con un risultato di oltre 1,8 milioni. La vendita è stata coronata dall’aggiudicazione di un anello in platino e diamante di 5,53 carati per 87mila euro. Tra gli altri top lot, una spilla in oro giallo 18 carati, diamanti e smeraldo Colombia (35mila euro), un bracciale in platino e diamanti risalente al 1930 circa (33mila euro) e un altro anello in oro bianco 18 carati, smeraldo, diamanti e zaffiri, (30mila euro). Si annunciava da record anche l’asta Important Jewesl di Ponte Casa d’aste, che si è svolta però dopo che questo articolo è andato in stampa (per info: www.ponteonline.com).

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