Distretto

Le start up spingono la rinascita dell’Etna Valley

Da Tim a Enel, StMicroelectronics fino a Huawei, tante le aziende che hanno sviluppato a Catania progetti e hub innovativi. Nell’area concentrate un quarto delle start up regionali

di Nino Amdadore


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3' di lettura

Lo chiamano ecosistema. È un tessuto diffuso di start up e voglia di fare. Concreto e palpabile. Una ricerca continua, all’ombra dell’Etna, in cui la stella polare è l’innovazione: giovani che cominciano spesso nelle aule universiatrie a sperimentare business plan e speech e che approdano poi altrove continuando a vivere un’esperienza di impresa con un occhio al futuro. Questa è Catania, la capitale di quella che fu l’Etna Valley e oggi al centro di dinamiche nuove che hanno come punti di riferimento luoghi creati dalle grandi imprese per sostenere nuove iniziative imprenditoriali e coglierne nel contempo le opportunità: lo ha fatto Tim che nel 2013 ha creato da queste parti Tim WCap; lo ha fatto Enel con il suo Hub dell’innovazione; lo ha fatto StMicroelectronics che in collaborazione con Confindustria Catania ha ospitato a fine settembre 22 studenti di ingegneria elettronica ed informatica provenienti da 5 università in una sfida al miglior progetto tecnologico basato sull’utilizzo di dispositivi di ST, fra cui microcontrollori a 32 bit STM32. E poi ci sono i luoghi che fanno capo ad associazioni o privati, come Vulcanic.

È una città che prova a reinventarsi un modello, confermando la sua dinamicità e facendo valere una marcia in più rispetto alle altre grandi città siciliane. Una provincia, Catania, che conta al secondo trimestre 2019 136 startup innovative (dati Unioncamere), un quarto del totale regionale. E sono la manifestazione di una vivacità che ai più appare indiscutibile. Ne sa qualcosa Antonio Perdichizzi, che si occupa di start up da parecchi anni: lo ha fatto da presidente dei giovani industriali etnei ma soprattutto creeando Tree, azienda che si occupa di formazione e open innovation: creata nel 2011 oggi conta 25 persone in azienda, oltre 30 clienti, 10 partner e un ecosistema di oltre 200 mentor. Nel 2018, Tree ha lavorato con oltre 100 startup, formato 1.500 persone ed erogato oltre 5.000 ore di formazione: «Il punto vero - spiega Perdichizzi - è che a Catania ci sono le grandi aziende. Poi c’è anche una buona attività dell’Università che ha riattivato il Contamination Lab». 

Insomma un contesto positivo, un ecosistema appunto, connesso al sistema industriale del capoluogo etneo. Che guarda al futuro. «Il modello industriale catanese sta cercando una nuova identità - spiega Mirko Viola, che per Tree segue i progetti all’interno di Tim WCap- e all’interno di questo nuovo contesto l’open innovation è sicuramente un fenomeno interessante». E basta fare un giro nei locali del Tim WCap per comprendere il senso delle parole di Mirko: quic’è uno spazio, quello che viene definito IoT Innovation Center che si rivolge a tutto il territorio nazionale, con i prototipi nati dalla collaborazione con i cinesi di Huawei che puntano all’innovazione nella mobilità urbana ma anche in agricoltura. Prototipi che hanno dietro grandi aziende ma che sono poi a disposizione per le startup e Pmi che ne vorranno sfruttare le potenzialità: «La vita del nostro hub siciliano è animata dal’iniziativa The Future of The city - dice la responsabile Valeria D’Amico - , dedicata a smart city e smart csrommunity, che ha l’obiettivo di coinvolgere talenti, startup e aziende consolidate in un percorso condiviso di programmi di innovazione e formazione, hackathon e incontri di matchmaking. L’obiettivo è contribuire allo sviluppo economico del territorio attraverso processi di trasformazione digitale che migliorino la vita urbana e sociale». Tra le startup ospitate da WCap oggi c’è Seo Tester online: fondata nel 2016 ha lanciato la sua prima campagna di equity crowdfunding sulla piattaforma 200Crowd, e ha già raccolto 67mila euro ma punta ad arrivare a 200mila euro. Ma c’è anche Videoser, startup che punta tutto sui video e sugli influencer da giocare sul mercato del marketing: nata un anno fa ha già raccolto 116mila euro con l’equity crowdfunding , ha 10mila utenti attivi e punta a chiudere il 2019 con un fatturato di 100mila euro.

Sul fronte dell’energia, invece, c’è l’Innovation hub di Enel (uno dei tre italiani e dei dieci che l’azienda ha creato nel mondo: da Tel Aviv a Rio de Janeiro) che si trova nel cuore della zona industriale etnea: un sito di 100mila metri quadrati: è il cuore dello sviluppo di nuovi progetti e nuove tecnologie nel settore energetico presidiato da Antonio Biondi. Qui la startup Titan sta sviluppando un sistema di misurazione e controllo delle batterie basato su ultrasuoni per aumentarne la capacità, estenderne il ciclo di vita e migliorarne la sicurezza mentre Raptor Maps hanno sviluppato il loro software di intelligenza artificiale per l'incremento della produzione di energia solare.

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