Green economy

Le startup dell'orange economy tra cultura e salute

Tre storie di nuove aziende che rappresentano la ripartenza per una nuova economia attenta al territorio e alla salute, alle risorse alimentari

di Anna Marino

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Tre storie di nuove aziende che rappresentano la ripartenza per una nuova economia attenta al territorio e alla salute, alle risorse alimentari


4' di lettura

Ci sono idee di start up e pmi nate e sviluppate prima o dopo l'emergenza sanitaria, che non hanno avuto alternativa: sono la ripartenza per una nuova economia attenta al territorio e alla salute, alle risorse alimentari.

Grazie anche a incubatori di start up che guardano e aiutano i giovani a realizzare le loro idee imprenditoriali e ad autoimpiegarsi, valorizzando insieme anche il nostro patrimonio culturale e ambientale, per non sprecare le forze delle nuove generazioni e la tradizione italiana. E spesso la loro la guida è tutta al femminile.

La prima storia è quella di Hopenly, azienda dedicata alla Data Science nata nel 2014 che ha come obiettivo raccogliere i numeri ed elaborarli per aiutare le aziende a leggere i dati, tradurre il loro linguaggio e interpretare la storia che sanno raccontare, tecnologia e storytelling per progetti in diversi settori : Banche, Assicurazioni, Fashion, Alimentare e Risorse Umane.

Nel Grocery Alimentare (prodotti da supermercato) che cresce dell'85%, rispetto al 2019, con un valore di 854 milioni di euro e soprattutto online secondo i dati dell'Osservatorio eCommerce B2c Netcomm-Politecnico di Milano applicando l'intelligenza artificiale, Hopenly ha aiutato un'azienda del settore a ridurre i prodotti freschi invenduti per 170.000 in un anno, pari al 2.6% del fatturato. E da poco ha sviluppato anche un progetto per usare i Big Data e Intelligenza Artificiale per limitare il contagio da Covid e pianificare la riapertura delle zone.

Hopenly ha la sede principale a Bologna ma è presente anche a Torino, Milano, Reggio Emilia e Vignola ( Modena). La guida fin dall'inizio in tutti i progetti di sostenibilità pee ottimizzare gli investimenti ed eliminare gli sprechi Barbara Vecchi Founder e CEO di Hopenly: “L'idea, è nata nel 2011 a un evento di tecnologia internazionale dove finalmente ho potuto fondere la mia grande passione per le neuroscienze e il mondo delle tecnologie. Ho creato Hopenly nel 2014 sono un socio fondatore e quindi all'inizio ho utilizzato solo soldi miei. Abbiamo uno slogan che è data scienze per everyone. Oggi infatti è comunque possibile usare cloud, piattaforme e fare dei piccoli progetti con analisi efficaci e costi veramente contenuti”.

Potrebbe essere anche quasi un pedale dell'accelerazione su cui schiacciare per la ripresa per le pmi. Per esempio, spiega Barbara Vecchi: “Siamo riusciti a ottimizzare il magazzino, per ogni singolo prodotto la scorta, perché altrimenti era una mancata vendita oppure una giacenza. Volumi non sprecati veramente molto significativi per questa piccola azienda”.

La seconda storia è della Società I-See computing che opera nel settore healthtech attraverso le tecnologie IoT e all'intelligenza artificiale per monitorare la salute e lo stato di benessere dei pazienti. E' nata come spinoff accademico dell'università di TORINO e del INFN. I-See festeggia i suo primi 10 anni questo maggio, e in questa occasione sta entrando anche nel mondo della prevenzione e non solo della cura, con soluzioni a portata di tutte le persone che vorrebbero un assistenza intelligente che veglia sulla loro salute in modo continuo.

Il nuovo progetto in prototipazione si chiama “I Do Care” e ci racconta come guida questi progetti sostenibili Faiza Bourhaleb: “Lavoravo in campo di fisica medica, già coinvolta nella parte della ricerca, su software nel campo di cura dei tumori con terapie modi di raggiungere il tumore in modo selettivo, ho deciso di fondare una startup comunque italiana. Originalmente sono del Marocco e c'era una collaborazione tra le due università. L'idea consiste nel creare dei software che sono praticamente un laboratorio di dati per aiutare nell'analisi con precisione estrema i medici e i loro pazienti”.

La terza idea è quella di Goodwill, progetto nato a Cosenza e che dal 2011 si occupa di favorire la nascita di una nuova imprenditorialità attraverso l'impegno di giovani under 30 verso la valorizzazione di beni pubblici abbandonati e la loro restituzione alla comunità.

Negli ultimi anni ha formato più di 1000 giovani calabresi e favorito la nascita di 5 imprese sociali e culturali che hanno valorizzato altrettanti beni comuni sparsi in tutta la regione, in stretto collegamento con il Talent Garden Cosenza all'interno dell'Università della Calabria, in un centro residenziale per studenti che ha il fine di avvicinare il mondo delle imprese e delle start up ai giovani studenti da una parte e al mondo della ricerca dall'altra.

Alla guida di questo progetto di cui è amministratore unico e di Goodwill di cui è presidente, per una promozione sociale tutta al femminile, c'è Lucia Moretti. “L'idea è di prendere questi beni per dire ai ragazzi: non aspettate che qualcuno pensi ma agite voi e abbiamo visto i ragazzi far rivivere l'ex tonnara di Pizzo, ma anche la città dei ragazzi che era quasi del tutto abbandonata e hanno fatto il primo fablab, a Rosarno hanno preso una mediateca e ne hanno fatto un cinema laddove il cinema e innovazione perché non sono mai stati al cinema. Noi normalmente cerchiamo prima ai fondi e ci hanno aiutato in questi anni Fondazione Vodafone Italia, Fondazione con il Sud. Ed è assolutamente auspicabile che ogni comune riprenda ad occuparsi di queste cose, cioè dei due sprechi, giovani e patrimonio culturale”.

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