PANDEMIA E VIAGGI

Le startup del turismo alla prova del nuovo lockdown. Una su due ha perso metà del fatturato

Negli ultimi cinque anni sono stati investiti 12,5 milioni di euro in imprese innovative del settore. Nel 2020 i finanziamenti si sono dimezzati

di Gianni Rusconi

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La casa sosttosopra un’attrazione turistica a Johannesburg (EPA/KIM LUDBROOK)

Negli ultimi cinque anni sono stati investiti 12,5 milioni di euro in imprese innovative del settore. Nel 2020 i finanziamenti si sono dimezzati


3' di lettura

Si sono date appuntamento a Rimini a metà ottobre, in occasione dell'evento TTG 2020, chiamate a raccolta dall'Associazione Startup Turismo, realtà no profit che riunisce 130 nuove imprese in ambito travel e hospitality. L'obiettivo? Riaffermare la necessità di innovare uno dei settori più importanti dell'economia italiana, che torna di nuovo sotto pressione alla luce delle ultime restrizioni anti Covid 19 varate dal Governo. Ripensare a nuovi modelli di promozione e gestione, vista l'evoluzione della pandemia e la conseguente nuova brusca frenata ai viaggi di piacere, è una sorta di passaggio obbligato e le startup sono sicuramente un mezzo per immettere nel comparto tecnologie utili per affrontare la nuova emergenza e (quando verrà) la seconda fase di ripartenza. Perché per l'industria del turismo la priorità è dimenticare i numeri di questo “annus horribilis”, con 65 milioni di presenze perdute rispetto al 2019.

Soluzioni innovative per cambiare il modo di viaggiare
e fare hospitality

Le restrizioni legate al Covid, per esempio, si possono cavalcare attraverso servizi come quelli proposti da DayBreakHotel, startup che trasforma le camere d'albergo in spazi “day use” per brevi soggiorni di lavoro, e da HotelPulito, che fornisce informazioni sulle condizioni igieniche delle strutture ricettive. L'intelligenza artificiale è invece il motore di Voice Concierge, che trasforma il modo di fare accoglienza con un assistente vocale attivo 24 ore su 24, eliminando il contatto fisico con l'ospite. Come già avvenuto nei mesi del lockdown totale, molte strutture ricettive sono chiamate a fare un passo in avanti in fatto di digitalizzazione, puntando su strumenti in grado di rispondere in modo più puntuale alle mutate esigenze dei consumatori/viaggiatori. Diverse le aziende che operano su questo fronte, e i nomi sono per esempio quelli di Ada Travel, Businessence, Hotto, MrMap, Pem Cards e Spotty Wifi; veri e propri fornitori di soluzioni tecnologiche a supporto del business turistico sono invece startup come BeSafeRate e I/O Net, che lavorano nell'ambito dei sistemi di gestione in tempo reale delle tariffe prepagate e personalizzate. Molte delle realtà convenute a Rimini si troveranno gioco forza a fare i conti con la prevedibile serrata sugli spostamenti a livello nazionale. Le esperienze alternative e innovative di viaggio proposte da Tebiiki (marketplace di itinerari interamente pensati e realizzati da guide turistiche autorizzate), Cyclando (piattaforma per le vacanze in bici) o Sharewood (destinazioni “musicali”) sono quindi forzatamente rimandate alla prossima primavera.

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Visto il periodo, invece, sarà probabilmente utile a molti l'attività di Italia Rimborso, che offre assistenza gratuita ai passeggeri vittime dei disservizi delle compagnie aeree.

Bilancio in rosso per colpa del Covid

Il problema che le startup italiane del turismo condividono con tutte (o quasi) le strutture ricettive e gli operatori dell'hospitality della Penisola è quello dei fatturati in forte regressione. Un terzo delle aziende innovative nel settore travel, e lo dice un'indagine condotta proprio dall'Associazione Startup Turismo in collaborazione con il Politecnico di Milano, stima infatti una perdita del proprio fatturato superiore al 75% a causa della pandemia, mentre la metà prevede entrate dimezzate rispetto all'anno precedente.Se decisamente confortante è il dato che vede il 65% delle realtà censite (tutte appartenenti all'associazione e attive in particolare come experience e technology provider e nei servizi di digital marketing) aver sviluppato durante la prima fase dell'emergenza sanitaria un nuovo prodotto o servizio per rispondere alla crisi, è per contro negativo il fatto che i round di finanziamento conclusi siano diminuiti nella misura del 30%, con un calo della raccolto complessiva nell'ordine del 50% rispetto al 2019 (le startup italiane del travel hanno attratto, negli ultimi cinque anni, investimenti per circa 12,5 milioni di euro). La minore disponibilità di capitali si è inoltre specchiata con la scarsa efficacia di una delle misure varate dall'esecutivo a supporto del settore turistico, giudicate generalmente in modo positivo: il Voucher Turismo, nello specifico, non è stato accettato da oltre la metà delle startup coinvolte nella ricerca. La situazione contingente, infine, ha indotto una startup su tre a rivedere interamente la propria “value proposition”, effettuando un vero e proprio cambio di rotta strategico a livello di offerta di servizi.

Un approccio che secondo Karin Venneri, Presidente dell'Associazione Startup Turismo, dovrebbero seguire in molti. “Per rilanciare il turismo – ha sottolineato infatti in una nota - bisogna ripartire da soluzioni innovative e dalla predisposizione al cambiamento veloce, oggi più che mai necessario per affrontare le future sfide di questo settore”.

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