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Consultazioni con i partiti ridotte al minimo: il metodo Draghi per formare il nuovo Governo

Incontri a Montecitorio ma anche in una appartata foresteria dell’Arma dei Carabinieri. Un metodo che richiama il discernimento dei gesuiti. Il precedente di Ciampi nel 1993

di Carlo Marroni

La squadra di governo del premier Mario Draghi

2' di lettura

Le consultazioni di Mario Draghi, per modalità e contenuti, sono state una prima assoluta nella storia della Repubblica. Qualcosa di diverso dal solito era stato visto già nelle ore in cui iniziava l'esplorazione del presidente della Camera, destinata poi a naufragare e portare rapidamente all'incarico all’ex presidente della Bce. Draghi stazionava per qualche ora nel suo ufficio dentro la Banca d’Italia, ma dal Quirinale già gli arrivavano dei messaggi, consegnati a mano da persone fidate. La distanza dal Quirinale a Palazzo Koch non è più di duecento metri.

Poche indiscrezioni mirate. Come faceva da banchiere

Le “strane” consultazioni di Draghi si sono svolte su più piani, in realtà. I gruppi parlamentari sono stati incontrati dentro Montecitorio, ma un lavoro laterale si è svolto anche in altre sedi. Su tutte – come ha rivelato Repubblica – la foresteria del Comando generale dell’Arma dei Carabinieri, zona Parioli, a pochi passi dalla casa di abitazione del presidente incaricato. A Città della Pieve, dove è stato domenica scorsa tra il primo e il secondo “giro” di incontri, non ha visto nessuno. La particolarità del metodo Draghi - destinato a diventare un classico della scienza politica - è strettamente legato alla sua personalità pubblica: poche parole, e sempre ben mirate. Come è stato per il progetto di istituzione del ministero della Transizione ecologica, funzionale evidentemente allo scopo del momento, e segnatamente per il mondo dei M5S.

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Un metodo che ricorda anche Papa Francesco

Quindi nessuna sorpresa, almeno per lo chi conosce e lo segue da anni, se non è trapelato niente dagli incontri. Semplicemente ascoltava, scriveva (da solo), registrava. Lo aveva detto anche al presidente della Repubblica Sergio Mattarella che così avrebbe agito. Senza esagerare sulla sua formazione gesuitica, questo però è proprio il metodo di governo della Compagnia: ascoltare tutti, avviare una profonda riflessione, e poi il capo (il Generale, e giù giù ai vari livelli) decide da solo. Un metodo chiamato discernimento, costantemente praticato anche da Francesco, che vede e sente moltissime persone a Santa Marta ma poi firma da solo nomine e provvedimenti (lui tra l’altro non ha bisongo di una maggioranza parlamentare). Che è l'esatto contrario della riunione infinita, molto amata invece dalla politica italiana, che la veste da “propensione al dialogo”.

Massimo riserbo per ora sui nuovi ministri

L'ultimo aspetto rilevante è la girandola dei nomi dei ministri che entreranno nell'esecutivo. Alcuni effettivamente hanno un solido fondamento, tra cui quello di Daniele Franco, dg di Bankitalia. Ma per la gran parte sono supposizioni sulla possibile squadra, ma al momento non è chiaro neppure quale sarà la formula adottata. Diverso fu per il caso del governo di Carlo Azeglio Ciampi, che adottò la forma mista tecnico-politica. L'ex governatore nel 1993 fece le consultazioni a Palazzo Giustiniani e alcuni incontri avvennero nella sua casa, quartiere Trieste. I nomi di molti dei ministri vennero fuori perché li riceveva, e quindi venivano intercettati dalla stampa che stazionava fuori del Palazzo. Forse anche quello era un metodo efficace, per tastare il terreno.

Verso la transizione ecologica Roberto Cingolani

Naviga verso il ministero della transizione ecologica Roberto Cingolani, fisico italiano, dal 1° settembre 2019 responsabile dell’innovazione tecnologica di Leonardo, dopo essere stato direttore scientifico dell’Istituto italiano di tecnologia di Genova.

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