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Perché le «strisce rosa» per ora sono solo sulla carta (anche se ci sono i fondi)

Una battaglia di civiltà vinta con l’ultima legge di Stabilità? No: gli annunci della politica non bastano: va cambiato il Codice della strada

di Maurizio Caprino

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1' di lettura

In Italia di solito capita di introdurre con legge innovazioni che sembrano coronare lunghe battaglie di civiltà, ma non portano a nulla perché mancano i soldi per applicarle. Nel caso delle “strisce rosa” sta accadendo l’esatto contrario. Lo certifica la risposta mandata il 16 febbraio dal ministero delle Infrastrutture a un Comune toscano che si era preoccupato di chiedere notizie sulla possibilità di istituire posti auto riservati alle donne in gravidanza o con bambini di età fino a due anni.

Il quesito nasceva dal fatto che l’ultima legge di Bilancio (la 178/2020, articolo 1, comma 819) ha istituito un fondo per i Comuni che creano spazi per la sosta di disabili e donne in gravidanza.

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Al dirigente Mit preposto alla materia è toccato ricordare che nel Codice della strada non è stato ancora trovato un posto per le strisce rosa. Certo, nel tempo si sono susseguiti annunci trionfalistici. E addirittura l’attuale testo unificato del disegno di legge di modifica del Codice della strada (Atto Camera 24) prevede varie facilitazioni di sosta per chi ne ha davvero bisogno, comprese le strisce rosa.

Ma da mesi quel testo non muove un passo. E si teme che faccia la stessa fine di quelli che lo avevano preceduto nelle due legislature precedenti: in archivio. A dimostrare qual è il reale interesse della politica per la sicurezza stradale quando non ci sono di mezzo interessi forti.

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