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Le super bollette spingono gli hotel verso la chiusura

Bocca: «Serve un intervento subito, per il governo che si andrà ad insediare, ma anche per quello ancora in carica: trovare una soluzione per il costo dell’approvvigionamento energetico deve essere una assoluta priorità»

di Enrico Netti

(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

Fate presto per non fare chiudere gli hotel. Bernabò Bocca, presidente Federalberghi, non lo dice esplicitamente ma in sostanza trapela dalle sue parole: «Serve un intervento subito, per il governo che si andrà ad insediare, ma anche per quello ancora in carica: trovare una soluzione per il costo dell’approvvigionamento energetico deve essere una assoluta priorità. Ci deve essere un intervento come per il Covid». Le superbollette di luce e gas limano tutti i margini degli alberghi e per assurdo rendono economicamente più conveniente tenere chiuso. È quanto hanno deciso gli albergatori friulani e i colleghi del Salento mentre altri stanno pensando di imboccare questa via. «Il caso degli alberghi del Salento non sarà l’unico, nel prossimo mese ne vedremo tanti altri, la situazione per il nostro settore è drammatica e non possiamo permetterci di aspettare il 2024». Tutto ruota intorno alle mega bollette il cui peso nell’ultimo anno è moltiplicato. «È sei volte quello del 2019 - segnala il presidente -. Finita l’alta stagione e finiti i mesi in cui i fatturati potevano coprire le spese, saranno in tanti a non farcela più». Bocca fa l’esempio del suo gruppo, Sina Hotels: «Spendiamo 100mila euro al mese per ogni albergo, in pratica ci bruciamo le entrate di quest’anno con gli extra costi energetici da luglio a fine anno». Da qui la protesta e l’appello: «Non si può chiedere alle aziende di lavorare in perdita e non si può dire che bisogna avere pazienza, perché nel 2024 saremo autonomi, a quella data bisogna arrivarci e per un’azienda non è facile». Serve con urgenza un intervento politico, insiste Bocca, e serve un intervento europeo come è stato per la pandemia da Covid. «Altrimenti in Italia rischiamo di avere in piazza un milione di disoccupati perché le aziende costrette a chiudere saranno tante. L’Italia è l’anello debole della catena, i tedeschi hanno avuto il super investimento del governo, i francesi hanno il nucleare e noi rimaniamo con il cerino in mano, anche perché non possiamo sapere quando finirà questa crisi. Non è possibile che sia così: la politica intervenga e lo faccia subito».

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