LA TRATTATIVA

Le tappe del disgelo M5S-Pd: von der Leyen, apertura di Renzi e benedizione di Grillo

A creare le condizioni per l’avvio di un confronto sono state alcune mosse dei due protagonisti. La prima è stata la decisione dei pentastellati di dire sì alla candidata alla guida della Commissione europea sostenuta anche dai Dem

di Andrea Carli


Crisi di governo: il duello sui ministri

3' di lettura

Magari non avrà il peso storico della lettera di sei pagine con cui nella seconda metà degli anni Ottanta Mikhail Gorbaciov ha proposto a Ronald Reagan di incontrarsi per un rapido faccia a faccia, in Islanda o a Londra (alla fine la scelta cadde sulla prima), dando avvio a una fase di disgelo tra le due superpotenze Usa e Urss dopo gli anni difficili della guerra fredda.

M5S vota sì a Von der Leyen e strizza l’occhio al Pd
La decisione dei 14 eurodeputati pentastellati di votare, a metà luglio, a favore di Ursula von der Leyen alla guida della nuova Commissione europea, tuttavia, non è passata inosservata ai colleghi del Pd e ha avuto, nel suo piccolo, la funzione di avviare un disgelo che potrebbe condurre nelle prossime ore a un Conte bis, con azionisti di maggioranza due forze politiche da sempre in accesa competizione - basta pensare agli incontri in streaming nel 2013... -: M5S e Pd. Con quella mossa, infatti, i pentastellati non solo hanno assunto una posizione politica difforme da quella dell’alleato di governo (allora governavano con la Lega, che si era espressa per il no), non solo hanno detto sì a una candidatura dal profilo europeista e anti sovranista, ma di fatto hanno strizzato l’occhio ai Dem, a loro volta a favore dell’ex ministro della Difesa tedesco. A convincere i grillini, il passaggio nel discorso programmatico di von del Leyden alla Plenaria sul “salario minimo europeo”, misura nei confronti della quale sia M5S sia il Pd sono tuttora a favore, e che potrebbe costituire un punto di partenza nel dialogo tra le due parti, quando si comincerà a scendere nei dettagli del programma di governo.

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Renzi propone di aprire un tavolo con i pentastellati
Quello del voto sulla nuova presidente della Commissione europea è una tappa importante del disgelo, ma non l’unica. Dopo il primo giro di consultazioni Matteo Renzi, di fronte a un Nicola Zingaretti sempre più dell’idea che dopo la crisi del governo giallo verde il Pd dovesse premere per tornare alle urne (15 giorni prima la direzione del partito aveva votato all’unanimità contro ogni alleanza col M5S), ha chiesto di aprire una trattativa con i pentastellati, con l’obiettivo di un “governo di transizione”, guidato da una figura terza, per mettere al riparo i conti con una manovra, fare il taglio dei parlamentari e una legge elettorale proporzionale. Alla fine, per evitare una spaccatura all’interno del partito (i renziani hanno la maggioranza nei gruppi parlamentari), Zingaretti ha ceduto. «Dalle proposte e dai principi da noi illustrati al Capo dello Stato e dai punti programmatici esposti da Di Maio - ha detto il segretario del Pd il 22 agosto, secondo giorno del primo round di consultazioni dopo le dimissioni di Conte - emerge un quadro su cui si può iniziare a lavorare». Lo stesso giorno i parlamentari Cinque Stelle davano il via libera al capo politico del Movimento e ai capigruppo Patuanelli e D’Uva di trattare con i Dem.

Il ritorno di Grillo e il pressing per un accordo con i Dem
Un altro ingranaggio del meccanismo di disgelo tra Movimento e Pd è quello che si è messo in modo quando Beppe Grillo ha chiuso la porta a Matteo Salvini e ha “benedetto” la trattativa tra le due parti politiche. Il 18 agosto, alla vigilia della riunione dei gruppi del Movimento, il padre dei Cinque Stelle, ha riunito lo stato maggiore pentastellato a Marina Di Bibbona, nella sua villa estiva. Presenti oltre a lui Di Maio, Davide Casaleggio, Roberto Fico, Alessandro Di Battista, Paola Taverna e i capigruppo Patuanelli e D’Uva. Erano diversi mesi che, allo stesso tavolo, non sedevano tutte le anime del Movimento. Sul tavolo, un solo tema: se andare a vedere le carte del Pd o meno. Grillo ha spinto per un accordo con i Dem, un’intesa di legislatura, da sostenere ancora una volta con un contratto di governo. Cinque giorni dopo, Grillo ha fatto un altro passo. In un lungo post sul suo blog il cofondatore del Movimento 5 Stelle ha fatto un elogio del premier dimissionario Giuseppe Conte. «Sembra che nessuno voglia perdonare a Conte la sua levatura ed il fatto che ci abbia restituito una parte della dignità persa di fronte al mondo intero», ha scritto. Proprio lui, l’ex capo del governo giallo verde, potrebbe essere chiamato nelle prossime ore a superare le divisioni tra le due forze politiche che sosterranno il nuovo esecutivo. Un compito sulla carta non facile. Ma il vero nodo, il disgelo tra pentastellati e Pd, è stato già sciolto.

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