dettagli

Le tasse (fuori mercato) sui produttori, emergenza dimenticata

Il rapporto “Paying Taxes 2020” indica che il carico fiscale e contributivo sulle imprese è lievitato nel 2018 al 59%,1% (6 punti in più rispetto al 2017) rispetto alla media europea del 38,9% e alla media mondiale del 40,5%

di Guido Gentili


Manovra, Conte: meno tasse e più soldi a famiglie e imprese

3' di lettura

Tasse e burocrazia, sempre loro. Se mai avessimo dimenticato il problema, il rapporto di Banca Mondiale e PwC ci ha appena ricordato un record negativo: le imprese italiane sono le più colpite in Europa e non solo.

Infatti, il rapporto “Paying Taxes 2020” indica che il carico fiscale e contributivo sulle imprese (il Total Tax&Contribution Rate) è lievitato nel 2018 al 59%,1% (6 punti in più rispetto al 2017) rispetto alla media europea del 38,9% e alla media mondiale del 40,5%.

42 ore per richiedere un rimborso
Il Total Tax (che non considera la sola pressione fiscale) spiega con i numeri anche il peso degli adempimenti fiscali e burocratici. Emerge ad esempio che le imprese italiane impiegano 42 ore per la richiesta di un rimborso Iva rispetto alle 18,2 della media globale e alle 7 della media europea. Il tempo di attesa per il rimborso è di 62,6 settimane contro le 27,3 settimane della media mondiale e le 16,4 a livello Ue.

Nel complesso, nulla di nuovo o quasi. Ma questo triste record è uno dei fattori che sta alla base dell'evaporazione della crescita italiana e dunque meriterebbe maggiore attenzione e, soprattutto, decisioni conseguenti.
A parole, il tema della riduzione delle tasse è stato affrontato.

L'esecutivo Conte1 Mov5Stelle-Lega l’aveva inserito nel contratto di governo. La Lega (alla fine con una flat tax da realizzarsi a debito con un “sano deficit”) ne aveva fatto la sua principale bandiera.

Il Governo Conte2 (Mov5Stelle, Pd, Leu e Iv) ha ripreso la questione ed ha alle sue basi fondative la scelta di non aumentare per 23 miliardi (4 miliardi il lascito del governo Conte1, 19 dei governi precedenti) l'Iva dal primo gennaio 2020.

Ma per il 2021 e il 2022 ci sono da disinnescare aumenti Iva per 43 miliardi totali: qui la memoria della politica si fa subito corta e la prospettiva diventa polvere da nascondere sotto il tappeto.

Non solo. La riduzione del cuneo fiscale e contributivo (per i soli lavoratori) avrebbe dovuto essere una carta vincente. La riduzione prevista è poca cosa (3 miliardi per il 2020, 5 a regime dal 2021) e l'esperienza dell'allora Governo Prodi (riduzione di circa 7 che passò quasi inosservata) avrebbe dovuto insegnare qualcosa.

Fatto è, al netto della scelta sull'Iva (innesco e disinnesco sono iniziati nel 2011 complicando la lettura del bilancio e comunque la manovra Iva non ha effetti nel senso di una riduzione reale delle tasse, visto che si tratta di un mancato aumento) che i conti cambiano.

La sterzata 2020 comprensiva del decreto fiscale vede crescere le entrate per circa 7,5 miliardi l'anno prossimo, altrettanti per il 2021 e oltre 4 miliardi per il 2021. Vedremo quale sarà il profilo definitivo dopo l'iter parlamentare, ma che alla fine ci sia un saldo negativo per le imprese (al momento valutabile per circa 4 miliardi nel 2020 e quasi altrettanti per il 2021) è un dato sicuro.

I numeri della Banca Mondiale ricordano che la pressione fiscale, contributiva e burocratica che grava sui produttori è “fuori mercato”, globale e europeo. Sarà perché il problema è vecchio, ma una sorta di assuefazione a questa realtà distorta, in un clima di crescita zero alla cui base c'è questo fattore, serpeggia un po' dappertutto. Al di là delle denunce di maniera e degli strepiti per soluzioni impossibili. Brutto segno.

Altri articoli:
Fisco, in tasse il 59% dei profitti delle imprese
Boccia: «Favorire la transizione green senza tasse sulle imprese»
Manovra, ecco le misure del Governo per favorire (poco) l'occupazione

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...