dopo l’uccisione di Mireille Knoll

Le tensioni antisemite che agitano la Francia

di Riccardo Sorrentino

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(Ap)


4' di lettura

«Tutti, senza eccezione, sono invitati». È toccato a Daniel Knoll, uno dei figli di Mireille Knoll, la superstite dell’Olocausto accoltellata e data alle fiamme nella sua casa in un delitto antisemita, tentare di soffocare le polemiche degli ultimi giorni e “aprire” le Marce bianche di denuncia dell’antisemitismo anche ai leader politici meno amati dalla comunità ebraica. Non è bastato. Perché sono state vere e proprie bordate di fischi quelle che hanno accolto prima l’arrivo del leader della sinistra radicale, Jean-Luc Mélenchon, poi quello della presidente del Front National, Marine Le Pen, alla Marcia bianca di Parigi. Entrambi hanno poi dovuto lasciare la manifestazione accompagnati dalle rispettive scorte.

Le Marce bianche organizzate in tutta la Francia – da svolgere in silenzio, vestiti di bianco – che dovevano unire il Paese attorno alla condanna di quell’odioso delitto e del fenomeno dell’odio per le minoranze, hanno in realtà portato alla luce tensioni mai sopite. Il presidente del Crif, il Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche in Francia, Francis Kalifat, aveva detto che Melenchon e Le Pen, non erano benvenuti alla manifestazione. Nei loro movimenti – ha spiegato Kalifat – gli antisemiti sono «sovrarappresentati»: con questi partiti, ha quindi concluso, «non vogliamo essere associati».

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Le Pen, in campagna elettorale, aveva in effetti tentato di negare la responsabilità della Francia nella deportazione degli ebrei, spiegando poi che era stato un crimine compiuto dalle sole élite politiche dell’epoca, senza la partecipazione popolare dei francesi. Ieri la leader dei nazionalisti radicali ha rivendicato di aver sottolineato le difficili condizioni in cui vivono molti ebrei in alcuni quartieri già alcuni anni fa.

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Sciolte le tensioni
Daniel Knoll ha tagliato corto: «Il Crif fa politica, io apro il mio cuore. Chiunque abbia una madre può capirlo» «Non pongo limiti - ha poi aggiunto -. Sono contro i limiti». Alla manifestazione hanno dunque partecipato i rappresentanti di tutto il mondo politico e istituzionale francese. Non il presidente Emmanuel Macron, che «a titolo privato, a sostegno della famiglia» ha partecipato invece ai funerali. Anche a Roma, nella Sinagoga, si è tenuta una cerimonia, mentre il Centro islamico culturale d’Italia, conosciuto come la Grande moschea di Roma, ha condannato l’omicidio di Mireille Knoll definendolo un atto «ignobile».

Il precedente di Sarah Halimi
L’intervento di Daniel Knoll ha riportato così dietro le quinte le tensioni politiche e sociali che si stanno addensando nella laica Francia - e non solo - attorno al tema della convivenza tra religioni diverse. La compresenza di musulmani, ebrei, cristiani in un contesto di progressivo irrigidimento delle posizioni, rende la situazione piuttosto delicata. Alcuni dei precedenti episodi di violenza contro gli ebrei sono stati altrettanto odiosi. Ad aprile Kobili Traore, 27 anni, originario del Mali, è entrato nell’abitazione della vicina Sarah Halimi, 65 anni, urlando «Allahu Akbar»: l’ha picchiata, e poi l’ha scaraventata giù dal balcone, commentando in arabo: «Ho ucciso il diavolo». A lungo la Procura ha evitato di definirlo come un incidente antisemita - l’uomo, tossicodipendente, ha probabilmente anche problemi mentali - riconoscendone poi la natura a ottobre.

Un fenomeno in crescita

Un rapporto del ministero dell’Interno ha contato nel 2017 97 atti di violenza contro ebrei, dai 72 dell’anno precedente e 72 contro i musulmani, da 67. Anche se nel complesso gli incidenti contro le minoranze (comprendendo per esempio i luoghi di culto e di vita in comuni) sono in generale calati. Anche se nella notte tra martedì e mercoledì i locali dell’Unione studenti ebrei della Sorbona sono stati danneggiati. Scritte antisemite e antisioniste («Locale razzista», «Morte a Israele»), lasciano pochi dubbi sulla matrice dell’incidente. La risposta di ieri, la tendenza - quasi una tradizione - dei francesi a rappresentare le tensioni “scendendo in piazza” ha permesso al Paese di affrontare il problema e di cercare di isolarlo con un cordone sanitario sociale e politico.

Niente di simile accade altrove, anche dove il problema è persino più acuto. Nel Regno Unito, per esempio, dove l’anno scorso si sono verificati 145 episodi violenti di antisemitismo, dai 108 dell’anno precedente. Il Cst, il Community security trust di Londra, ha contato 1.372 incidenti - compresi insulti e altre manifestazioni verbali - contro ebrei. Non è solo il secondo record consecutivo: negli anni precedenti si erano registrati picchi in occasione del riacutizzarsi del confronto tra Israele e i palestinesi, mentre negli ultimi due anni il fenomeno sembra avere radici tutte “nazionali”: dopo l’attacco di Manchester c’è stato anche il tentativo, sui social, di far cadere la responsabilità dell’attentato sugli ebrei. Ancora peggiore la situazione negli Stati Uniti, dove il numero degli incidenti contro ebrei o luoghi di culto e di vita in comune sono aumentati tra gennaio e settembre del 67%, a quota 1.299.

Usa l’inviato che non c’è
La vittoria di Trump - l’Amministrazione ha lasciato vacante il posto del rappresentante diplomatico per l’antisemitismo - e l’emergere dell’alt-right ha incoraggiato il fenomeno. Il problema è delicato in Germania - proprio ieri è emerso che a Berlino una bambina è stata picchiata perché ebrea dai compagni di classe, una seconda elementare - dove sorge a destra la tentazione di rivalutare il nazismo.In Italia, non mancano episodi - si pensi a quanto è recentemente avvenuto nelle tifoserie di calcio, tra inviti ad andare ad Auschwitz e foto di Anne Frank - ma il fenomeno sembra avere proporzioni minori. Come più bassa, però, è la consapevolezza del problema (un solo aneddoto: la pagina wikipedia sull’antisemitismo in Italia nel XXI secolo è solo in inglese).

Una convivenza difficile
Il tema della convivenza tra religioni diverse e la tentazione a rispondere all’integralismo con un fondamentalismo uguale e contrario - dimenticando la lezione imparata a fatica dall’Europa durante le guerre di religione tra il Cinquecento e il Seicento - rendono il fenomeno incandescente. Non si può neanche negare che sia un certo islamismo, ideologicamente (e un po’ paradossalmente) più vicino al nazismo e al fascismo - i legami sono profondi e documentati - che al Corano e a volte finanziato da alcuni governi del Medio Oriente, a guidare la corsa verso la radicalizzazione.

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