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Le torri eoliche degli highlanders

In Scozia parchi eolici sono disseminati ovunque. La antica Caledonia è il Paese pioniere della transizione: l’esempio virtuoso di Falck Renewables.

di Simone Filippetti

(fotoseba64 - stock.adobe.com)

4' di lettura

Dopo circa 3 ore che il “Climate Train”, il treno di Avanti West Coast, la compagnia ferroviaria inglese di Trenitalia, diretto a Glasgow per COP26, ha lasciato la stazione di Londra, il capotreno annuncia che si sta passando il “confine” tra Inghilterra e Scozia. In realtà non esiste alcun confine, ma il riferimento è alla Brexit e alla sbandierata indipendenza della Scozia. Anche senza annuncio, il cambio si percepisce a occhio nudo: inizia un paesaggio costellato di pecore e pale eoliche. Le pecore, a dire il vero, sono una costante dell’intera Gran Bretagna, dalla Cornovaglia fino alle Isole Shetland.

Il Parco Eolico di Falck

Il Parco Eolico di Falck

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Parchi ovunque in Scozia

I parchi eolici, invece, sono tipici della Scozia moderna: sono disseminati ovunque. La storia accomuna ovini e pale: nel ‘300 il boom della lana esplose dopo la peste nera, perché non si trovavano più contadini. Oggi l’energia eolica è il nuovo Eldorado dopo un’altra pandemia, perché bisogna azzerare la CO2. Per secoli una terra di fame (la Great Famine di fine ‘600) e di emigrazione, in lotta perenne con gli odiati vicini di casa inglesi, la antica Caledonia è il paese pioniere della transizione energetica in Gran Bretagna e già oggi è auto-sufficiente con le sue pale.

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Gli obiettivi di Johnson

Dal palco di Manchester, durante la convention del partito Tory, il premier Boris Johnson ha fissato l’obiettivo del 2035: tutta l’elettricità del paese dovrà essere pulita. Ogni giorno, la Gran Bretagna ha bisogno di 35 gigawatt per funzionare: di questi, già oggi, oltre il 40% arriva da fonti rinnovabili; una quota analoga da combustibili fossili, e un 10% circa dal nucleare. Quel 40% di “oil&gas” dovrà scomparire in meno di 15 anni. Per decenni l'unica fonte di ricchezza per la Scozia è arrivata dal petrolio del Mare del Nord. Ora che il petrolio va dismesso, e in ogni caso i giacimenti si stanno esaurendo, il paese si ritrova un’altra insperata ricchezza: il vento, lì da millenni ma mai sfruttato.

Highlands sito ideale

E le Highlands sono il posto ideale per l’energia eolica, non solo per motivi di anenometro: è un paese perlopiù disabitato, dai terreni poveri e sterili. Installare turbine è facile, non ci sono comitati NoPala. Circa 15 anni fa, ricorda Carmelo Scalone il capo delle attività internazionali di Falck Renewables, «il paese ha capito che il petrolio sarebbe andato a morire e avrebbe portato negli anni a milioni di disoccupati», in un paese dove l’industria petrolifera era il principale datore di lavoro. Bisognava diversificare: «La Scozia ha pianificato il passaggio all’energia eolica come alternativa al petrolio».

Lento e costante processo di installazione

La prima pala eolica in Scozia fu montata nel 1990, e a fine anni 90 se ne contavano appena una dozzina. Da quel momento in poi, è stato un lento ma costante processo di trasformazione e installazione di turbine. Oggi sono oltre 4mila, ma c’è un parco eolico in particolare che combina de-carbonizzazione, energia pulita e consenso sociale. Poco oltre la minuscola Fintry, sperduto villaggio nascosto tra le alture della brughiera scozzese, dalla strada principale parte una mulattiera sterrata che porta in cima a delle colline tutte disseminate di pale: sono i due parchi eolici di Earlsburn e Kingsburn.

Torri alte 60 metri

La strada è stata costruita apposta per montare le 15 più 9 pale dei due siti, ognuna delle quali costa circa 1 milione di sterline. Visti da vicino, questi mulini dell’epoca moderna sono impressionanti: le torri sono alte 60 metri, ogni lama è lunga 40 metri, per un diametro di 80 metri. Ognuna di queste torri ha una capacità installata di 2,5 megawatt. Le colline di Fintry misurano appena 480 metri, un’altitudine quasi irrilevante in Italia, ma il vento è fortissimo. E a differenza del sole soffia anche di notte. Dentro una piccola casupola che fa da sala di controllo, si vede che le pale stanno girando quasi al massimo della potenza: è un ottimo giorno di vento.

Gruppo Falck

A valle, all’ingresso del sito, si legge “Gruppo Falck”: sono di proprietà dello storico gruppo industriale italiano, peraltro in procinto di passare sotto le insegne americane di JpMorgan. Su queste colline battute dal vento, è impossibile coltivare qualsiasi cosa di vagamente profittevole, dunque il proprietario dei terreni è stato ben contento di venderli. Ma non basta: «Il successo di un parco eolico è legato al coinvolgimento delle comunità locali» esordisce Richard Dibley, il capo del Regno Unito di Falck, quelle che in finanza si chiamano pomposamente stakeholder. Con le sue 24 pale, che ovviamente impattano il paesaggio, il parco eolico di Fintry non è nemmeno tra i più grandi della Scozia (lo scettro spetta a ScottishPower con un singolo impianto da oltre 500 megawatt), ma per installare quelle torri Falck Renewables ha dovuto convincere la popolazione del villaggio. E lo ha fatto sperimentando una modalità innovativa e pioniera.

Sindrome Ninby

La sindrome Nimby attecchisce ovunque: a Fintry aveva una declinazione diversa. Quando Falck arrivò, gli abitanti avevano già in mente di costruirsi un proprio impianto eolico. Ovviamente non avevano né i capitali né le competenze: gli italiani si sono offerti di costruirlo e di “regalare” al villaggio la proprietà di una torre. A fine anno, agli abitanti arriva, sui conti correnti bancari, l’equivalente di guadagni prodotto dall’elettricità generata da una singola pala. Di fatto, è come se la popolazione fosse azionista di un pezzo di impianto, e incassasse i dividendi come la famiglia Falck. Nella sperduta Fintry, dove non c’e nemmeno un ufficio postale, in tutte le case sono stati montati nuovi e moderni infissi, ad alta efficienza termica. Sono stati pagati grazie agli introiti del parco eolico. Grazie a Falck, l’inverno tra queste incantevoli ma gelide e inospitali colline, dove per decine di chilometri gli unici segni di vita sono le pecore al pascolo, è meno freddo.


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