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Le tre priorità dell’Italia del dopo voto: energia, inflazione e formazione

Chiunque si appresti a governare dovrà misurarsi con un’agenda molto complessa

di Roberto Benaglia

4' di lettura

Composte le liste elettorali in concomitanza con la riapertura delle fabbriche e il ritorno alle normali attività, la campagna elettorale sta uscendo dalla “bolla ferragostana”, ma fatica ugualmente a riconoscersi nella realtà e nelle urgenze di questa fine estate. Le fabbriche riaprono con esigenze urgenti e nuove. Serve ascoltarle e trattarle con soluzioni.

Senza esprimere valutazioni sui programmi delle coalizioni e delle singole sigle politiche, mi permetto di segnalare, da sindacalista, come le tre vere emergenze oggi presenti nei luoghi di lavoro siano ben poco al centro del confronto politico. Il rischio è che il principio di realtà fin dal 26 settembre provochi una rapida “rottamazione” degli slogan elettorali e proponga una agenda dura da affrontare, qualsiasi coalizione si appresti a governare.

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Serve un accordo europeo sui prezzi del gas

La prima emergenza riguarda la corsa che il prezzo del gas e dell’energia ha ripreso senza freni in queste giornate, sulla base della tensione che il presidente russo Vladimir Putin sta provocando all’Europa tutta. I nuovi rialzi stanno portando fuori controllo i costi di produzione di molte filiere manifatturiere, non solo di quelle maggiormente energivore. Le aziende riaprono senza riuscire a fare, in questo momento, programmi produttivi affidabili. Dopo 18 mesi – nel corso dei quali la metalmeccanica italiana ha lavorato, crescendo meglio dei competitori europei – rischiamo di trovarci di fronte a un baratro produttivo.

Il conflitto russo-ucraino sembra ora destinato a bruciare lavoro e capacità competitiva e non possiamo né permettercelo, né restare in attesa di un esecutivo che, nel migliore dei casi, il Paese non avrà prima della fine di ottobre.

Serve tornare a premere per costruire un accordo europeo sul taglio dei prezzi, serve che nella “normale amministrazione” il governo Draghi disponga nuovi sostegni e avvii la programmazione di un piano di riduzione e razionamento dei consumi di gas. Sarà un “autunno freddo” quello che ci aspetta, ma negare la realtà o rinviare la costruzione di piani straordinari non è sano.

Troppi posti di lavoro vengono messi a rischio se si pensa di affrontare questa difficile sfida secondo le convenienze tattiche o elettorali.

Il sindacato dei metalmeccanici lancia un appello urgente alle parti datoriali più colpite, a partire dal settore siderurgico, per condividere la situazione e costruire strumenti che salvaguardino il lavoro e preservino la capacità produttiva delle imprese, e chiede al governo Draghi una azione urgente.

Dalle misure tampone ai nuovi contratti collettivi

La seconda emergenza riguarda la difesa del potere d’acquisto dei lavoratori. Le tensioni economiche e politiche sembrano non arrestare la corsa dell’inflazione. Con i vari provvedimenti assunti da inizio anno fino al recente decreto Aiuti bis, il governo Draghi ha messo nella busta paga di un lavoratore con 30mila euro di reddito annuo 620 euro netti per il 2022, pari a circa 1.000 euro lordi (più del 3% di incremento).

Si tratta di un intervento sostanzioso, ma da solo insufficiente. Non tutto può fare lo Stato, per quanto la politica dei bonus vada trasformata in buste paga strutturalmente più pesanti. Serve rinnovare e rivalutare i contratti collettivi, subito. Serve inoltre dialogare e creare soluzioni con le singole imprese, anche una tantum, che superino la logica delle elargizioni unilaterali. Serve allargare e stabilizzare lo strumento dei “buoni welfare” che permetterebbe erogazioni detassate sia per imprese che lavoratori.

Non possiamo attraversare un autunno e un inverno nel corso dei quali i salari vengano svalutati. La tenuta della coesione sociale e dell’economia del Paese passano da ulteriori azioni di difesa del potere d’acquisto e di riconoscimento del valore del lavoro.

Senza le competenze si rischia la delocalizzazione

La terza emergenza che serpeggia nella manifattura metalmeccanica italiana riguarda la disponibilità e la creazione di lavoro qualificato. Nessuno in campagna elettorale parla di creazione di competenze (i social media manager che nei partiti contano quasi più dei segretari lo sconsigliano), ma le imprese italiane e chi ha a cuore la creazione di lavoro stabile e dignitoso sanno che solo investendo sulle competenze il lavoro si tutela e si promuove in questa era economica.

Conosco imprese che stanno pensando di delocalizzare perché ritengono che il sistema di istruzione italiano non fornirà competenze adeguate ai loro programmi di sviluppo; conosco imprese che non affrontano un necessario cambio generazionale perché non riescono a trovare sufficienti giovani formati da assumere; conosco imprese che stanno puntando sulla selezione di università straniere per compensare il basso tasso di laureati italiani in materie Stem (Science, technology, engineering, and mathematics).

La via per la creazione di lavoro giusto e ben garantito non passa da leggi automatiche o da ennesimi incentivi.

Dare a ogni giovane il diritto a un contratto di apprendistato duale al termine dei propri studi, investire su un piano di alfabetizzazione digitale e di irrobustimento delle competenze di chi lavora, orientare gli studenti e recuperare i Neet (Not in education, employment, or training), spingendoli verso le specializzazioni tecniche di cui oggi le imprese hanno fame: sono queste riforme decisive che non stanno nel numero massimo di caratteri di un tweet, ma che possono ridare slancio a una manifattura metalmeccanica che rischia di ridimensionare i suoi tassi di crescita, anche a causa della scarsa offerta di lavoro qualificato.

Sarebbe un vero delitto sociale restare fermi o parlare d’altro. Non basta vincere le elezioni per governare l’economia reale e il mondo del lavoro, senza la consapevolezza delle questioni più urgenti da affrontare.

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