Formazione

Le università in campo per far crescere le laureate Stem

Nel cloud computing le donne rappresentano il 14% della forza lavoro, nell'ingegneria il 20%, e in data e AI il 32%

di Greta Ubbiali

Traguardi. Marta Minciotti, bachelor of arts in interior design al Naba

4' di lettura

Il mercato del lavoro ha bisogno di più aspiranti ingegnere, softweriste e analiste dei dati. Oggi solo due dei sette cluster etichetta ti come lavori del domani dal World Economic Forum hanno raggiunto la parità di genere. La maggior parte evidenzia ancora una grave sotto-rappresentazione. Il divario si approfondisce nei settori che richiedono disruptive technical skill: nel cloud computing le donne rappresentano il 14% della forza lavoro, nell'ingegneria il 20%, e in data e AI il 32%.

La scarsa presenza femminile nel settore tech ha origine ben prima dell’ingresso nel mondo delle professioni con solo il 18% delle ragazze che oggi sceglie percorsi di studio in ambito Stem all'università. I numeri però sono in crescita. «È un segnale positivo - commenta Donatella Sciuto, prorettrice del Politecnico di Milano - ma per invertire la rotta serve tempo. Manca un cambio di passo a livello culturale e sociale». L’ateneo lombardo nel 2021 ha visto crescere di quasi il 16% il numero delle iscritte alle facoltà tecnico-scientifiche, «in particolare, nel campo dell'informatica e delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, il che ci fa ben sperare, visto che questi sono settori trainanti e con carriere più redditizie», dice Sciuto. Anche all’Università Ca’ Foscari di Venezia le iscritte ai corsi stem sono aumentate: +20% in 10 anni e nel 2021 le laureate in corsi scientifici sono state il 38,4% del totale.

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«La maggiore presenza delle donne in ambiti professionali qualificati e con ottime prospettive di impiego - dice Antonella Polimeni, rettrice dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza - potrà contribuire sensibilmente a superare da un lato il cosiddetto gender pay gap e dall'altro a incrinare il soffitto di cristallo che limita la presenza femminile nelle posizioni apicali dei vari settori politici, economici e culturali». Secondo le stime dello European Institute for Gender Equality, colmare il divario di genere nelle Stem contribuirebbe - grazie a una maggiore produttività e un incremento sul mercato del lavoro - a un aumento del Pil pro capite dell’Ue dal 2,2 al 3% nel 2050. Un incremento in termini monetari compreso tra 610 e 820 miliardi di euro.

Alla Sapienza per l’anno 2021/22 ci sono 13.871 donne tra gli iscritti a corsi di studio afferenti alle classi Stem, ovvero il 41,06% del totale. Le docenti (comprese assegniste e ricercatrici) di queste materie sono 317 pari al 27,57%. Sommando le due entità, le donne sono 14.188, pari al 40,62% della popolazione universitaria Stem. Ridurre il divario di genere è uno degli obiettivi espressi dal Pnrr, come ricorda Polimeni. Per promuovere la partecipazione femminile l’ateneo romano ha dispiegato diverse iniziative. Tra queste, #100ragazzestem con cui l’università ha assegnato 100 borse di studio triennali da oltre 3mila euro a studentesse immatricolate a corsi di studio tecnico-scientifici. Anche il Politecnico di Milano sta lavorando su più fronti, dagli aspetti motivazionali alle azioni di orientamento nelle scuole fino alle borse di studio. «Tuttavia, l'università è solo la punta dell'iceberg. Il talento e la motivazione personale vanno coltivati fin dalla più giovane età. Chi arriva al Politecnico ha già fatto la propria scelta», ammonisce Sciuto.

Nel 2020 gli iscritti alle lauree triennali dell’università milanese sono stati per il 68,4% uomini e il 31,6% donne. Nei corsi di studio a più specifica vocazione produttiva e industriale la segregazione per genere resta molto marcata. Ingegneria meccanica, elettronica, informatica e aerospaziale hanno percentuali di iscritti maschi superiori all'80%. Per affrontare il divario di genere proprio in queste discipline il Politecnico di Milano, insieme a 9 aziende, ha lanciato Girls@Polimi che prevede 15 borse di studio, da 24mila euro ciascuna. «Il diritto allo studio è fondamentale per valorizzare il talento ma non dispone di mezzi» commenta Sciuto, che però aggiunge: «l’incentivo economico non è mai fine a sé stesso. Per questo abbiamo deciso di intraprendere Girls@Polimi in collaborazione con le aziende. L'università può riconoscere il merito, farlo crescere, ma poi questo deve trovare spazio in percorsi di carriera analoghi».

Il Politecnico di Torino, dove la percentuale delle studentesse iscritte all'anno accademico 2020/21 è del 28,5%, ha lanciato Wearehere. L’obiettivo, di nuovo, è superare gli stereotipi di genere che ancora oggi influenzano la scelta di percorsi considerati maschili. Sotto il cappello del progetto Lei - Leadership, Energia, Imprenditorialità sono raccolte le iniziative dell'Università Ca' Foscari volte a favorire l’occupabilità delle giovani e a rafforzare il ruolo sociale ed economico delle donne. Si aggiunge Generali4girls in stem, progetto avviato in collaborazione con il leone di Trieste con cui sono state conferite 8 borse di studio da 3mila euro a studentesse immatricolate in informatica e in ingegneria fisica.

Per formare la prossima classe dirigente, in campo economico è scesa la Bologna Business School. La scuola di alta formazione dell’Università di Bologna ha lanciato Bbs Women Initiative, un programma di azioni mirate per promuovere la leadership femminile, che prevede anche l’erogazione di 30 borse di studio per l’accesso ai master executive e professionali. Otb Foundation invece si è alleata con l’Università Bocconi e ha stanziato 280mila euro per finanziare la frequenza, a partire da settembre 2022, del biennio magistrale da parte di studentesse che potranno poi andare a occupare posizioni di vertice nella pubblica amministrazione e in grandi aziende, ambiti dove la presenza di più donne sarebbe auspicabile.

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