LO SCENARIO

Le vacanze? Italiane, sicure e più brevi

La pandemia modifica gli stili di vita: cresce il bisogno di sicurezza e prevale la ricerca di località meno note, di esperienze all’aria aperta, dove è possibile fare attività fisica o entrare in contatto con le tradizioni e la cultura del territorio

di Giovanna Mancini

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(GettyImages)

La pandemia modifica gli stili di vita: cresce il bisogno di sicurezza e prevale la ricerca di località meno note, di esperienze all’aria aperta, dove è possibile fare attività fisica o entrare in contatto con le tradizioni e la cultura del territorio


3' di lettura

Vacanze sì, ma un po’ intimiste, indipendenti ed esperienziali. Brevi, possibilmente a casa di parenti o amici, ma soprattutto a corto – cortissimo – raggio.

L’estate del Covid-19 si presenta così, stando alle rilevazioni sulle intenzioni di viaggio degli italiani e sulle prenotazioni, e le spiagge affollate nei fine settimana non devono trarci in inganno, perché confermano esattamente le tendenze sopra descritte. «I fenomeni più evidenti sono tre – spiega Massimo Feruzzi, amministratore unico della società di consulenza turistica Jfc –: il fenomeno della “staycation”, ovvero la ricerca di località vicine, conosciute, facilmente raggiungibili e con caratteristiche di familiarità. La “daycation”, la vocazione escursionista che spinge le persone ad affollarsi nei luoghi di villeggiatura durante i weekend; e l’effetto “cocooning”, la scelta cioè di destinazioni e alloggi capaci di trasmettere sicurezza».

Fenomeni che rafforzano e in qualche modo accelerano trend già in atto, fa notare Feruzzi, ovvero la crescente disaffezione dei turisti italiani (e non solo) verso il turismo di massa, la ricerca di località meno note e scontate, di esperienze all’aria aperta, dove fare attività fisica o entrare in contatto con le tradizioni e la cultura del territorio. «Funziona tutto ciò che è slow, raggiungibile in poco tempo, con mezzi propri e che trasmette sicurezza, al mare come in montagna», precisa Feruzzi.

Conferma questa tendenza l’ultimo Osservatorio pubblicato da Confturismo-Confcommercio con Swg, secondo il quale la percentuale più alta di intervistati che prevede di andare in vacanza quest’estate, conta di farlo per pochi giorni in luoghi vicino alla propria residenza (il 36%), mentre un ulteriore 18% pensa di concedersi qualche giorno in più, ma sempre a breve distanza da casa. «L’accorciamento del raggio medio del turismo quest’anno è un dato che emerge con forza – conferma Alberto Corti, responsabile turismo di Confcommercio –. La motivazione economica è importante, ma forse ancora più rilevante è l’incertezza sull’evoluzione della pandemia e quindi sui possibili disagi che potrebbero derivare dal riaccendersi di focolai, ad esempio la chiusura dei confini nazionali o regionali, o la cancellazione di pernottamenti e spostamenti».

Meglio, dunque, restare nei dintorni di casa e cercare nella vacanza qualcosa di diverso. «In gergo oggi si chiamano “esperienze” – spiega Gianfranco Lorenzo, responsabile del settore studi e ricerche di Centro studi turistici Firenze –: dall’enogastronomia alle attività sportive, dal cicloturismo ai cammini, fino al turismo equestre o al trekking acquatico. Nulla di nuovo: sono tutte proposte che esistono da anni, ma ora sono uscite dalla nicchia e infatti molti operatori e molti territori si sono attrezzati per garantire ai turisti un’offerta che fa leva sul contatto con la natura, grandi spazi e distanziamento». Tra aprile e maggio, aggiunge Lorenzo, c’è stata una vera e propria corsa di tanti sistemi territoriali italiani per predisporre servizi e proposte che magari avevano già, ma non in modo strutturato. «Il Covid è stato una palestra fantastica in questo senso – osserva Alberto Corti –: durante il lockdown le destinazioni turistiche hanno dovuto imparare a rivedersi come sistema e unire le forze tra operatori e istituzioni non solo per adeguare l’offerta alle norme di sicurezza, ma anche per elaborare strategie di servizi e promozione basate su elementi nuovi, spesso opposti a quelli usati in passato».

Certo, non si improvvisano in poche settimane percorsi in bicicletta, a piedi o a cavallo. Ma l’Italia parte già da una buona base: secondo gli ultimi dati Isnart, nel 2018 i cicloturisti nel nostro Paese avevano raggiunto i 77,6 milioni (+41% rispetto al 2013), generando ricavi per 7,6 miliardi di euro. Quanto ai cammini, nel 2018 sono state oltre 32mila le persone che hanno percorso a piedi i 6.600 chilometri di itinerari naturalistici, culturali, religiosi dell’Italia (dati Terre di Mezzo), con la Francigena in testa alla classifica delle vie più battute. In crescita anche il turismo equestre, non più una nicchia ma un segmento in espansione che coinvolge ormai più di tre milioni di turisti, secondo un’indagine Fieracavalli-Nomisma.

Che cosa resterà di tutto questo? Per Massimo Feruzzi «la tendenza generale a ricercare luoghi più piccoli e da scoprire, alternativi alle mete tradizionali, lontani dalle destinazioni di massa resterà anche in futuro. Certamente non con i numeri di quest’anno, ma i temi della natura, dell’attività fisica, della lentezza si confermeranno, perché sono affini ai valori delle nuove generazioni». Per Gianfranco Lorenzo è difficile prevedere quello che accadrà: «Il mercato evolve in continuazione – osserva – e a ben guardare le esperienze offerte quest’anno non hanno nulla di veramente nuovo in sé, quello che cambia è il modo in cui vengono proposte, abbinate ad esempio ai concetti di sicurezza, distanziamento e raggiungibilità».

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