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Le vie del denaro sporco: come lavorano i nuovi «spalloni»

Inchiesta su 65mila operazioni: scoperti movimenti illeciti per 51 milioni di euro e 34mila frazionamenti tramite money transfer

di Ivan Cimmarusti e Sara Monaci

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3' di lettura

In alcuni casi i trasferimenti di denaro «sporco» attraverso il circuito money-transfer erano intestati a soggetti inconsapevoli o, addirittura, morti da anni. Senza contare quelli che invece avevano venduto i propri documenti di identità – migliaia – allo scopo di mantenere acceso il costante flusso in uscita di capitali provento soprattutto delle frodi in commercio e dell’evasione fiscale. Una «rete» di 1.600 persone cui sono state mosse 34mila violazioni della normativa antiriciclaggio, per trasferimenti illeciti di 51 milioni di euro.

Sono gli esiti della maxi operazione “Multiplo”, un progetto investigativo del Nucleo valutario della Guardia di finanza che il Sole 24 Ore del Lunedì è in grado di raccontare. Un accertamento durato tre anni, che ha portato alla luce le tecniche più utilizzate per aggirare la normativa antiriciclaggio, in particolare l’articolo 49 del Dlgs 231/07 che prevede il divieto di trasferire fondi per importi pari o superiori a 1.000 euro. Ciò che è emerso sono migliaia di rimesse di denaro distinte ma ritenute, a vario titolo, «unitarie sotto il profilo economico».

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TRASFERIMENTI ILLECITI VERSO L'ESTERO
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I trasferimenti al Nord

L’accertamento ha riguardato 64.967 operazioni finanziarie per un importo pari a 120 milioni di euro. In particolare «il frazionamento artificioso» delle rimesse - denominato smurging - ha riguardato 51 milioni di euro, illecitamente movimentati dall’Italia verso l’estero.

L’analisi risk based approach ha fatto emergere la regia di alcuni agenti finanziari in grado di raccogliere i capitali sporchi e trasferirli all’estero. E così, si è scoperto che in una sola giornata partivano più trasferimenti di denaro attraverso money-transfer ma riconducibili ad un unico soggetto.

Stando ai documenti investigativi, la Lombardia è la prima regione italiana per movimentazioni illecite di contanti, con 11 milioni trasferiti e 6.500 contestazioni (si veda l’infografica). Ma in generale il Centro-Nord rappresenta l’area più critica. D’altronde una nuova analisi “econometrica” sviluppata dall’Antiriciclaggio ha già posto l’accento sui rischi connessi alla diffusione di denaro liquido nel Nord. In particolare, l’Uif ha isolato «la quota di operatività in contanti potenzialmente anomala – e quindi sintomatica di condotte illecite – nei casi di sistematica incoerenza con i fondamentali socio-economici e finanziari osservati a livello locale». In sostanza, anche se nelle province del Sud risulta una maggiore operatività di denaro contante, è nelle aree più produttive del Nord, dove maggiore è la ricchezza, che si concentra il fenomeno del riciclaggio nelle sue varie forme.

Prestanomi e invii “spezzatino”

È ancora abbondantemente usato il prestanome. Ci sono veri e propri fascicoli con migliaia di carte di identità di soggetti compiacenti a cui vengono attribuite operazioni di trasferimento di somme di denaro all’estero, singolarmente di importo inferiore a mille euro, ma che nel complesso possono superare anche il milione. È attraverso le indagini - con materiale contabile, extracontabile e informatico - sulle attività di money transfer che si risale ai prestanomi, spesso colpevoli di frode in commercio e di evasione fiscale.

Talvolta però i prestanomi sono anch’essi vittime di frode. Uno dei meccanismi più utilizzati per il riciclaggio è l’uso di identità fittizie, o addirittura di terze persone ignare, talvolta defunte.

Le tecniche si stanno prevedibilmente affinando, insieme all’ampliarsi delle potenzialità informatiche. Tra i metodi più utilizzati di recente c’è il ricorso in parallelo a più circuiti finanziari offerti da più istituti di pagamento, anche esteri. Sono gli agenti plurimandatari, che offrono ai propri clienti la possibilità di ripartire le operazioni fra i diversi circuiti sotto forma di “spezzatino”: non un unico ed evidente invio, ma tanti piccoli invii sotto la soglia dei mille euro, per evitare il blocco automatico dei software dati in uso dagli istituti di pagamento agli agenti money-transfer.

Resistono ancora, nonostante l’evoluzione informatica, le tecniche più antiche, ovvero gli “spalloni”, che viaggiano da un Paese all’altro con il denaro in contante nascosto, più frequentemente nei doppifondi dei bagagli, spesso inseriti in sacchetti sottovuoto per diminuire il volume delle banconote e raggirare il fiuto dei cani. Lo spiega il comandante del Nucleo valutario della Gdf, il generale Vito Giordano, che «il denaro contante rappresenta da sempre uno dei principali strumenti utilizzati da chi intende effettuare trasferimenti di ricchezza non tracciabli e accumulare riserve di valore occulte».

Tra le ultime operazioni più rilevanti emerge quella realizzato nell’aeroporto romano Leonardo da Vinci. Le attività hanno consentito di individuare 770mila euro in una sola volta, non dichiarati, trasportati da un cittadino di nazionalità cinese in partenza per Hong Kong. Il denaro è stato sequestrato.

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