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Le voci degli studenti italiani nello spazio con la missione Nasa su Marte: noi salveremo il pianeta Terra

Quest'anno, per la prima volta, di pari passo con la missione “Return Mars Sample” (riporta i campioni recuperati su Marte) nello spazio arriveranno le voci di migliaia di bambini e ragazzi delle scuole di 136 paesi, tra i quali anche l'Italia, nell'ambito del progetto Climate Action Project, che ha avuto l'egida dell'Onu

di Laura Serafini

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4' di lettura

Il razzo spaziale della missione Marte 2020 della Nasa è partito da Cape Canaveral nel luglio scorso. Porta con sé Perseverance, il rover ipertecnologico che a marzo 2021 atterrerà sul suolo marziano alla ricerca di campioni di terreno per trovare la prova di tracce di vita risalenti a milioni di anni fa. Quest'anno, per la prima volta, di pari passo con la missione “Return Mars Sample” (riporta i campioni recuperati su Marte) nello spazio arriveranno le voci di migliaia di bambini e ragazzi delle scuole di 136 paesi, tra i quali anche l'Italia, nell'ambito del progetto Climate Action Project, che ha avuto l'egida dell'Onu, dell'agenzia spaziale americana Nasa, della Commissione europea, del Wwf e di Microsoft.

I messaggi dei ragazzi partiranno a marzo per la stazione Iss

Con la prossima missione della Nasa per la stazione spaziale in orbita Iss (la stessa dove è stata l'italiana Samanta Cristoforetti e dove gli astronauti si allenano per il viaggio su Marte dopo il 2030), il cui lancio è previsto a marzo 2021, partiranno anche le registrazioni digitali (via Xinabox) dei messaggi che le nuove generazioni manderanno su Marte per raccontare le loro “soluzioni”. Ovvero le loro proposte su come salvare il pianeta Terra dagli eventi catastrofali che saranno scatenati dai cambiamenti climatici se non si riusciranno a ridurre le emissioni di C02 e il surriscaldamento del pianeta. Forse proprio come è accaduto a Marte milioni di anni fa e sul quale gli scienziati sospettano che ci fossero forme di vita e che quindi, prima o poi, quel pianeta possa essere ripopolato dagli umani.

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Davis (Nasa): non ci sono vaccini per i cambiamenti climatici

Lo scorso 5 novembre si è svolto il primo webinar globale per le scuole che aderiscono al Climate Action Project, nato dall'iniziativa di un gruppo docenti. In particolare dall'insegnante belga di Computer Science, Koen Timmers, premiato come migliore insegnante mondiale dell'anno dal network internazionale dei docenti Varky Foundation per un progetto dedicato agli insegnanti per i rifugiati in Africa. L'iniziativa è partita dapprima dalla piattaforma di Microsoft Education per lo scambio di esperienze tra docenti e scuole, per arrivare solo in un secondo a un grande progetto sul clima. In particolare, in questa iniziativa viene perseguito lo sviluppo del Sdg (sustainable development goal) 13 del Global compact delle Nazioni Unite, e cioè l'azione contro i cambiamenti climatici. Sono 2,6 milioni gli studenti attualmente coinvolti nel progetto in tutto il mondo: in Italia partecipano 90 scuole con 4.500 studenti. Ma non è ancora abbastanza: per dare una vera spinta ai Green Deal è necessario formare le nuove generazioni e spiegare loro quanto sia importante prendersi cura del pianeta sul quale dovranno crescere. Al webinar hanno preso parte esperti a livello globale, esponenti del Wwf, dell'Onu, della Commissione europea e Rick Davis, Assistant Director for Science and Exploration in the Science Mission Directorate della Nasa. Davis ha raccontato ai ragazzi della prima missione sulla Luna e di come il movimento ambientalista sia iniziato allora, perchè quell'evento ha aperto le menti e dimostrato quanto mettere assieme pensieri e punti di vista diversi possa far nascere idee alle quali nessuno aveva pensato. E questo è l'obiettivo della missione “Manda un messaggio nello spazio” affidata ai ragazzi delle scuole: trovare nuove idee per il pianeta Terra (la deadline ultima per registrare i messaggi è il primo gennaio 2021). “Non c'è un vaccino che possa difenderci dagli effetti dei cambianenti climatici”, ha detto Davis.

Il progetto “Climate Action Project”

Il progetto “Climate Action Project”

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L'endorsement del segretario generale Onu Guterres

Al termine del webinar il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, ha inviato un messaggio su Twitter per dare il patrocino all'iniziativa e per chiedere ai leaders mondiali di cogliere l'opportunità portata dal Covid-19 per cambiare le abitudini, perchè sostengano l'iniziativa Climate Action Projecet dando il patrocinio al progetto e ne spingano la diffusione nelle scuole. L'Unione europea, il governo tedesco, quello irlandese e quello britannico hanno già dato il sostegno all'iniziativa per diffonderla nei programmi educativi delle scuole. Da parte delle istituzioni italiane per ora tutto tace. Climate Action Project è un'iniziativa gratuita, nata dal lavoro volontario di insegnanti di tutto il mondo. Si accede attraverso una piattaforma, il programma da seguire è già impostato, utilizzarlo è facile e intuitivo. La piattaforma di accesso si raggiunge all'indirizzo www.climate-action.info; cliccando sulla voce “about” si trovano le informazioni sul programma e per la registrazione. Una volta fatta, l'insegnante o la scuola verranno contattati da un “facilitator”, una persona che fornirà il supporto e l'assistenza per seguire il programma.

L'ambasciatrice italiana del Climate Action Project

“Il progetto, basato sul volontariato, è partito da qualche anno fa, raddoppiando le adesioni ogni anno. Ma quest'anno si è strutturato: sono stati nominati docenti “ambasciatori” in ogni paese. Sono partite iniziative come il webinar dedicato al Climate Action Day o progetti come l'invio del messaggio nello spazio. E ancora: abbiamo una versione del sito di accesso in italiano (https://Italy.climate-action.info/) “, spiega Amy Bivin (Bivscap@gmail.com), decente presso l'Istituto Marymount di Roma, nominata ambasciatrice del progetto per l'Italia. “Il programma è articolato in 6 settimane e può essere gestito con un impegno minimo, un'ora di lezione a settimana, fino a un impegno intenso con la registrazione di video, post sui social, l'adesione ai progetti come il messaggio nello spazio”, racconta Bivin. In alcune scuole sul tema di fondo dei cambiamenti climatici viene impostato e declinato l'insegnamento delle varie materie: geografia, scienze, storia, grammatica. La fascia di età, e dunque dei relativi programmi, parte dalle elementari, dove si insegano concetti base come l'analisi delle cause, gli effetti, la differenza tra clima e meteo, il passaggio dal locale al globale fino all'interazioni con le altre scuole nel mondo. Per arrivare fino al liceo, dove si sviluppano progetti veri e propri legati all'economia circolare. Le scuole italiane ora sono impegnate nel messaggio che verrà inviato nei prossimi giorni al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinchè sostenga l'adesione degli istituti italiani al progetto. Due anni fa era stata la volta di Papa Francesco: il Pontefice ha risposto ai ragazzi apprezzando lo spirito della loro lettera e del Climate Action Project, perché è in linea con l'enciclica Laudato Sii.

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