MEDIA

Le Winx irlandesi e quella «Disney» europea che l’Italia dimentica

La casa di produzioni tv italiana Rainbow sogna un polo europeo dei contenuti per famiglie contro lo strapotere americano. Per il fondatore Igino Straffi «meglio vendere che scomparire».

da Londra Simone Filippetti

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(Collection Christophel via AFP)

La casa di produzioni tv italiana Rainbow sogna un polo europeo dei contenuti per famiglie contro lo strapotere americano. Per il fondatore Igino Straffi «meglio vendere che scomparire».


5' di lettura

Il Black Castle è un rudere a picco sul mare nei pressi di Wicklow: da lì si gode un panorama sulle burrascose coste del mare d'Irlanda. Il monumento è una delle attrazioni principali della città irlandese, a un'ora di auto da Dublino: classico paesaggio celtico, prati verde smeraldo e ambiente da fiaba. Tra le rovine del castello, si aggirano delle fate italiane, in carne: il colosso americano Netflix è andato lì a girare la serie tv del cartone animato Winx, il successo del disegnatore marchigiano Iginio Straffi. Fortuna o casualità ha voluto che le riprese siano finite poco prima che tutto il mondo entrasse in Quarantena per il Covid-19. Rainbow, la casa televisiva fondata da Straffi a Recanati nel 1995, due anni fa ha firmato un accordo con la major americana, regina dei telefilm da Better Call Saul a Stranger Things e House of Cards. Un grosso colpo per la piccola azienda italiana: il mondo dell'intrattenimento tv passa ormai dalle piattaforme. È l'era di Netflix, Amazon Prime Video, Disney+, e Sky.La futura serie “reale” delle fatine avrebbe dovuto sbarcare quest'anno sulla piattaforma di telefilm più famosa e seguita al mondo.

La pandemia aiuta la tv

Effetti da pandemia: “Il lavoro è ripartito per le case produttrici - annuncia Straffi - ma il problema, comune a tutti, è la cassa: ogni pagamento viene rinviato. Difficile incassare”. L'imprenditore però, qualche motivo di ottimismo ce l'ha: la serie Winx, con attori in carne ed ossa, è in fase di post-produzione e arriverà sugli schermi nel 2021. E nella manica Straffi ha anche l'asso da calare a Natale: Rainbow ha già il suo cinepanettone, il film da proiettare nelle sale durante le feste, mentre molte case, colpa della quarantena, quest'anno non avranno nulla da offrire sotto l'albero. Non tutto il virus viene per nuocere, insomma. I cinema sono chiusi da marzo e con la gente costretta in casa, il consumo di tv nei mesi della pandemia è salito a razzo: le persone sono rimaste inchiodate davanti allo schermo, non potendo fare molto altro. Wicklow e Recanati distano 2.300 mila chilometri, ma la fame insaziabile di contenuti ha unito la major americana e Rainbow. Poi è arrivato il lockdown: sono andati in fumo sei mesi di affari e lavoro. Però, «Con le scuole chiuse (almeno fino al 14 settembre, Ndr), genitori e figli guardano insieme la tv: è salita la domanda di prodotti per la famiglia» commenta Straffi. Per una casa tv che da 25 anni sforna cartoni è l'Eldorado.

Il boom delle serie tv è solo un travaso

Solo che pure il boom nasconde ombre: anche per film e serie tv vale l'eterna legge della somma zero. La torta è sempre una e se una fetta è più grande è perché un'altra è più piccola. I cinema sono chiusi da marzo e le case di produzione vivono anche degli incassi ai botteghini, che peraltro vengono da anni di continui cali. E sull'industria si è abbattuta anche la morte, poco raccontata, del Dvd: fino a 10 anni fa, i cd video erano una grossissima fetta di mercato. La stessa Netflix, paradossi della storia, nacque come noleggiatore on-line di dvd e mise fuori gioco la catena fisica Blockbuster. Oggi con lo streaming, i Dvd sono praticamente scomparsi. “I milioni di di dollari che oggi gli OTT mettono sul mercato - osserva Straffi - sono in fondo solo un travaso: riempiono il vuoto della scomparsa dei Dvd; e, ora, anche la chiusura delle sale”. Chiusura che ha dato un'ulteriore spinta verso le piattaforme online: “Onward”, l'ultimo film della Pixar, la casa di cartoni creata da Steve Jobs e ora dentro l'universo Disney, e già un successo annunciato, non è mai arrivato in sala causa Covid. È stato direttamente lanciato sul canale Disney+, «con una perdita enorme per la casa americano, visti i miliardi di dollari che un film di animazione di quel livello costa», nota Straffi.

Recanati chiama Cologno Monzese

Molti meno chilometri separano, invece, Recanati da Cologno Monzese. Rainbow, coi suoi 70 milioni di ricavi, è piccola rispetto alla corazzata Mediaset e ai suoi 3 miliardi di fatturato. Eppure PierSilvio Berlusconi e Straffi condividono una medesima visione: quella di una grande casa tv continentale. L'Europa del piccolo schermo è un mercato stretto tra l'invasione delle major americane e cinesi. Il mondo dell'intrattenimento passa sempre più dalle piattaforme, tutte con passaporto americano. Il rischio di una colonizzazione è più che concreto: ecco perché Mediaset già da anni ci sta provando, prima con il tentato matrimonio con la francese Vivendi (ma poi il finanziere bretone Bolloré ha ripudiato la sposa a un passo dall'altare); e ora potrebbe andare in porto con la tedesca ProSiebenSat1. Anche la recente fusione tra Endemol e Banjay, sotto l'egida di Marco Bassetti, va in quella direzione. Ma ci vuole anche una casa europea di tv per famiglie; una Disney del Vecchio Continente.

Una Disney europea per il Vecchio Continente

Una versione in piccolo l'Italia ce l'ha già in casa; solo che è snobbata. I numeri di Rainbow e della casa di Topolino non sono nemmeno lontanamente comparabili: i due flop a Piazza Affari, dove per due volte (prima nel 2008 e poi due anni fa) la quotazione di Rainbow è saltata, non hanno giovato alla reputazione sulla piazza finanziaria. La ferita ancora fa un po' male: «Il mondo della finanza si ferma solo ai numeri e agli aridi bilanci, non guarda ad aspetti immateriali come la visione strategica o la fiducia» commenta Straffi, e in questo rivela un'affinità con Giovanni Tamburi, il Re Mida di Borsa da sempre acerrimo nemico dell'ottusità degli analisti. L'Italia è campione di autosabotaggio e troppo spesso disprezza il Made in Italy in nome dell'esterofilia: «Un paese come la Francia fa ponti d'oro alla Xilam, l'unica loro casa di cartoni animati, quotata ma piccolissima. E pensi che quelli di Xilam hanno invece una venerazione per Rainbow, che in Italia non gode di alcun supporto patriottico». Rainbow è l'unica casa italiana di intrattenimento per famiglie con un respiro internazionale: dai cartoni animati, negli ultimi anni Rainbow è diventata una casa tv a tutto tondo: si è allargata anche ai film e programmi tv con l'acquisizione di Colorado Film, nel 2017. E oggi ha tre gambe: produzione; licenze sui marchi (come Winx); e studi (uno stabilimento a Vancouver, in Canada, che conta 600 dipendenti e lavora per conto terzi).

Tre strade per il futuro

Per usare una metafora disneyana, Rainbow è l'Ultimo Jedi per contrastare l'avanzata della Morte Nera (visto che Star Wars è proprio un franchise della casa americana). Suona quasi come un paradosso per un imprenditore ha in casa una major americana: il colosso tv Viacom ha il 29% di Rainbow. Ma non è solo una questione di assetti azionari: «L'Europa rischia di perdere la sua identità culturale, se sugli schermi arrivano solo prodotti stranieri».Per il futuro della sua creatura, Straffi disegna, e non c'è verbo più appropriato, tre strade: la prima è quella di rimanere da soli, come oggi. Ma è una visione miope, in un'industria che va verso la concentrazione. La seconda è ancora quella della Borsa: «Vogliamo ancora tentare la strada di Piazza Affari». Ovviamente ora non è il momento, ma «la porta rimane aperta». Con i suoi 70 milioni di fatturato atteso per il 2019 (il bilancio non è ancora stato approvato), i 20 di margine, e i suoi 500 dipendenti, la casa delle Winx sarebbe una papabile small cap. La seconda è un aggregazione, che può anche sfociare in una vendita, se servisse a creare una major europea. In Italia le aziende familiari si incartano quasi tutte nel passaggio generazionale: il re italiano dei cartoni animati dimostra una lucidità strategica. «Meglio vendere che scomparire». Rainbow può essere la sposa perfetta, ha un appeal potenziale enorme: «Negli Stati Uniti il colosso Universal si è comprata Dreamworks, la casa cinematografica di Steven Spielberg, perché non aveva in portafoglio prodotti per le famiglie». Fosse per lui, Straffi non avrebbe dubbi: Piazza Affari tutta la vita. Con una quotazione, Rainbow avrebbe i capitali e la struttura per fare da polo aggregante e diventare una grande casa tv europea a proprietà familiare.


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