studio Prometeia

Leader in Europa e con un cuore verde: ritratto dell’industria del pharma conto terzi

di Barbara Gobbi


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(PointImages - Fotolia)

2' di lettura

Leader in Europa: non solo nella produzione ma anche nel rispetto dell'ambiente. Le imprese farmaceutiche “conto terzi” italiane, fotografate dal terzo studio elaborato da Prometeia e presentato oggi a Milano, si confermano prime per dati economici e per il “cuore verde” che le caratterizza.

I dati economici
Il profilo business, intanto, racconta di un Cdmo (Contract Development and Manufacturing) che con 1,9 miliardi di euro di valore della produzione (il 24% del totale Ue, pari a 7,9 miliardi di euro) supera la Germania e la Francia e che ha aumentato la sua quota sul totale (era il 22% nel 2010), realizzando la crescita più elevata tra tutti i Paesi dell'Unione. Uno sviluppo trainato dalle vendite all'estero, che rappresentano il 74% del fatturato, mentre quasi il 90% dell'export è diretto ai mercati evoluti di Europa, Stati Uniti e Giappone. La vivacità delle esportazioni (+23%) è indicata nello studio come uno dei due fattori alla base della crescita del 14% del valore della produzione, ben al di sopra della media manifatturiera (+4%). Mentre l'altro elemento-chiave è individuato nello sviluppo dei segmenti produttivi a maggiore complessità (+20%). Nel complesso, l'indagine Prometeia mostra come in questi anni il comparto abbia rafforzato la sua leadership in Europa grazie a investimenti che tra il 2015 e il 2017 sono passati dal 9 al 12% del fatturato. Anche qui, con un decisivo “stacco” rispetto alla media manifatturiera, che viene sostanzialmente “doppiata”. «L'obiettivo è proseguire su questa strada – spiega il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi -. Il nostro settore è da sempre vocato all'eccellenza e da sempre sottoposto a serrati controlli di qualità: la cultura della qualità assoluta, estesa anche alla massima riduzione dell'impatto ambientale, ci appartiene. Le cifre presentate oggi parlano chiaro - prosegue Scaccabarozzi -: i dati sugli investimenti dimostrano l'impegno costante delle imprese a mantenersi sulla frontiera tecnologica. Non resta che proseguire su questo percorso, puntando dritto al 15%».

Il cuore verde
L'effetto 4.0, che ha contribuito all'upgrading delle linee produttive e alla conferma della leadership economica nel panorama europeo, non è certo disgiunto dalla sostenibilità ambientale. Anche in questo caso il Cdmo “raddoppia”: nelle imprese farmaceutiche conto terzi la quota degli investimenti green è infatti pari all'8%, il doppio della media dell'industria. Ancora: la metà degli investimenti è in tecnologie pulite - rispetto a una media manifatturiera che si ferma al 32 per cento - ovvero in attrezzature e impianti che abbattono o riducono alla fonte l'impatto dell'inquinamento. L'impegno non è solo nell'adattare l'esistente, ma nella metà dei casi riguarda l'acquisto di nuovi impianti, in grado di migliorare la sostenibilità ambientale del processo produttivo. Una scelta che si traduce nella conquista di “bollini green”: oggi i 3/4 delle imprese Cdmo (il 75%) sono certificate, principalmente per iniziativa autonoma. E guardano al nuovo traguardo dell'80 per cento. I risultati sul piano pratico? Il netto calo tra 2010 e 2017 dei consumi di energia e di acqua, in rapporto alla produzione: rispettivamente -44% e -22 per cento. Così come il contenimento dei volumi degli scarichi per il 52% e della quantità di rifiuti prodotti (-20%), grazie sia alla robotizzazione di parte dei processi sia a un maggior ricorso al riciclo.

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