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Leani dimezza i consumi con impianti fotovoltaici su tutti i capannoni

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di Raul de Forcade

Autoconsumo.  In estate viene prodotto il 90% dell'energia per i macchinari

3' di lettura

«Grazie agli impianti fotovoltaici che abbiamo installato sui capannoni dell’azienda, durante l’estate siamo arrivati all’autoconsumo del 90% dell’energia che ci occorre per far funzionare i macchinari. Ora vogliamo investire in nuovi pannelli per essere coperti al 100%, anche d’inverno». A parlare è Franca Garbarino, al vertice della Leani (acronimo di Lavorazione estrazione ardesia nazionale italiana) di Cicagna (Genova), nella Val Fontanabuona. Una piccola impresa con una trentina di dipendenti e circa 4 milioni annui di fatturato. Una realtà che ovviamente sente molto il caro energia, visto che la lavorazione dell’ardesia si fa in parte a mano, in parte con macchinari ad alto consumo. «Prima dei rincari avevamo bollette da 10mila euro al mese - prosegue Garbarino - ora sono anche quintuplicate. Per fortuna, abbiamo aderito, nel luglio 2019, prima della pandemia, a un bando regionale relativo al Por Fesr 2014-2020, per l’installazione di pannelli fotovoltaici. Dovevamo investire circa 500mila euro. Non poco per la nostra azienda. Ma grazie al bando abbiamo potuto avere 160mila euro a fondo perduto e altri 160mila con tassi d’interesse agevolati. Nel frattempo c’è stata l’epidemia di Covid; ma siamo riusciti ugualmente a proseguire e abbiamo installato, sui nostri due capannoni, pannelli capaci di generare 407 chilowatt. Abbiamo iniziato a produrre elettricità a maggio 2021. E posso dire che siamo stati fortunati, perché, con l’aumento dei prezzi dell’energia, poter contare sull’autoproduzione è un gran vantaggio: abbiamo quasi dimezzato i consumi. Anche se non so dirle ancora esattamente quanto abbiamo risparmiato perché, per loro problemi tecnici, tra i quali l’avaria di un contatore, Enel e Gse non ci hanno ancora dato il conguaglio relativo all’anno scorso».

Leani è un’azienda nata nel 1974 e ha visto tempi migliori, come tutte le imprese che lavorano l’ardesia. Tra gli anni ’70 e ’80, infatti il mercato dei piani da biliardo in ardesia era fiorentissimo e le ditte che li producevano, tutte liguri e situate nella Val Fontanabuona e nella Valle Argentina (Imperia), coprivano il 90% del mercato dei biliardi degli Stati Uniti. Poi è arrivata la concorrenza delle ardesie da Brasile e Cina. «Ma a dare il colpo di grazia a quel mercato - afferma Garbarino - è stata la crisi dei mutui subprime nel 2008. Prima di quella data tutte le case di un certo tipo, in Usa, avevano una game room col tavolo da biliardo. Dopo il 2008, le vendite sono crollate e i produttori di biliardi americani sono saltati. Adesso in Usa non importano quasi più piani di ardesia ma biliardi interi già costruiti in Cina». Il mercato dell’ardesia, comunque, resta fiorente e se, dal periodo d’oro, i dipendenti di Leani sono diminuiti (aveva raggiunto il numero di 50), il prodotto continua a essere venduto, per lo più a grossisti, per fare tavoli, elementi d’arredo, scale, ripiani per le finestre e tegole per i tetti (queste ultime sono realizzate a mano).

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Con l’aumento del costo dell’energia, peraltro, la Leani punta a incrementare l’impianto fotovoltaico. «Dobbiamo raddoppiare gli impianti - dice Garbarino - per essere energeticamente indipendenti anche d’inverno. Vorremmo aggiungere altri 462 chilowatt, per arrivare a quasi 900 complessivi. Stiamo aspettando un nuovo bando che la Regione dovrebbe mettere in pista; ma lo attendevamo l’anno scorso. Vorremo che fosse già attivo perché, per le Pmi e le imprese artigiane, bandi come questi sono fondamentali. Devono però essere orchestrati con lungimiranza e velocemente, specie in un momento complicato come questo».

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