il reportage

Lecce si misura con la mappa sociale dei No Tap e le ricadute sul territorio

di Jacopo Giliberto


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(Fotogramma)

8' di lettura

Lungo uno dei pochi lembi di brughiera carsica e aspra scampati in Salento alla monocoltura dell'olivo si distende la pista dell'aereoporto di Lecce San Cataldo, località Lepore. È un chilometro di pista asfaltata, allineata per 18-36, sigla Icao: LINL. La torre di controllo vuota ha le vetrate rese opache dalle piogge cattive di fine inverno. I piazzali deserti spazzati dal grecale, come la bora si chiama in Puglia. Il cancello chiuso con due mandate di chiave. Erbacce pervasive. Le infrastrutture abbandonate a sé stesse, senza saperne sfruttare il potenziale di attrazione.

Con questo inno all'abbandono che viene espresso dalla Lecce a due facce, sontuosa e al tempo stesso dimessa, potrebbe cominciare il calcolo economico del Tap. Stima approssimata: il Tap può generare 100 milioni di (si scusi il lessico dell'ovvietà) “ricadute sul territorio” e un'altra cinquantina di milioni in progetti sociali, cioè in attività che vogliono risarcire per il disagio dato. In tutto, 150 milioni che molti desiderano e molti schifano.

Un progetto da Scià Deniz a Brindisi
Il Tap, sigla di Trans Adriatic Pipeline, è il contestatissimo metanodotto che porterà il gas dal giacimento colossale di Scià Deniz, nella parte del Mar Caspio che spetta all'Azerbaigian, fino alla Turchia, attraverso la Grecia, sopra le montagne macedoni e dell'Epiro, in Albania passando per la piana di Trestenik e Corizza fino alla costa albanese di Fier, dove il fiume Devoli sfocia in Adriatico con il nome di Seman. Dopo l'attraversamento dell’Adriatico la tubatura sparirà in profondità sotto la calcarenite al largo della spiaggia di San Basilio, località San Foca, comune Melendugno, provincia Lecce.
Il tubo, del diametro di circa un metro, viaggerà sepolto fra gli oliveti di Melendugno fino alla contrada a Masseria Capitano, un avvallamento tra i calcari e la macchia mediterranea in cui c'è uno dei pochi pascoli liberi non ancora occupati dall'unica ripetitiva monotona coltura olivicola del Salento. In quell’avvallamento sarà costruito l’impianto di ricezione dove finirà il Tap propriamente detto: la stazione di misura, le torce che si accenderanno per bruciare il metano quando servirà vuotare la condotta, la sala controllo per gestire il flusso.
L’ultima sessantina di chilometri è la “bretella” con cui la Snam collegherà l’impianto di Masseria Capitano dove finisce il Tap fino alla dorsale nazionale del metano che passa per Mesagne, vicino a Brindisi.

Come si posa la tubatura
Il gasdotto Tap è uguale agli altri 36mila chilometri di dorsali del metano che da decenni attraversano l’Italia per ogni parte, e simile alle tubature dell’acqua e della fogna.
Il tratto su terra consiste nello scavare una trincea profonda circa un paio di metri, posare la tubazione e poi richiudere tutto con la terra. L’erba vi ricresce, gli alberi che erano sul percorso vengono spostati e poi , richiuso lo scavo, vengono ripiantati. Al di sopra di dove passa la conduttura si potranno coltivare solamente piante a fusto basso, come i seminativi, e non alberi con radici profonde, come per esempio i frutteti. Esattamente come avviene per gli altri tipi di tubatura.
Diverso è il tratto adriatico, dove il tubo d’acciaio viene semplicemente posato sul fondo del mare.
Un’esperienza particolare è il tratto di un paio di chilometri che passerà in profondità sotto la spiaggia per non danneggiarla: in queste settimane il cantiere a Melendugno sta preparando il tunnel che, una dozzina di metri sotto il piano campagna, permetterà alla tubazione di passare direttamente dall’alto mare (800 metri al largo) fin nell'entroterra senza disturbare le attività turistiche sulla spiaggia.
Un costo di 4,5 miliardi (o 40 miliardi)
E ora, i costi. Il Tap propriamente detto (dal confine tra Grecia e Turchia sul fiume Euro fino a Masseria Capitanio in comune di Melendugno) costerà 4,5 miliardi. L’intero Corridoio Sud dall’Asia Centrale fino all’Europa costerà una quarantina di miliardi. La bretella Snam fra Brindisi e Melendugno costerà alcune decine di milioni, nella stima di costo standard sui 1-1,5 milioni a chilometro di posa.

I contestatori e i loro alleati, cenni di una mappa sociale
Il Tap ha mosso un movimento di opposizione, chiamato No Tap. Il fenomeno Nimby (Not In My Back Yard, non nel mio cortile) si articola su più livelli. Attorno a diversi cittadini di Melendugno, la località italiana più toccata dal tracciato del gasdotto, si è aggregato il Comitato No Tap che vede tra gli attivisti più convinti il sindaco Marco Potì — discendente di una famiglia di politici eminenti di Melendugno di tradizione socialista — e i gestori della spiaggia di San Basilio, dove c’è lo stabilimento balneare Mama Africa. Vaste le articolazioni di un'organizzazione più cittadina, il Movimento No Tap, che è seguito soprattutto a Lecce.
Il Comitato di Melendugno pare più radicato fra la cittadinanza, tra le mamme informate, fra i genitori consapevoli e fra gli insegnanti impegnati; invece il Movimento di Lecce sembra avere un'intonazione più politica, con la vicinanza ai cosiddetti “antagonisti” e con altri movimenti di contestazione come i No Tav di Torino.
Le due organizzazioni, Comitato e Movimento, contestano l’invasione del “territorio”, per il quale affermano la devastazione e l’inutilità dell’opera. Dicono che l’azienda Tap si muove con arroganza e che le istituzioni sono violente.
Attorno a queste forme organizzate si coagula un forte malcontento diffuso, al quale si avvicina per esempio parte del clero cattolico e parte dei politici. È il caso del Movimento Cinque Stelle, del presidente della Regione, Michele Emiliano (Pd), e di Massimo D’Alema.
Tre giorni prima del voto del 5 marzo D’Alema, candidato di Liberi e Uguali, cercò il consenso Nimby diventando il secondo candidato pugliese a firmare il patto No Tap proposto dal sindaco Potì dopo Maria Soave Alemanno, la candidata del Movimento Cinque Stelle che con 59mila consensi ha raccolto il 39,8%. Il 2 marzo nel municipio di Melendugno D’Alema — la cui lista nei giorni successivi avrebbe raccolto nel collegio 10.552 voti pari al 3,9% — ha detto: «Sono lieto di essere qui per firmare questo impegno. Questo significa che se saremo eletti, non appena saremo in Parlamento, chiamerò i colleghi che come me lo hanno sottoscritto, per rispettare l'impegno preso con i cittadini e il sindaco e tutta l’amministrazione comunale».

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Contro il master di turismo
Interessante il caso di Michele Emiliano, il quale contesta con asprezza il master di turismo pagato dalla società Tap per formare a una cultura turistica internazionale i giovani del Salento. A metà febbraio aveva invitato i giovani pugliesi a disertare i corsi e aveva invitato con toni minacciosi le imprese del Salento a non dare lavoro ai giovani diplomati, traditori della Puglia. Il 1° marzo è tornato sul tema con toni meno forti. «È vergognoso che qualcuno che sta colpendo al cuore il nostro turismo, costruendo quel gasdotto in quel luogo, pensa di promuovere la formazione dei manager turistici. Lancio un appello a tutti i giovani salentini e non: non accogliete l'invito di Tap. E ai media: rifiutate gli annunci pubblicitari di Tap che sta tentando in tutti i modi di correggere un errore progettuale evidente a tutti e che sarebbe facilissimo correggere». Secondo Emiliano il progetto distruggerà la spiaggia di San Foca, «una delle più belle spiagge del Mediterraneo». Ripeto: per Emiliano la spiaggia di San Foca è una delle spiagge più belle del Mediterraneo.
I problemi del lavoro
Il caso dell’opposizione di Michele Emiliano contro il lavoro dei “traditori” non è isolato. I dipendenti del cantiere Tap di Melendugno (il contractor è la Saipem) ogni mattina devono andare al lavoro formando un convoglio di automobili, camion, pulmini che viene scortato dai mezzi blindati di polizia e carabinieri. Per poter lavorare. Così nei giorni scorsi a Lecce anonimi hanno messo una bomba di piccola potenza all’ingresso dell’agenzia di lavoro interinale Adecco, “colpevole” di dare manodopera al progetto.
Ricadute economiche per 100-150 milioni
Difficile dettagliare quanto possano valere gli effetti economici del gasdotto Tap sul Salento. Quando sarà in funzione occuperà una quarantina di persone nell'impianto di Masseria Capitano, con ricadute economiche per 5 milioni l'anno, mentre la maggior parte dell'occupazione è durante la posa della tubatura con un migliaio di persone sui cantieri, di cui la metà salentini.
La stima parla di ricadute economiche attorno ai 100 milioni su una provincia, quella di Lecce, in cui il prodotto interno lordo si aggira sulla dozzina di miliardi di euro, con un Pil pro capite sui 14mila euro l'anno per gli 800mila abitanti.
A questi vanno aggiunti 55 milioni di compensazioni sociali e progetti per mitigare il disagio creato: questa spesa non si distribuirà in modo omogeneo sui 97 Comuni del Salento ma si concentrerà soprattutto nei 6 comuni leccesi e 3 brindisini attraversati dalla tubazione.
L’indotto del cantiere sulle imprese di Lecce e Brindisi (circa 30 milioni per il tratto Snam e 10 per il tratto Tap) riguarda i lavori civili ed edili, la gestione degli olivi, i lavori elettrici e l'impiantistica, i trasporti locali, lo smontaggio e la ricostruzione dei muretti a secco lungo il tracciato e gli altri ripristini. Altrettanto costano l'ingegneria di dettaglio e le consulenze tecniche, i rilievi topografici, il controllo archeologico e il monitoraggio ambientale, i servizi di guardiania e di sicurezza, la mensa del cantiere , forniture informatiche e così via.

Odissea Tap, fra ricorsi legali e proteste

Coinvolgere le imprese

La Confindustria Lecce insieme con la società Tap hanno cercato di mappare quante imprese possono essere coinvolte dal progetto. Già adesso ci sono centinaia di attività interessate, come i servizi di guardiania condotti dalla Alma Roma di Vernole, oppure tutte le analisi condotte da studi di geometri e studi di ingegneria o dagli scienziati delle università pugliesi.
I progetti sociali: il turismo e le altre idee
Poiché il Salento è vocato per il turismo culturale ma spesso la formazione è ancora lasciata alla spontaneità e alla sola buona voglia, la società Tap ha organizzato quella scuola di alta formazione turistica contestata dal presidente della Regione Michele Emiliano. Si tratta di cento borse di studio triennali per master in management del turismo e sostenibilità, global event management, hotel management, front office management. Inoltre la società cerca di coinvolgere un legame con il riottoso Salento organizzando corsi gratuiti di formazione professionale dedicato ai ristoratori locali cui hanno preso parte decine di giovani (tra i docenti Slow Food Puglia, Donne del Vino Puglia, Fondazione Italiana Sommelier) oppure la Tap Academy per gli abitanti della zona che vogliono imparare lingue e informatica.
E poi la Tap titilla la sensibilità ambientale con un centro di ricerca per la decarbonizzazione, i distributori di gas auto per la mobilitèà sostenibile, promozione del biometano, progetti di efficienza energetica nelle scuole salentine, piani contro la xylella, il bike sharing, pulizia fondali e spioagge, bandi per il no profit e per la pesca, una greenway ciclonaturalistica per trasformare in qualcosa di efficiente il modesto percorso ciclopedonale di San Foca.
Ricadute fastidiose
Ma queste iniziative sono percepite da alcuni come invasive, fastidiose e inopportune. I progetti per aiutare i pescatori sono contrastati da slogan i quali asseriscono che il metanodotto distruggerà la pesca (ovviamente non è vero, ma gli slogan hanno presa facile). I progetti per contrastare il batterio della Xylella che ha colpito anche gli olivi della zona trovano come risposta la notizia (falsa) che la Xylella (che «devasta il nostro territorio») sia stata diffusa di proposito dalla Tap per cancellare gli olivi dal tracciato, ma anche che la Xylella sia stata diffusa dai colossi degli Ogm per imporre olivi transgenici, e anche che sia un complotto dei Paesi olivicoltori concorrenti per cancellare un pericoloso concorrente come la Puglia. I progetti per il biogas sono contrastati dai comitati No Biogas, secondo i quali produrre metano dalla fermentazione degli scarti «devasterà il nostro territorio». E quando un professore dell’Università del Salento è stato ingaggiato dalla Tap per condurre alcune analisi scientifiche, contro di lui sui muri sono comparse minacce scritte con la vernice nera. In altre parole, vegono contestate anche le inziative della Tap studiate per mitigare il dissenso.
La cultura del no
«La politica non aiuta», osserva Giancarlo Negro, 51 anni, presidente della Confindustria Lecce e imprenditore con Links, azienda di soluzioni informatiche per il settore bancario. «La politica non aiuta ma inoltre manca un'idea verso cui tendere, manca un progetto alternativo alla cultura del no».

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