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Formula 1: in Austria vince Verstappen

di Alex D'Agosta


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4' di lettura

Per gran parte di questa domenica di Formula 1 austriaca, in molti hanno pensato e desiderato che fosse finalmente arrivato il giorno giusto per la riscossa di Leclerc. Quest'anno infatti tanto il francese quanto il tedesco in rosso hanno immaginato in reiterate occasioni di conquistare la prima vittoria stagionale, ma è sfumata anche oggi.
Non ne aveva più, si dirà, ma non c'è dubbio che non abbia lottato adeguatamente sino alla fine. Le statistiche lo vedevano favorito, non solo e non tanto perchè la Ferrari era andata veramente bene, si era dimostrata finalmente veloce e lui aveva finalmente conquistato una seconda pole nel 2019, a riconferma che quella del Bahrain non era arrivata per caso. Era caldeggiato dalla scienza statistica perchè proprio in questa pista aveva già due volte saputo conquistare pole e vittoria in entrambe le serie propedeutiche alla Formula 1.
Una rimonta memorabile - Comunque andrà l'investigazione dei giudici sulla “toccata” a fine gara, c'è da dire che Verstappen si è reso protagonista di una grandissima rimonta. Partito molto male, tanto da trovarsi “azzoppato” allo start causa intervento del dispositivo anti stallo, l'olandese si è visto avvicinarsi e cannibalizzare uno per uno tutti gli avversari fino ad arrivare anche lassù, a prendere il vero leader di giornata in rosso. Ma sotto il traguardo, non lo era più: la bandiera scacchi ha sancito Verstappen quale pilota del giorno e va bene così, in fondo. Comunque è un giovane, comunque è uno dei protagonisti del presente e del futuro di questo sport, comunque lo meritava lui e il team, visto che la Red Bull, giunta oggi al sessantesimo trionfo, non vinceva dal gran premio del Messico 2018.
Meno Mercedes, più spettacolo - La scuderia con il vertice più “smargiasso” del mondiale oggi ha sorriso ha denti stretti. Dopo Verstappen e Vettel, un Hamilton già in difficoltà in qualifica con il secondo posto, arretrato poi per rispetto delle regole di “precedenza” dopo aver danneggiato l'ultimo giro lanciato di Raikkonen, non è mai stato in gara veramente. Ci ha pensato quindi il numero due, Bottas, a salire sul podio. Cosa improponibile invece per Gasly: il ventitreenne francese è alla terza stagione in Formula 1 ma la sua crescita è tutt'altro che adeguata alle aspettative di un top team, mandando su tutte le furie il management, che potrebbe appiedarlo anche prima della fine dell'anno. Oggi, per esempio, risultava l'unico pilota delle tre scuderie di punta a essere doppiato e, come se non bastasse, è stato superato anche da Norris con un'ancora mediocre McLaren. Sta di fatto che per una volta le Mercedes hanno avuto difficoltà di gestione delle gomme 2019 che, giusto questo week-end, hanno caldeggiato a far restare fino a fine anno, contrastando la proposta di Ferrari e di altri 4 team: ma serviva un consenso assoluto di 7 per tornare alle regole dello scorso anno e, forse, avere di nuovo un po' più di lotta. Degno di nota Sainz Jr, capace anche lui di una grande rimonta di posizioni: d'altra parte era finito molto dietro in griglia perchè, come altri due, ha sostituito dei “pezzi” contingentati fra una giornata e l'altra. Dulcis in fundo, le due Alfa Romeo: si sperava meglio, ma Raikkonen e Giovinazzi chiudono comunque entrambi a punti e superano la Racing Point-BWT (già nota come Force India) portandosi al sesto posto nel mondiale costruttori.
Chiaro che in questa giornata Mercedes avrebbe voluto vincere non tanto e non solo per la “solita” famelica voglia di arrivare davanti, ma perchè non si può proprio dimenticare che è la prima volta in cui si è corso in Austria dopo la recente scomparsa di Niki Lauda.
Pesantemente indietro, Kubica - Solo una settimana fa aveva avuto il brivido di arrivare almeno dietro davanti a Russell, il suo compagno di squadra e, purtroppo, di “sventura”, per essere approdati alla scuderia Williams 2019 che, al momento, appare uno dei peggiori di sempre. Il 2018 aveva visto infatti solo 7 punti per la scuderia ormai più che quarantenne dell'Oxfordshire, il secondo punteggio peggiore dopo i 5 punti del 2011 e del 2013, quando i propulsori erano Cosworth e Renault e al volante il più esperto era un Barrichello alla sua ultima stagione, completamente demotivato. La scuderia e il pilota meritano quindi un po' di attenzione e visibilità, perchè non è certo un title sponsor come ROKiT a essere in grado di fare la differenza per il futuro di una compagine così gloriosa: il brand californiano non infatti scelto la Formula 1 per cercare visibilità allo scopo di lanciare i suoi cellulari economici pensati in particolare per l'accesso a servizi aggiuntivi, ma non è un colosso economico che al momento ha portato le ingenti risorse di cui a Grove ci sarebbe reale bisogno. L'ultimo posto di oggi, doppiato di tre giri contro i “soli” due di Russell e Magnussen, denota che tuttavia non c'è solo la macchina a non farcela: Robert deve contare prevalentemente su una mano sola e, seppure sia capace di tenere un buon passo, la mancanza di “contatto visivo” con gli avversari potrebbe accelerare non poco il processo di abbandono definitivo del Circus.

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