DDl ANTICORRUZIONE

Lega attacca norme pro-Casaleggio. Scontro con M5S sul peculato

di Manuela Perrone

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5' di lettura

Di quel gioco continuo di passaggi e sgambetti che contraddistingue il rapporto tra M5S e Lega, il disegno di legge anticorruzione del ministro Alfonso Bonafede rappresenta la palestra perfetta. Ma chi pensava che la riforma della prescrizione fosse il terreno di battaglia principale, potrebbe ricredersi. Il nuovo fronte, pronto a deflagrare in Aula, è rappresentato dagli obblighi di trasparenza sui finanziamenti ai partiti e dalle norme già ribattezzate dai detrattori come “salva-Casaleggio”. Finite nel mirino dei leghisti, che rilanciano spingendo per una modifica del reato di peculato che salverebbe alcuni suoi noti esponenti. Incassando subito il parere negativo dei relatori M5S: i Cinque Stelle non la voteranno. A fine giornata, tra tensioni e imbarazzi, la Lega ritira la proposta.

Nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia alla Camera il deputato del Carroccio Igor Iezzi ha presentato un emendamento all’articolo 7 del provvedimento, quello che detta «norme in materia di trasparenza e controllo dei partiti e movimenti politici» e stabilisce la piena pubblicità di tutti i contributi a carattere patrimoniale, a partire da identità dei donatori e importo, che vanno annotati in un apposito registro bollato in ogni foglio da un notaio. Esenti dall’obbligo le somme inferiori a 500 euro corrisposte in contanti nel corso di manifestazioni ed eventi pubblici, dietro rilascio di ricevuta.

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Doveri di trasparenza che nel testo originario valgono soltanto per partiti e movimenti, e non anche per le associazioni e le fondazioni che l’articolo 9 del Ddl «parifica» ai partiti, stabilendo però «la separazione e la reciproca indipendenza tra le strutture direttive e di gestione corrente e la contabilità finanziaria del partito o movimento politico e le strutture direttive e di gestione corrente e la contabilità finanziaria della fondazione o associazione o comitato ad essi collegata». E prevedendo il vincolo aggiuntivo che ogni formazione politica può essere collegata a una sola associazione o comitato o fondazione. La norma, a Ddl appena varato, era finita subito nel mirino di Nicola Biondo e Marco Canestrari, rispettivamente ex responsabile della comunicazione a Montecitorio per il M5S ed ex dipendente della Casaleggio Associati, autori del libro “Supernova” dedicato a «segreti, tradimenti e bugie del M5S». «La legge “spazza corrotti”, come l’hanno chiamata - spiegano - rende di fatto legittima il sistema Casaleggio, che controlla il partito grazie allo statuto del M5s scritto da Luca Lanzalone. Davide Casaleggio, tramite l’Associazione Rousseau, raccoglie milioni di euro dai parlamentari e dagli attivisti del Movimento per sviluppare la piattaforma Rousseau, ma pure per organizzare sue iniziative, mai deliberate dal partito». 

La mossa di Iezzi sull’articolo 7 è semplice: il suo emendamento estende a fondazioni e associazioni l’obbligo di pubblicità dei contributi, compresi quelli ricevuti «ai fini della realizzazione e della gestione di piattaforme informatiche e siti Internet». Un attacco diretto a Rousseau e a Casaleggio, che a norma del nuovo regolamento M5S votato a gennaio 2018 ogni mese riceve dai suoi parlamentari un contributo di 300 euro «destinato al mantenimento delle piattaforme tecnologiche che supportano l’attività dei gruppi e dei singoli parlamentari». Obolo che crea più di un malumore anche tra gli eletti pentastellati. Luigi Di Maio ha già respinto ogni insinuazione: «L’Associazione Rousseau ha già rendicontato e quella secondo cui la legge anticorruzione è una norma salva-Casaleggio è una fake news».

La Lega ha provato a mettere sul piatto la sua contropartita: un altro emendamento a firma Roberto Turri, stavolta all’articolo 1, che salverebbe alcuni suoi noti parlamentari sotto inchiesta o già condannati per peculato, come il capogruppo Riccardo Molinari o il sottosegretario ai Trasporti Edoardo Rixi. La proposta di modifica restringe il campo dell’articolo 314 del Codice penale oggi in vigore, limitando il reato ai casi in cui la distrazione di somme da parte dei pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio non si verifichi «nell’ambito di procedimento normato da legge o regolamento» e non appartenga «alla sua competenza». Ma l’emendamento in serata è stato bocciato dai relatori del Movimento. Risultato: seduta sospesa e ripresa dopo accantonamento, finché la Lega non ha ufficializzato il ritiro della proposta.

Pungolare il M5S su Rousseau significa in ogni caso soffiare sul fuoco di polemiche già forti: il vicepremier M5S è finito sotto attacco anche per le mosse del Governo sulla blockchain, settore sul quale la Casaleggio Associati fornisce consulenza alle imprese e su cui ha appena pubblicato un rapporto finanziato da Poste Italiane e da Consulcesi Tech. Al ministero dello Sviluppo economico Di Maio ha voluto bandire subito la selezione di un gruppo di studio dedicato (30 esperti a titolo gratuito). Il Consiglio dei ministri del 15 ottobre ha approvato il decreto semplificazione, che prevede l’istituzione di un fondo di venture capital con Cassa depositi e prestiti proprio alle startup innovative che investono in questa tecnologia. Il Cipe, il 25 ottobre, sospende le sperimentazioni sul 5G per i telefonini e sposta 95 milioni alla diffusione del wi-fi e alla ricerca e sviluppo di tecnologie emergenti, comeappunto la blockchain. La legge di bilancio infine stanzia 110 milioni per ovviare al ritardo del venture capital italiano e 15 milioni l’anno per tre anni per un fondo Mise «per intelligenza artificiale, blockchain e Internet of Things».

Come se non bastasse, a Palazzo Chigi sono ormai insediati in posti chiave tanti uomini di Casaleggio. Ce n’è abbastanza per far gridare le opposizioni al conflitto d’interessi. Ipotesi smentita dallo stesso Davide, che ha sempre tenuto a sottolineare la separazione tra la sua azienda e il M5S: «Come Casaleggio Associati sicuramente non utilizzeremo quei 45 milioni di euro, non parteciperemo a quel bando perché noi non siamo focalizzati sulla costruzione di sistemi blockchain ma sulla consulenza tecnologica. Ma spero ce ne siano molti altri a sostegno della quarta rivoluzione industriale».

Al ministro Bonafede che ha annunciato una legge sul conflitto di interessi anche per gli editori ha però risposto il segretario dem Maurizio Martina: «Noi abbiamo già presentato una proposta per tutti i conflitti d’interessi, anche quelli tra Srl (qual è la Casaleggio Associati, ndr) e partiti politici, quindi siamo noi a sfidare il Governo». Gli ha fatto eco il deputato Pd Francesco Boccia: «Al tempo del capitalismo digitale il conflitto di interessi non riguarda solo l’editoria se condizionata da chi ha un ruolo politico, ma anche chi si occupa di dati, informazioni, business o attivitò che anche attraverso il web incidono sulle scelte politiche. Oggi la Casaleggio, visto il suo legame a doppio filo con i gruppi parlamentari M5S, così come 25 anni avveniva con Fininvest e Forza Italia, è in palese conflitto di interessi».

Chissà che non sia questa l’arma di pressione che la Lega potrebbe usare per far desistere i suoi alleati dal presentare la legge. Anche se, a livelli più alti, tra Casaleggio e il Carroccio sembra ancora correre buon sangue. Ieri a una presentazione del loro libro in Campidoglio Biondo e Canestrari hanno rivelato che anche il presidente dell’Associazione Rousseau, come Matteo Salvini, avrebbe incontrato Steve Bannon, l’ex stratega di Trump, a ridosso della formazione del Governo gialloverde. Bannon, si sa, è un grande estimatore dell’Esecutivo italiano e un fan dei sovranisti europei.

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