AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca che sfrutta l'esperienza e la competenza specifica dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni al servizio dei lettori. Può includere previsioni di possibili evoluzioni di eventi sulla base dell'esperienza.Scopri di piùL’impatto del voto sulle coalizioni

Lega e Fdi penalizzati dalla competizione reciproca: centrodestra diviso più che mai

Gli alleati di centrodestra escono dal voto amministrativo divisi e senza una prospettiva di alternativa di Governo. Inevitabilmente il peso della responsabilità ricade sui due principali partiti e leader della coalizione: Matteo Salvini e Giorgia Meloni.Sorride Forza Italia

di Barbara Fiammeri

3' di lettura

Divisi e senza una prospettiva di alternativa di Governo. È il dato politico che emerge in queste ore e di cui portano inevitabilmente il peso i due principali partiti e leader della coalizione: Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

La competizione tra Lega e Fratelli d’Italia per il primato alla fine ha penalizzato entrambi. Si dirà che Meloni, al contrario di Salvini, può rivendicare in termini di consensi ricevuti un risultato positivo, anzi un successo senza precedenti, se raffrontato con qualunque consultazione del passato. Vero ma non basta per conquistare il ruolo di credibile alternativa di Governo che era ed è il principale obiettivo della presidente di Fdi.

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Lo spartiacque del risultato romano

Ecco perché da questo punto di vista il risultato di Roma può essere letto come uno spartiacque. Lo sapremo tra due settimane, all’esito del ballottaggio. Qualcosa però si può dire. Ad esempio, se come sembra Enrico Michetti, il candidato sponsorizzato da Meloni e accolto dai suoi alleati senza troppo entusiasmo, dovesse ottenere meno voti dei partiti che lo sostengono, sarebbe evidente che una parte dell’elettorato non ha apprezzato la scelta.

Così la distanza esigua con lo sfidante del centrosinistra Roberto Gualtieri che doveva fronteggiare la concorrenza di Raggi e Calenda. A Meloni non basterà evocare il complotto, la “polpetta avvelenata” a seguito dell’inchiesta sulla destra neofascista in cui è rimasto coinvolto il suo capodelegazione a Bruxelles Carlo Fidanza.

Così come per Salvini, il risultato deludente della sua Lega, non può essere giustificato dal caso Morisi, il suo spin doctor finito in mezzo a un’inchiesta per droga, a una settimana dal voto.

Lega in discesa già dall’estate del Papeete

La Lega è infatti in calo da tempo. La discesa è cominciata dopo l’estate del Papeete. Da allora Salvini non ha più vinto una competizione elettorale, una discesa che ha proseguito quando era all’opposizione. E non si è interrotta quando la Lega è tornata al Governo. Significa che la linea politica non convince. Così come il candidato sindaco imposto a Milano.

Che l'esito negativo fosse il più probabile Salvini l'aveva messo in conto da tempo, visto che per la prima volta ha deciso di non guidare la lista della Lega a Milano.

Il segretario adesso è chiamato a decidere il “che fare?”Al di là delle smentite di rito, le due Leghe, quella di Giorgetti e Zaia da una parte che promuovono green pass e vaccino e di Bagnai e Borghi che vanno in piazza con i no vax, esistono e sono sempre più distanti. Salvini finora era riuscito ad essere il trait d’union. Ma l’insuccesso di queste elezioni per la prima volta rischia di metterne in discussione la leadership.

La linea di Forza Italia

Quanto a Forza Italia i numeri non lasciano certo tranquilli. Tuttavia sono gli unici a poter già brindare alla vittoria con l’elezione in Calabria alla guida della Regione di Roberto Occhiuto. A differenza dei suoi alleati, Silvio Berlusconi ha voluto che a cimentarsi fosse un politico noto (è capogruppo uscente alla Camera) e forse questo ha pagato. Ma soprattutto gli azzurri non hanno tentennamenti sul che fare a partire dal sostegno senza se e senza ma a Mario Draghi.

Lo si è visto con chiarezza anche in questi giorni nei quali l'ex premier non ha risparmiato frecciate agli alleati. Berlusconi sarà a Roma nelle prossime ore per decidere le prossime mosse. Lo stesso faranno Salvini e Meloni. Ognuno per conto proprio. La crepa nel centro destra è già evidente e nel prossimo futuro potrebbe approfondirsi ancora di più in vista della partita sul Quirinale.

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