VERSO LA MANOVRA

Lega e M5S: dal fisco agli 80 euro, la guerra dei dossier

La Lega tira dritto sulla flat tax ma Tria e M5s puntano alla riforma progressiva delle aliquote Irpef. Piano Di Maio da 4 miliardi per compensare il salario minimo. Il Carroccio: bonus Renzi da maggiorare

di Giovanni Parente e Marco Rogari

Salvini: restiamo se tagliamo le tasse

La Lega tira dritto sulla flat tax ma Tria e M5s puntano alla riforma progressiva delle aliquote Irpef. Piano Di Maio da 4 miliardi per compensare il salario minimo. Il Carroccio: bonus Renzi da maggiorare


3' di lettura

Una partita con tanto di entrate a gamba tesa. Che condiziona la definizione della manovra, e non solo. La riforma del fisco continua ad essere un oggetto di contesa all’interno di Governo e maggioranza. Appaiono distanti se non addirittura opposte le strategie di Lega e Cinque stelle su riassetto dell’Irpef, condoni e bonus 80 euro riconfigurato in funzione del taglio del cuneo fiscale.

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Con il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, sempre più nel mirino del Carroccio per i precisi paletti fissati, d’intesa con Palazzo Chigi, sul terreno del nuovo fisco: semplificazione delle aliquote con un immediato alleggerimento per i ceti medi ma negli spazi di bilancio consentiti, ovvero compatibilmente con gli impegni presi sui conti pubblici. Paletti che hanno portato a nuove critiche al ministro da parte del vicepremier Matteo Salvini («la Lega non voterà mai una manovra economica timida e con pochi spiccioli»), fermamente deciso a difendere il progetto di una vera flat tax.

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Non a caso, la tassa piatta è stato il primo capitolo affrontato da Salvini nel tavolo con le parti sociali convocato autonomamente il 15 luglio al Viminale, indispettendo M5S e soprattutto il premier Conte. Che, a sua volta, proprio sul fisco ha chiamato giovedì scorso a Palazzo Chigi sindacati e associazioni di categoria. Un confronto al quale era presente anche Tria che ha prospettato il suo progetto di revisione delle aliquote, simile a quello allo studio dei Cinque stelle che puntano a un’Irpef su tre scaglioni ma con ampliamento della no tax area e inserimento del coefficiente familiare.

Tra gli obiettivi di Luigi Di Maio c’è anche l’introduzione del salario minimo accompagnato da un taglio da 4 miliardi del cuneo contributivo per compensare i maggiori costi sostenuti dalle imprese. Un’operazione che non piace affatto al Carroccio che, pur condividendo la necessità di alleggerire il costo del lavoro, scommette su un ulteriore intervento sul cuneo fiscale, facendo leva sulla trasformazione in detrazione del bonus 80 euro e sul suo possibile innalzamento anche oltre i 100 euro. Un’ipotesi che sembra non dispiacere al Mef, visto che lo stesso Tria ha ipotizzato un restyling magari portandolo a 90 euro.

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Ma non solo sulla tassa piatta i punti di contatto appaiono esigui. Anche sulla nuova edizione della pace fiscale non sono mancate le schermaglie a distanza. Con la Lega che è uscita apertamente allo scoperto su un progetto di condono del contante detenuto nelle cassette di sicurezza, anche se con l’esclusione di scudi penali e di capitali detenuti all’estero. Idea che ai Cinque stelle non è mai piaciuta, tanto da far trapelare che si trattasse di un regalo alla criminalità organizzata. Facendo, in questo modo, riaffiorare tutte le crepe già emerse in occasione del decreto fiscale dello scorso autunno, quando la Lega fu costretta a un dietrofront sul condono del 20% (la cosiddetta dichiarazione integrativa speciale). Le distanze si riducono drasticamente sull’ipotesi di estendere il saldo e stralcio anche alle imprese in difficoltà e che, pur avendo dichiarato imposte e contributi, non sono riusciti a versarli per carenza di liquidità.

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