ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa corsa dei prezzi

Legacoop-Prometeia: ecco perché l’inflazione resterà alta anche nel 2023

In Europa, e quindi anche in Italia, anche per l’indebolimento dell’euro nei confronti del dollaro che attenua la flessione dei prezzi delle commodity in valuta nazionale, probabilmente l’accelerazione dei prezzi non ha ancora raggiunto il picco

di Andrea Carli

Istat, inflazione ai massimi dal 1984

3' di lettura

Il progressivo ripristino del funzionamento delle catene del valore e il rallentamento dell’economia mondiale contribuiscono alla riduzione delle quotazioni in dollari di molte commodity industriali e alimentari nei mercati internazionali, lasciando intravvedere la possibilità di contributi via via minori di questi prodotti nella formazione dei prezzi.

L’inflazione non ha ancora raggiunto il picco

Ma - sottolinea un report realizzato da AreaStudi Legacoop e Prometeia - se negli Usa questa tendenza si sta già trasferendo lungo tutte le filiere di produzione e distribuzione, fino ai prezzi al consumo, in Europa, e quindi anche in Italia, anche per l’indebolimento dell’euro nei confronti del dollaro che attenua la flessione dei prezzi delle commodity in valuta nazionale, probabilmente l’inflazione non ha ancora raggiunto il picco e non si delineano le condizioni per un suo rapido rientro il prossimo anno. «I bilanci delle famiglie italiane sono troppo in tensione, quindi questo è l’arco temporale su cui occorre concentrare misure di sostegno pubblico al potere d’acquisto degli italiani per scongiurare guai peggiori», osserva Mauro Lusetti, presidente di Legacoop.

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Da aprile calo dei prezzi in dollari delle materie prime

L’indagine evidenzia come da aprile i prezzi internazionali in dollari delle materie prime, soprattutto le materie prime industriali, siano in calo per una serie di motivi: il rilassamento delle restrizioni per contenere la diffusione del Covid ha agevolato il ripristino delle catene del valore e la normalizzazione della logistica mondiale; sono aumentate le attese di rallentamento della crescita economica per gli effetti negativi sui consumi e gli investimenti esercitati dall’alta inflazione ma anche per gli effetti della restrizione monetaria implementata nei principali paesi per riportare al più presto l’inflazione vicina all’obiettivo. Inoltre, la frenata dell’attività economica e la debolezza della domanda cinese hanno contribuito a raffreddare la domanda mondiale di metalli (alluminio, rame, minerali di ferro) e, più in generale, di materie prime industriali.

Cosa accade per i prodotti agricoli e alimentari

In calo anche i prezzi internazionali dei prodotti agricoli/alimentari, per alcuni dei quali, però, continua e continuerà a rilevare il ruolo centrale come produttori ed esportatori di Russia ed Ucraina, che contribuisce a mantenere i prezzi su valori di massimo storico. È il caso dell’olio di girasole passato dai 75 euro per tonnellata metrica dell’ottobre 2018 ai 175 euro dell'ottobre 2022 (con un picco di oltre 250 euro a settembre), e dell’urea, passata dai 70 euro per tonnellata metrica dell’ottobre 2018 ai 330 euro per tonnellata metrica di ottobre 2022 (con un picco di oltre 400 euro a settembre). Dinamica analoga per il grano, la cui persistenza su valori di massimo storico del prezzo, dai poco più di 100 euro allo staio di ottobre 2018 ai 180 euro di ottobre 2022 (con un picco di 230 euro a settembre) è riconducibile alla eccezionale siccità di quest’anno e ai più elevati costi di produzione.

Le diverse ricadute negli Usa e in Europa

Una situazione internazionale che, sottolinea il report, ha riflessi diversi negli Usa e in Europa. Negli Stati Uniti l’inflazione si è ridotta (su base annua, dal 9,1% di giugno al 7,7% di ottobre 2022), oltre che per la riduzione dei prezzi delle materie prime, per il ritorno dei costi di trasporto su valori pre-Covid e per il rafforzamento del dollaro. In Europa gli effetti disinflazionistici esercitati dalla riduzione dei prezzi internazionali delle materie prime sono in parte compensati dall’aumento del prezzo del gas (che dopo aver raggiunto picchi di oltre 250 dollari a MWh nel mese di novembre si è comunque riportato a circa 75 dollari) e dall’incertezza che andrà a contraddistinguere ancora i mesi invernali, dall’indebolimento dell’euro sul dollaro e, rispetto agli Usa, dalla maggiore dipendenza da Russia e Ucraina come mercato di origine di alcuni prodotti agricoli.

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