le testimonianze

Legaltech: curiosità e mente aperta per tenere il passo dell’innovazione

di Dario Aquaro

2' di lettura

«Credo che la caratteristica fondamentale di un tech lawyer sia la curiosità. Il diritto della tecnologia è un fenomeno globale e per essere compreso richiede un approccio aperto e flessibile, difficile da adottare e mantenere se non si è early adopter, sia a livello giuridico che tecnologico». Valentina Morgante è avvocato nello studio trevigiano BM&A, in cui nel 2016 è stato organizzato un team per la gestione delle dinamiche di e-commerce. E lavorando sul legaltech a favore delle imprese, il team ha allargato il focus alle applicazioni di intelligenza artificiale e alla blockchain in ambito finanziario e no.

«Quando un cliente ci pone un problema legale, specie se si tratta di start up o di ingegneri di un dipartimento R&S, spesso non esiste una soluzione normativa acclarata. E allora il nostro compito - spiega Morgante - è capire se e come adattare in via interpretativa le norme esistenti, verificando se lo stesso problema sia già stato affrontato in altri ordinamenti e se l’eventuale soluzione possa essere riproposta». Conseguita la laurea all’università di Padova, dove ha frequentato la Scuola Galileana di studi superiori e dove è sorto l’interesse per l’It law, Morgante ha continuato a seguire lo sviluppo della materia durante il dottorato di ricerca alla Scuola Sant’Anna di Pisa. E oggi che è il legale di riferimento dello studio BM&A nel ramo tech, non interrompe la sua attività formativa: grazie a una borsa di studio dell’ordine degli avvocati di Parigi, ha da poco terminato un periodo di secondment presso un’importante law firm specializzata nel legaltech.

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Dall’estero è passato anche il percorso di Raffaele Battaglini, fondatore dello studio torinese Battaglini-De Sabato. Dopo la laurea all’Università di Torino, nel 2006 ha puntato sul master LL.M. in “Innovation, technology and the law” a Edinburgo, prima di far pratica nello studio Gianni, Origoni, Grippo & Partners, specializzandosi in ambito societario. «Durante il master ho studiato anche gli smart contract, e in seguito all’evoluzione legata alla blockchain - racconta Battaglini - ho approfondito il tema, incontrando poi la community globale Legal Hackers, di cui ho aperto il primo capitolo italiano».

Digitale e innovazione spingono l’attività dello studio. «Il fenomeno del legaltech, che in Italia è ancora contenuto, si diffonderà sempre più. E l’avvocato deve studiare per restare al passo - conclude Battaglini -. Non sono un nativo digitale e non credo che il “saper fare” dipenda dall’età: è una questione di flessibilità mentale».

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