Intervista a Giuseppe Biazzo

«Legame più stretto scuola-impresa»

di Andrea Marini

3' di lettura

«Il rapporto tra modo della formazione e quello dell’impresa è fondamentale. Per i ragazzi l’alternanza scuola-lavoro serve per capire qual è la mentalità aziendale e le proprie aspirazioni. Per un imprenditore è una opportunità per scoprire talenti che poi serviranno per lo sviluppo futuro». Giuseppe Biazzo, da settembre 2020 vicepresidente di Unindustria Lazio con delega sul capitele umano e la cultura d’impresa, analizza il legame tra formazione e mondo dell’impresa, in una fase particolarmente difficile dopo il Covid e l’esperienza della didattica a distanza. Il tutto alla vigilia di un nuovo anno che per la scuola e le università non è ancora esente da incognite.

Biazzo, fondatore e amministratore delegato di Orienta SpA, agenzia per il lavoro italiana, da ottobre 2013 è presidente di Ebitemp, l’ente bilaterale del settore della somministrazione. Dal 2011 al 2012 è stato vicepresidente di Assolavoro, la principale associazione italiana delle agenzie per il lavoro aderente a Confindustria.

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Come ha impattato la crisi del Covid nel rapporto formazione-impresa?
C’è stato un cambiamento molto forte e inatteso. È stato sempre più difficile mantenere il rapporto, in una situazione in cui la didattica si è sviluppata a distanza. Come associazione abbiamo comunque cercato di essere presenti anche con incontri di orientamento da remoto. Abbiamo organizzato anche seminari rivolti ai professori che si occupano di orientamento. Le aule virtuali sono state molto frequentate. Ora contiamo di raccogliere i frutti di queste iniziative.

Nel Lazio c’è un buon legame tra mondo della formazione e impresa?
È molto a macchia di leopardo, non solo nel Lazio. Ci sono istituti che si danno molto da fare, altri meno. C’è anche da considerare che le aziende vivono una situazione difficile, non è sempre facile mantenere un rapporto con la scuola.

Cosa bisognerebbe fare per attrarre più studenti negli istituti tecnici?
I dati continuano a marcare una forte attrattività dei licei a scapito della formazione tecnica. Pesa un retaggio culturale. Bisogna far capire ai giovani che la formazione tecnica offre grandi opportunità di collocamento nel molto del lavoro ed è stimolante anche dal punto di vista dello sviluppo tecnologico.

Cosa si può fare per invertire la tendenza?
Continuare, come Unindustria sta facendo, con incontri e roadshow per cambiare questo retaggio culturale. Anche con le ragazze, che ancora sono poco attratte dalla istruzione tecnica e dalle lauree scientifiche.

Cosa fare nel Lazio per diffondere la cultura d’impresa?
In Italia c’è un retaggio culturale per cui l’impresa qualche volta è vista negativamente, come una organizzazione che vede solo il profitto. In realtà le imprese di successo portano grandi benefici e ricchezza nei territori in cui operano. Bisogna proseguire, come Confindustria a livello nazionale sta già facendo, per far conoscere le eccellenze sul territorio, i musei d’impresa, le start up di successo. I ragazzi sono attratti da questo mondo più di quanto si pensi.

Perché sono così importati gli Istituti tecnici superiori?
Perché si occupano di fornire alle imprese figure tecniche e professionali fondamentali. Bisognerà aumentare le persone formate con questa tipologia di studio: l’80% trova lavoro a un anno dal diploma.

Cosa ne pensa della riforma degli Its?
Alla Camera sono state inserite molte delle richieste delle imprese. Per esempio i presidenti delle fondazioni Its verranno dal mondo produttivo e non ci saranno limiti alla docenza (basteranno 5 anni di esperienza nel settore produttivo).

Quali modifiche andrebbero fatte ora al Senato?
Per esempio, il finanziamento dovrebbe uscire dalla logica annuale, per dare più stabilità all’investimento nell’Its.

Che ruolo potrà avere il Rome Technopole, quella sorta di Politecnico di Roma e del Lazio voluto da Unindustria?
Sarà un punto di eccellenza per attrarre talenti, anche dall’estero. Un acceleratore dello sviluppo del territorio.

Cosa può fare la Regione Lazio per il capitale umano del territorio?
Sul lato formativo servirebbero progetti più legati allo sbocco professionale, ai diversi distretti di eccellenza sul territorio.

Perché è importante per le imprese avere un rapporto più stretto con il mondo della formazione?
Il rapporto con la formazione serve ad aumentare la competitività dell’azienda. Ognuna, valutando le proprie priorità, dovrebbe aprirsi all’esterno per attrarre capitale umano di cui ha bisogno per affrontare il mercato.

In autunno si vota a Roma. L’identikit del nuovo sindaco?
Unindustria non è una organizzazione politica, quindi guarderà i programmi dei candidati e la loro concretezza.

Cosa può fare il Comune per favorire il rapporto formazione-lavoro?
Il Comune può fare tanto: una città efficiente, che funziona, è in grado di attrarre aziende che aumentano la ricchezza e la possibilità di impiego sul territorio.

Che consiglio dà a uno studente che deve scegliere il proprio percorso formativo?
Dovrebbe coniugare le proprie aspirazioni con le richieste che vengono dal mercato del lavoro. Serve metodo per capire le opportunità che offre il territorio. Il momento non è facile, ma la costanza viene premiata.

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