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Legge concorrenza, indennizzo diretto esteso alle compagnie estere

di Maurizio Hazan

(Adobe Stock)

2' di lettura

Torna l’idea di estendere l’ambito di applicazione della procedura di indennizzo diretto (Card) alle assicurazioni estere che operano in Italia, in regime di stabilimento o di libera prestazione di servizi. L’articolo 31 del disegno di legge Concorrenza, approvato in prima lettura il 30 maggio al Senato) mira a modificare l’articolo 150 del Codice delle assicurazioni, rendendo l’adesione alla Card obbligatoria per tutti.

Già da tempo si era pensato a una modifica in questo senso, per eliminare la disparità fra imprese nazionali ed estere: il consumatore trova spesso offerte non omogenee, con prezzi spesso diversi proprio in funzione della presenza, o meno, della possibilità di chiedere il risarcimento “direttamente” alla propria assicurazione. La differenza – non sempre percepita - non è lieve, proprio perché la Card cala il processo liquidativo all’interno della relazione cliente-compagnia. Quest’ultima sostiene un costo che le va poi rimborsato da quella del responsabile civile, con un sistema forfettario che quasi sempre non riflette il valore effettivo del risarcimento erogato.

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In questo disallineamento s’insinua il rischio di anomalie che potrebbero a volte indurre a condotte liquidative non virtuose (spingendo a risarcire i danni inferiori al forfait). Ma soprattutto ci possono essere distorsioni sensibili nei bilanci delle imprese che trattano in prevalenza veicoli che, come i motocicli, comportano danni (specie a persone) maggiori del forfait (specie in sinistri con veicoli di tipo diverso).

Tali anomalie, confermate da copiosi studi attuariali (come quello del centro Camsef della Luiss, commissionato dall’Ancma e richiamato venerdì scorso dall’Ordine degli attuari), hanno in qualche modo condizionato il mercato e favorito nel comparto moto le compagnie estere: non essendo soggette alla Card, non sono penalizzate dal forfait.

Se la modifica approvata al Senato passasse definitivamente nei termini indicati (cosa tutta da vedere), il sistema del risarcimento diretto avrebbe, sì, guadagnato in coerenza, senza però risolvere il vero problema che, dopotutto, è alla base delle anomalie: quel rimborso forfettario che, ove imposto in termini generalizzati, porterebbe un aumento delle tariffe concepite in un sistema liquidativo diverso. Inoltre ciò potrebbe ulteriormente contaminare la regola di quotazione del rischio, assimilandola in parte a quella delle altre garanzie danni dirette.

È dunque auspicabile che il problema sia affrontato con maggior respiro, valutando una più ampia riforma della procedura e, soprattutto, esaminando, tra le altre, la possibilità di superare il forfait con una regola di rimborso dei risarcimenti puntuale e a pie’ di lista. Prevedendo inoltre un periodo transitorio utile ad attuare le eventuali novità.

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