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Legge elettorale, nuovo stop: esame in commissione dopo motivazioni Consulta

di Andrea Gagliardi

(ANSA)

3' di lettura

Nuovo stop per la legge elettorale. La commissione Affari Costituzionali della Camera inizierà l’esame delle proposte di legge in materia elettorale dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza della Consulta sull’Italicum (attese entro il 10 febbraio, ndr). Lo ha deciso l’Ufficio di presidenza della Commissione. Il 9 febbraio verranno incardinate ufficialmente le proposte, ma il loro esame inizierà dopo le motivazioni. Una decisione che ha suscitato il plauso di Forza Italia («ha vinto il buonsenso, no a forzature») e l’ira del M5s («Il Pd fa melina, non vuole le elezioni»).

La conferenza dei Capigruppo della Camera ha calendarizzato per il 27 febbraio l’approdo in aula della riforma. Ma a una condizione: «ove la Commissione abbia concluso i lavori». Di fatto significa che se entro quella data non si sarà arrivati a un accordo su un testo condiviso, la legge elettorale verrà cancellata dal calendario dell’Aula e si andrà dritti al voto con gli attuali sistemi usciti dalla Consulta per Camera e Senato.

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M5S: Pd fa melina. Fi: bene così, no a forzature
Lo slittamento dell’inizio dell'esame in commissione è stata deciso oggi a seguito di una richiesta avanzata da Fi e dagli altri gruppi di maggioranza e opposizione, esclusi Pd, M5S e Lega Nord. Pd e M5S avevano invece proposto l’incardinamento, oggi stesso, delle rispettive proposte di legge. Tra i testi del Pd figura anche la riproposizione del 'Mattarellum'. «Il Pd oggi ha dimostrato che vuole arrivare a fine legislatura. Hanno fatto melina in prima commissione, affermando di voler aspettare le motivazioni della Corte costituzionale. In realtà non vogliono far arrivare nessun testo sulla legge elettorale, all'esame dell'Aula, in programma il prossimo 27 febbraio» hanno tuonato i deputati M5S della commissione Affari Costituzionali. Un’accusa rispedita al mittente dal Pd. «L’esame potrà essere affrontato alla luce dei rilievi di costituzionalità senza però porre alcun freno rispetto a quanto già deciso dalla conferenza dei Capigruppo» ha assicurato Emanuele Fiano, capogruppo del Partito democratico in I Commissione. «Grande soddisfazione» per gli esiti dell’Ufficio di presidenza della Commissione è stata espressa da Fi, che in una nota del gruppo alla Camera ha parlato di vittoria della «linea della ragionevolezza e del buon senso».

Lo stop di Grillo sui capilista bloccati
L’accelerazione impressa dalla Capigruppo alla Camera, con la legge elettorale calendarizzata per l'Aula il 27 febbraio, aveva fatto avanzare l’ipotesi di un accordo veloce tra il Pd e il M5S, con il placet della Lega, per uniformare i sistemi elettorali di Camera e Senato lasciati in piedi dalla Corte costituzionale estendendo quel che resta dell’Italicum anche al Senato, come chiesto appunto dal M5S. Ossia: premio di maggioranza alla lista che superi il 40% e sbarramento unico del 3%, capilista bloccati e preferenze per gli altri candidati in lista, incentivi per le candidature di genere. Eppure nella serata di ieri la conditio “sine qua non” posta dai Cinque Stelle, ossia l’estensione del “Legalicum” della Camera anche in Senato, è cambiata.

E il contrordine è arrivato direttamente da Beppe Grillo tramite blog: «Nella nostra proposta l’unica cosa che abbiano eliminato rispetto all'impianto uscito dalla sentenza della Consulta sono i capilista bloccati, una scelta di democrazia su cui nessuno può eccepire». Il che significa riaprire il vaso di pandora. Sembra sempre più difficile insomma un accordo politico sulle modifiche da apportate alla legge elettorale. E sempre più probabile che si andrà a votare con i due Consultellum. Una soluzione che non è sgradita al segretario del Pd.

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