lunedì la direzione dem

Legge elettorale, Pd cerca accordo in attesa di motivazioni Consulta


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(ANSA)

3' di lettura

Conto alla rovescia per l’inizio del dibattito parlamentare sulla legge elettorale, che sarà incardinata giovedì in Commissione Affari costituzionali della Camera, mentre forse già venerdì o uno dei primi giorni della settimana successiva, dovrebbero essere pubblicate le motivazioni della sentenza della Consulta sull’Italicum. Ma è il doppio confronto interno del Pd - mercoledì 8 l'Assemblea dei deputati e lunedì 13 la Direzione del partito - ad apparire decisivo per le
sorti della legge elettorale.

In attesa delle motivazioni della Consulta
Giovedì il presidente della Commissione Affari costituzionali, Andrea Mazziotti, illustrerà le 16 proposte di legge finora depositate, ma l’accordo è che il dibattito vero e proprio inizierà dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza della Consulta. Qualcuno si è infatti riservato di presentare ulteriori proposte alla luce delle osservazioni della Corte. Questa, a quanto sembra, potrebbe accelerare i tempi della pubblicazione delle motivazioni a cui sta lavorando il relatore, Nicolò Zanon, così da renderle note tra venerdì e martedì prossimo.

Berlusconi punta su tempi lunghi per legge elettorale
Berlusconi, che continua a tenersi lontano dalla Capitale, non ha nessuna fretta di intavolare una discussione vera sulla legge elettorale. Il centrodestra diviso
e l’attesa per la sentenza della corte di Strasburgo rappresentano due buoni motivi per sperare in un allungamento dei tempi tale da 'scavallare' il mese di giugno. Ma se l’ex premier prende tempo, chi invece insiste nel voler tornare al
più presto al voto è Matteo Salvini. Forte dei sondaggi che danno il Carroccio in crescita, il segretario leghista sabato 11 marzo ha organizzato una manifestazione a Napoli. Si tratta, nelle intenzioni di Salvini, di un primo
appuntamento che lo porterà in giro per l'Italia in una sorta di campagna elettorale anticipata.

Ap e Forza Italia a favore del premio alla coalizione
Sui contenuti delle modifiche alla legge elettorale, oggi Ap, Forza Italia (con Renato Brunetta e Deborah Bergamini) e l’Udc, hanno rilanciano la proposta avanzata dal ministro Franceschini venerdì scorso: introdurre nel sistema della Camera il premio alla coalizione anziché alla lista che supera il 40%. Su questa proposta in casa Dem hanno già dato l’assenso diversi leader di altre componenti (da Maurizio Martina a Beppe Fioroni). E su questo si tasta il polso alle minoranze dem (di Pierluigi Bersani e Roberto Speranza e di Gianni Cuperlo) per trovare un punto di incontro soprattutto alla Direzione di lunedì.

I dubbi di Renzi
Il punto è che Renzi continua a preferire il premio alla lista, in coerenza con la vocazione maggioritaria del suo Pd, che aspira a raggiungere il 40% da solo sfruttando il meccanismo del voto utile. In ogni caso Renzi lascia lavorare il Parlamento, con un occhio attento ai tempi: l'importante è non aprire il vaso di pandora di discussioni infinite sui dettagli solo con l'obiettivo di non andare al voto prima del 2018.

Pd in ordine sparso sulle modifiche
Un ragionamento completamente diverso lo ha fatto Matteo Orfini, riproponendo l’Italikos, cioè il sistema già depositato dai “giovani turchi”. Anziché un'alleanza “da Pisapia ad Alfano” con in mezzo il Pd, sarebbe meglio - dice - un sistema in cui tutti i partiti corrono da soli, con un premio di governabilità di 90 seggi al più votato. Al di là dell’aspetto tecnico, il ragionamento politico è che una alleanza in stile Unione (da Mastella a Turigliatto) avrebbe meno appeal per molti elettori di centrosinistra. Se i partiti
corressero da soli il Pd, grazie al voto utile, potrebbe mangiarsi un po' di voti centristi, e Pisapia potrebbe fare altrettanto con Sinistra Italiana. A quel punto Pd e la lista dell’ex sindaco di Milano avrebbero da soli la maggioranza per
una alleanza post-elettorale, senza bisogno di farla anche con Alfano. Una prospettiva più “di sinistra” che potrebbe essere interessante, nell'intenzione di Orfini, anche per la minoranza Dem.

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