IN COMMISSIONE ALLA CAMERA

Legge elettorale, nei primi voti tiene l’accordo a quattro

di Mariolina Sesto

(LaPresse)

2' di lettura

Tiene l’accordo a quattro Pd-Ap-Lega-Fi nei primi voti sulla legge elettorale in commssione Affari costituzionali della Camera. Oggi sono stati votati e bocciati tre emendamenti di Mpd (uno sulle preferenze e due che riproponevano il sistema proporzionale). Accantonate alcune questioni rilevanti del Rosatellum 2.0: il voto disgiunto, le quote di genere, le firme a sostegno delle liste, le pluri-candidture, le soglie di sbarramento e il tema del capo della forza politica. Parere negativo, oltre alle preferenze e ai sistemi alternativi, anche sugli emendamenti riguardanti il regime delle inelegibilità, le norme sul Trentino Alto Adige e quelle sulle minoranze linguistiche in Friuli Venezia Giulia, e la configurazione grafica della scheda.

Bocciati preferenze e proporzionale
La commissione ha bocciato un emendamento di Mdp, a prima firma di Alfredo D’Attorre, che introduceva nel Rosatellum 2.0 la doppia preferenza di genere. Il relatore Emanuele Fiano aveva espresso parere negativo e la maggioranza che sostiene la legge ha bocciato l’emendamento. A riprova del fatto che l’accordo a quattro regge all’urto dei voti in commissione. La Commissione Affari costituzionali ha respinto poi anche un altro emendamento al Rosatellum 2.0 che riproponeva il sistema proporzionale su cui si era trovato un accordo a giugno. L’emendamento bocciato era sempre di Mdp, ma altri analoghi sono stati presentati da M5s, SI e dallo stesso Mdp, con leggere variazioni l’uno dall’altro.

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Le questioni accantonate
Uno dei leader della minoranza interna del Pd, Gianni Cuperlo, ha chiesto al relatore del Rosatellum 2.0 di accantonare gli emendamenti sul voto disgiunto, in modo da poterne discutere all’assemblea del gruppo Dem, convocata domani sera. La richiesta ha l’obiettivo di cercare un’intesa con Mdp, che ha presentato emendamenti che propongono il voto disgiunto tra collegio uninominale e listini proporzionali. Richiesta accettata da Fiano che, proprio per tendere una mano ai bersaniani, ha accantonato una serie di temi per poter studiare eventuali accordi. Il voto disgiunto, in particolare, cioè la possibilità di votare un candidato del collegio uninominale ed una lista diversa da quella di quel candidato, tende a favorire i partiti fuori dalle coalizioni, come ad esempio Mdp.

Un gesto che, tuttavia, non sembra essere stato apprezzato da Mdp. Che con Alfredo D’Attorre ha avuto parole di fuoco su quanto sta accadendo in commissione: «Si è formata a sostegno del Rosatellum una maggioranza che spacca la maggioranza di governo e che non è nemmeno istituzionale, perché viene approvata una legge fatta apposta per colpire e isolare Mdp e per escludere il confronto con la principale forza di opposizione». La replica del Pd non si è fatta attendre ed è stata altrettanto dura: «Votano contro il governo 4 volte su 10 e poi accusano noi di dividere la maggioranza. Le barzellette di D’Attorre (Mdp) non fanno ridere nessuno. Il nostro Paese ha bisogno di una nuova legge elettorale e noi ce la metteremo tutta per giungere a questo importante risultato» ha sentenziato il deputato dem Ernesto Carbone, responsabile nazionale del dipartimento Sviluppo economico del Pd.

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