IN commissione alla camera

Legge elettorale, si tratta su collegi e candidature plurime

(LaPresse)

4' di lettura

Hanno superato quota 780 gli emendamenti alla legge elettorale che la commissione Affari Costituzionali della Camera ha iniziato a votare oggi pomeriggio, dando tempo e spazio alle tratttative tra Pd, M5S e Forza Italia (e Lega, che formalmente non partecipa al tavolo) sulle possibili ulteriori modifiche al maxi emendamento del relatore dem Emanuele Fiano. Il testo su cui nei giorni scorsi si è imbastito l’accordo a tre che ha rimesso in pista la riforma.

Maratona di voto per rispettare l’approdo in aula
Alle 417 proposte di modifica già presentate si sono aggiunti in mattinata 365 subemendamenti . In questo elenco compaiono molte proposte dei tre partiti maggiori: in particolare, 101 sono del Pd (di cui 70 sulla perimetrazione dei collegi), 26 di Fi, 20 da M5s, nonché 21 da Si e 2 dalla Lega. Tra i contrari all'accordo, Mdp ha presentato 38 subemendamenti, Civici e Innovatori 35, Ap-Ncd 28, Direzione Italia 21. Le votazioni proseguiranno domani pomeriggio e lunedì così da rispettare il termine per l'approdo in Aula del testo previsto per martedì 6 alle ore 12.

Loading...

Gli aspetti oggetto di trattativa
La nuova intesa si basa su tre modifiche: la riduzione a 225 collegi uninominali alla Camera (che andranno a coincidere con quelli previsti per il Senato dal Mattarellum) e 112 al Senato: è il subemendamento Alan Ferrari (Pd) che è stato presentato uguale anche dal grillino Cecconi; la riduzione da 27 a 22 delle circoscrizioni proporzionali e dunque delle liste dei candidati; la cancellazione della possibilità di candidature plurime in 3 diverse liste bloccate proporzionali oggi previste: ciascun candidato potrà candidarsi al massimo in un collegio e in una lista. Uno dei punti di convergenza di M5S, Pd e FI dovrebbe essere quindi il taglio dei collegi elettorali della Camera. La riduzione dei collegi risolverebbe in particolare il problema dei cosiddetti collegi sopranumerari, cioè i casi in cui i candidati dei partiti più grandi pur risultando primi nei rispettivi collegi, non verrebbero eletti. Confermata invece la soglia di sbarramento al 5 per cento.

La situazione tuttavia è ancora fluida. Non verrà per esempio votato in giornata l'emendamento del Pd che taglia i collegi uninominali da 303 a 225: Su richiesta di Fi il relatore Emanuele Fiano ha proposto di accantonarlo per “ulteriore approfondimento”. Per Forza Italia Francesco Paolo Sisto ha evidenziato la
necessità di un “approfondimento” non per l'impostazione dell'emendamento, ma nella parte in cui esso definisce direttamente i collegi riproponendo quelli usati per il Senato con il Mattarellum.

Legge elettorale: direzione Pd approva 'tedesco'

Il nodo della ripartizione dei 453 collegi
Il confronto e la battaglia delle modifiche avverrà quindi intorno al maxi emendamento depositato mercoledì sera in prima commissione dal relatore che prevede in sintesi un sistema elettorale alla tedesca con diverse modifiche rispetto all'originale. Del modello in uso nella Repubblica federale ha infatti l'impianto proporzionale e la soglia al 5%, ed anche i collegi uninominali. Ma mentre in Germania questi ultimi sono maggioritari (il candidato piu' votato è eletto), in quello italiano essi hanno una distribuzione proporzionale. L'Italia (escluso il Trentino Alto Adige in cui proseguirà ad essere usato il Mattarellum) viene divisa in 303 collegi e in 27 circoscrizioni che coincidono con le Regioni, tranne le piu' popolose divise in piu' circoscrizioni (2 in Piemonte, Veneto, Lazio, Campania e Sicilia, 3 in Lombardia). I partiti presentano dei listini bloccati di 2-4 nomi in ciascuna circoscrizione e un candidato in ciascuno dei 303 collegi uninominali. Questi dovrebbero essere delimitati dal Governo, così come previsto da un'apposita delega legislativa che assegna per questo compito 45 giorni di tempo. Nel caso in cui palazzo Chigi in sia in grado di esercitare la delega (ipotesi realistica soprattutto in caso di chiusura anticipata della legislatura) scatterebbe la “norma di salvaguardia” prevista da un altro emendamento a firma Fiano che regola la controversa (e decisiva, secondo molti osservatori) perimetrazione dei collegi.

Niente voto disgiunto, la “classifica” degli eletti
La differenza più evidente riguarda il cosiddetto voto disgiunto, presente in Germania assente nel sistema “Fiano”: da noi l'elettore avrebbe un solo voto con cui sceglie il candidato del suo collegio e la lista di partito collegata, mentre in Germania sono previsti due voti. La riforma su cui lavora la prima commissione di Montecitorio prevede il conteggio nazionale dei voti, poi si stabilisce, in base alla percentuale, quanti seggi spettano a ciascun partito a livello nazionale e poi a livello circoscrizionale. In ogni circoscrizione i partiti fanno una classifica dei propri candidati secondo il seguente criterio: primo il capolista del listino bloccato; seguito dai candidati che hanno vinto dei rispettivi collegi sulla base del maggior numero di suffragi ottenuti; seguono gli altri candidati del listino bloccato e infine i candidati che nei collegi non hanno vinto. Da questa classifica si estraggono in ordine gli eletti di ciascun partito. Un candidato si può presentare in un collegio uninominale e in tre listini bloccati, come nel Mattarellum. Ci sono anche le quote rosa: i listini bloccati devono avere un alternanza di genere, mentre a livello nazionale i candidati nei collegi uninominali di ciascun partito non possono essere più del 60 per cento.

Richieste firme sia per le liste che per i candidati
Il terzo aspetto da chiarire riguarda le firme necessarie per la presentazione di nuove liste. In base al maxiemendamento del relatore Fiano le liste dei partiti in ciascuna circoscrizione devono «essere sottoscritta da almeno 1.500» elettori (con tanto di autenticazione) nelle circoscrizioni fino a 500mila abitanti; da almeno 2.500 nelle circoscrizioni con più di 500mila abitanti e fino a 1 milione di abitanti; da almeno 4mila elettori nelle circoscrizioni con più di 1 milione di abitanti. In più ciascuna lista circoscrizionale «deve essere accompagnata dalla sottoscrizione, per ciascun candidato, di non meno di 500» abitanti. «In caso di scioglimento della Camera dei deputati che ne anticipi la scadenza di oltre centoventi giorni, il numero delle sottoscrizioni è ridotto alla metà». Il numero particolarmente elevato di firme obbligatorie (da cui sarebbero esentati, sempre in base all'emendamento Fiano, i partiti o gruppi politici «costituiti in gruppo parlamentare in entrambe le Camere all'inizio della legislatura in corso al momento della convocazione dei comizi») fa scattare la protesta dei piccoli partiti come i Civici e Innovatori e i Radicali, che accusano in partiti maggiori di voler così tagliare la strada alla “concorrenza”.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti