verdiniani decisivi per numero legale

Legge elettorale, via libera alle cinque fiducie in Senato

di Andrea Gagliardi

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(AFP)


4' di lettura

Via libera dell’Aula del Senato alle cinque fiducie chieste sul “Rosatellum”. Il via libera alla fiducia all’articolo 1 (che riguarda il sistema elettorale della Camera) è arrivato con 150 sì. L’ok sull’articolo 2 (con le norme sull'analogo sistema di voto per il Senato) ha registrato 151 sì. Quello sull’articolo 3 (con la delega al Governo per la determinazione dei collegi) 148. In tutti e tre i casi i no sono stati 61. La fiducia sull’articolo 4 (con l'elenco dei documenti da depositare in nome della trasparenza) ha incassato 150 sì e 60 no. La fiduicia sull’articolo 6 (con le norme transitorie ha avuto 145 sì e 17 no.

Decisivi i 13 senatori verdiniani. In occasione del terzo e quarto voto di fiducia, senza i senatori di Ala il numero legale non sarebbe scattato. L’Aula ha approvato l’articolo 5 (con la clausola di invarianza finanziaria) senza fiducia, con voto elettronico. Il ricorso alla fiducia è stato deciso dal governo dopo una rapida supervisione degli emendamenti che sono stati depositati per l'Aula, molti dei quali si prestavano ad essere votati a scrutinio segreto. Giovedì mattina, a partire dalle 9.30, sono previste le dichiarazioni di voto. A seguire il voto finale elettronico sul provvedimento previsto entro le ore 11.

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Con Pd e Ap hanno votato la fiducia Ala e le minoranze linguistiche, mentre alcuni senatori Pd in dissenso sono rimasti in Aula senza votare (in modo da non far mancare il numero legale). Assenti dall’Aula invece i senatori Fi e Lega. Alla seconda chiama, una volta chiarito che l'Aula non sarebbe incappata nella mancanza di numero legale, hanno espresso il loro 'no' anche i parlamentari M5S, Mdp e Si. Un applauso esplicitamente sarcastico dei banchi dei senatori Mdp ha salutato il voto favorevole alla fiducia sulla legge elettorale da parte di Denis Verdini.

Napolitano non vota fiducia, sì solo al voto finale
La «forzatura» della fiducia ha trovato contrari oltre al presidente emerito Giorgio Napolitano (intervenuto questa mattina al Senato) anche alcuni senatori del Pd: Walter Tocci, Vannino Chiti, Luigi Manconi e Claudio Micheloni hanno abbandonato l’aula. Napolitano non ha votato la fiducia al “Rosatellum”. Anche se nel suo intervento Napolitano aveva parlato di «fiducia al Governo Gentiloni per salvaguardare il valore della stabilità», sottolineando al contempo la «forzatura» nei passaggi parlamentari del Rosatellum. In una nota il presidente emerito ha fatto sapere che «affiderà al voto elettronico finale sulla legge elettorale (atteso giovedì mattina, ndr) l’espressione della fiducia al Governo Gentiloni che ha già annunciato in aula».

I 5 voti di fiducia
La prima fiducia, sull'articolo uno, ha riguardato il sistema di elezione della Camera (un mix di collegi uninominali maggioritari (il 36%) e di proporzionale in collegi plurinominali con liste bloccate (il 66%), ossia senza preferenze, per la ripartizione dei seggi). La seconda fiducia, sull'articolo 2, ha riguardato invece l'analogo sistema di voto per il Senato. La terza votazione di fiducia è stata sulla delega al Governo per la determinazione dei collegi uninominali e dei collegi plurinominali. La quarta sulle norme sulla trasparenza, con l'elenco dei documenti da depositare: il contrassegno depositato, lo statuto, il programma elettorale con il nome e cognome della persona indicata come capo della forza politica. La quinta sulle disposizioni transitorie per l'entrata in vigore della legge.

Il Rosatellum, già approvato dalla Camera e «blindato» al Senato, non corre rischi perché a sostenerlo, oltre a Pd, Ap e ad alcuni gruppi minori, sono anche Fi e Lega che al momento della fiducia hanno annunciato l’uscita dall’aula rendendo così autosufficiente la maggioranza. L'unica incertezza è sul numero legale, che nel corso dei 5 voti di fiducia potrebbe venir meno. Se così fosse (il quorum si decide solo in prossimità del voto tenendo conto anche dei senatori in missione e di eventuali malati), è dato per scontato il soccorso dei verdiniani di Ala.

M5s in piazza al Pantheon
Nel frattempo il M5s ha dato appuntamento oggi ai suoi militanti per manifestare davanti al Senato contro la legge elettorale. Ieri, a manifestare era stata invece la sinistra e i comitati del No al referendum costituzionale. I partecipanti erano poche decine. Oggi piazza della Rotonda al Pantheon, dove è iniziata la manifestazione indetta dal M5s contro il 'Rosatellum', è piena. In piazza anche Beppe Grillo. La sua presenza era stata annunciata dal deputato Danilo Toninelli che dal palco ha invitato i manifestanti a gridare “onestà e “libertà”.

Grillo-Di Maio-Di Battista bendati in piazza
L'intero gruppo dei senatori del M5S ha lasciato l'Aula di palazzo Madama. Sono usciti dall'ingresso di San Luigi dei Francesi e hanno raggiunto al Pantheon Luigi Di Maio e Di Battista che stanno protestando contro il “Rosatellum”. Grillo, Di Maio e Di Battista si sono bendati gli occhi sul palco in piazza per protesta.

I cardini della nuova legge
La riforma elettorale i cui articoli sono stati approvati oggi dal Senato prevede il 36% di parlamentari eletti in collegi uninominali con formula maggioritaria e il restante 64% in collegi plurinominali con metodo proporzionale. Il sistema maggioritario determinerà l'assegnazione di 231 seggi a Montecitorio e di 109 seggi a Palazzo Madama, mentre i seggi restanti deriveranno dal voto proporzionale con listini bloccati, senza preferenze. Non è previsto premio di maggioranza. Il “Rosatellum” fissa soglie di sbarramento, identiche per i due rami del Parlamento, al 3% per le singole liste e al 10% per le coalizioni. La riforma affida inoltre al Governo una delega per determinare, entro 30 giorni dal via libera definitivo della legge, i collegi uninominali e plurinominali. Sono state infine stabilite quote di genere (nessuno dei due può risultare rappresentato in misura superiore al 60%) e la regola dell'alternanza nelle liste plurinominali.

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