riforme

Legge elettorale, al via il Germanicum. Da sciogliere il nodo piccoli partiti

La legge elettorale depositata dal presidente della commissione Affari Costituzionali prevede l’abolizione dei collegi uninominali e l’innalzamento al 5% della soglia di sbarramento

di Emilia Patta


Stop a legge taglio parlamentari, raccolte firme per referendum

3' di lettura

Abolizione dei collegi uninominali previsti dall'attuale Rosatellum (il 37% circa del totale) che ha come effetto quello di trasformare il sistema in un proporzionale al 100% eliminando quindi le coalizioni pre-elettorali lasciando la sola competizione tra singole liste; innalzamento al 5% della soglia di sbarramento del 3% prevista dal Rosatellum; previsione di un “diritto di tribuna” sul modello tedesco per i partiti più piccoli sulla base del meccanismo dei quozienti interi (per entrare in Parlamento con una quota comunque minima di eletti le forze minori, orientativamente tra il 3 e il 5% a livello nazionale, devono ottenere alla Camera tre quozienti in almeno due Regioni e al Senato in una Regione: chi arriva a quella soglia si tiene i seggi presi coi quozienti pieni).

Testo incardinato lunedì 13 gennaio
Questi i principi cardine della legge elettorale depositata dal presidente della commissione Affari Costituzionali di Montecitorio, il pentastellato Giuseppe Brescia, e che sarà incardinata lunedì 13 gennaio. Si tratta di un intervento sull'attuale Rosatellum, sul piano delle tecnica legislativa è dunque una “novellazione” del Rosatellum, che lascia intatto il sistema dei listini bloccati.

Listini o preferenze tema da sciogliere
La modalità di scelta degli eletti da parte degli elettori è in realtà uno dei temi rimasti in sospeso: l'accordo di maggioranza è che il tema listini (preferiti dal Pd) o preferenze storicamente preferiti dal M5s e che invece vede fermamente contrari sia il Pd sia la renziana Italia Viva) è demandato a un successivo confronto. Intanto c'era l'urgenza, anche su input del premier Giuseppe Conte, di incardinare un testo condiviso prima del 15 gennaio, quando la Corte costituzionale si esprimerà sul quesito referendario messo a punto dal leghista Calderoli che mira a trasformare il sistema elettorale in un maggioritario secco interamente basato sui collegi uninominali, dove viene eletto solo il candidato che prende un voto più di tutti gli altri, come in Gran Bretagna.

Accelerazione prima della decisione della Consulta
Chiaramente un sistema che al momento favorirebbe il centrodestra a trazione salviniana su tutto il territorio nazionale. Insomma, la maggioranza giallo-rossa prova con l'accelerazione sulla legge elettorale, la cui riforma si rende in ogni caso necessaria per adeguare il sistema al ridotto numero dei parlamentari, a mandare un messaggio politico ai giudici costituzionali prima dell'importante decisione.

Renzi contrario al diritti di tribuna
Un accordo, quello raggiunto nella maggioranza, al 90%: agli atti resta la contrarietà di Leu, o meglio di una parte di Leu ossia Sinistra italiana di Loredana De Petris e Nicola Fratoianni. I bersaniani di Articolo 1 hanno una posizione più aperturista anche perché sanno che potranno trovare ospitalità nelle liste del Pd come per altro già accaduto alle europee del maggio scorso (la soglia per Strasburgo è del 4%). Il diritto di tribuna è stato introdotto proprio per tentare di superare le ostilità della sinistra. Ad essere contro il diritto di tribuna è paradossalmente un partito non grande come Italia Viva: Matteo Renzi, che è comunque convinto che la sua creatura supererà la soglia del 5%, teme che con il diritto di tribuna la concorrenza degli altri attori al centro (Da Carlo Calenda a Mara Carfagna) possa essere più insidiosa per lui.

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