bagarre in aula

Legittima difesa, ok della Camera. Possibile sparare in caso di aggressione notturna

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(ANSA)


3' di lettura

Via libera dell’Aula della Camera alla nuova normativa sulla legittima difesa. I voti a favore sono stati 225, 166 i contrari (tutto il centrodestra, SI e Mdp), 11 gli astenuti. In Aula è scoppiata la bagarre quando Lega e Fdi hanno esposto cartelli con la scritta “La difesa è sempre legittima”. Il leader del Carroccio Matteo Salvini, dalla tribuna, ha urlato 'Vergogna!”, dopo che l’Assemblea ha approvato il ddl. Mentre la presidente Laura Boldrini gli diceva che «non si può gridare in tribuna», dai banchi del Pd sono volate le grida: “Fuori, Fuori!” e “Buffone”. Nel frattempo, Salvini veniva accompagnato fuori dall’Aula dai commessi di Montecitorio.

Il testo, che passa ora all’esame del Senato, era arrivato in Aula dopo uno “stop and go” di due anni, con la Lega contraria rispetto alle norme uscite dalla commissione Giustizia, considerate dal Carroccio assolutamente troppo lievi rispetto alla necessità auspicata dal partito di Salvini di assicurare in ogni caso la non punibilità per chi, rapinato in casa propria o vittima di un crimine violento, reagisce nei confronti del criminale causandone la morte.

Accordo saltato tra Forza Italia e maggioranza
Una lunga mediazione aveva consentito di arrivare, recependo istanze di Ap e Forza Italia, ad un allargamento del concetto di legittima difesa anche alla «reazione ad un’aggressione commessa in tempo di notte, ovvero la reazione a seguito dell’introduzione nei luoghi con violenza alle persone o alle cose ovvero con minaccia o con inganno». Un modo per consentire di difendersi durante le rapine notturne, in analogia con l’ordinamento penale francese. È stato poi precisata l’esclusione della colpa di chi reagisce «in situazioni comportanti un pericolo attuale per la vita, per l’integrità fisica, per la libertà personale o sessuale». Troppo poco, però, per la Lega, che con Forza Italia puntava con un emendamento all’introduzione in ogni caso della presunzione di proporzionalità tra aggressione e difesa. Il 'no' del Pd a questo principio, giudicato «esagerato e che non esiste da nessuna parte del mondo», ha fatto saltare l’accordo di massima tra Pd e Ap da una parte, Fi, Fdi e Lega dall’altra.

I confini della legittima difesa
Nel testo approvato oggi viene specificato dunque che si considera legittima difesa la reazione a un’aggressione in casa, in negozio o in ufficio commessa di notte o all’introduzione con violenza, minaccia o inganno. Resta comunque ferma la necessità che vi sia proporzione tra difesa e offesa e l’attualità del pericolo. Già oggi si presume che vi sia proporzione se la difesa, anche con armi, riguarda un’aggressione domiciliare che mette in pericolo la propria o l’altrui incolumità oppure (ma in questo caso solo quando non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione) se si difende il proprio patrimonio.

Il turbamento esclude la colpa
Non solo. Nella legittima difesa domiciliare ora è sempre esclusa la colpa di chi spara se l’errore, in situazioni di pericolo per la vita e la libertà personale o sessuale, è conseguenza di un «grave turbamento psichico» causato dall’aggressore.

I nodi della legge sulla legittima difesa

Assistenza legale a carico dello Stato
Inoltre, nel caso in cui sia dichiarata la non punibilità per legittima difesa, tutte le spese processuali e i compensi degli avvocati saranno a carico
dello Stato. Un onere per l’erario stimato in 295.200 euro a decorrere dal 2017.

Legittima difesa: cosa cambia (e perché la Lega dice no)

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