Corte costituzionale

Legittimo l’inasprimento delle pene per gli armaioli che violano la legge

Per la Consulta non c’è eccesso di delega, il legislatore ha ampia discrezionalità e ha agito in linea con l’obiettivo condivisibile della norma: limitare al massimo le trasgressioni in tema di armi

di Patrizia Maciocchi

2' di lettura

È legittimo l'inasprimento delle pene previste per la violazione degli obblighi imposti a chi fabbrica, commercia, vende o ripara armi: primo tra tutti quello di tenere un registro con le operazioni giornaliere e conservarlo per 50 anni.

La Sentenza

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L’aumento delle pene

La Corte costituzionale, con la sentenza 174 (redattore Barbera) promuove il giro di vite messo in atto con il Dlgs 204/2010, con il quale è stata attuata la direttiva 2008/51/Ce sul controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi. La norma, intervenuta sull'articolo 35 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, prevede l'arresto da sei mesi a due anni, anziché da tre mesi ad un anno, e l'ammenda da 4 mila a 20 mila euro, al posto delle 50 mila lire indicate, nel testo precedente, come sanzione minima, in caso di violazione degli obblighi imposti all'armaiolo. Un intervento che il giudice remittente aveva considerato in contrasto con l'articolo 76 della Carta per eccesso di delega. Secondo la lettura del Tribunale ordinario di Savona che ha chiesto l'intervento della Consulta infatti, sarebbero stati superati i limiti posti dalla legge n. 88 del 2009, con cui il Governo era stato delegato ed emanare decreti legislativi in attuazione di numerose direttive europee.

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Escluso l’eccesso di delega

Per essere in linea con i criteri e i principi della delega il governo avrebbe potuto introdurre nuove ipotesi di reato, ma non modificare le sanzioni penali relative a incriminazioni già esistenti. Per la Corte Costituzionale però la lettura fornita dal Tribunale di Savona non tine conto della discrezionalità del giudice delegato né della ratio della delega. Nello specifico è la stessa direttiva attuata che riconosce un ampio margine di manovra al legislatore nel definire gli strumenti più efficaci per rendere affettivo il provvedimento europeo: compresa la possibilità di intervenire sui trattamenti sanzionatori previgenti.

L’obiettivo del legislatore

Il giudice delle leggi ricorda che gli Stati membri hanno libertà di scelta nello stabilire le sanzioni da infliggere in caso di violazione delle disposizioni nazionali adottate in attuazione di una direttiva, a condizione che queste siano «efficaci, proporzionate e dissuasive». Il caso arrivato sul tavolo della Consulta riguardava la posizione di un imputato la cui attività rientrava nella definizione di armaiuolo, ampliata tra l’altro, con la norma censurata, che non aveva annotato nel registro - richiamato dall’articolo 35 del Tulps - la detenzione di 35 armi da sparo.

La Consulta “salva” la norma finita nel mirino del Tribunale di Savona e considera pienamente condivisibile l’obiettivo perseguito dal legislatore: limitare al massimo le violazioni della normativa sulle armi. Scopo, coerentemente, perseguito anche con un significativo aumento delle sanzioni.

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