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Legno-arredo, continua la corsa sui mercati esteri

di Giovanna Mancini


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(Marka)

4' di lettura

Il 2017 parte con il piede giusto per la filiera italiana del legno-arredo: una galassia di oltre 79mila aziende diffuse su tutto il territorio italiano, che dà lavoro a oltre 320mila persone e nel 2016 ha generato ricavi per circa 41 miliardi di euro, in crescita del 2,2% sul 2015, come emerge dal primo Rapporto FederlegnoArredo, presentato ieri mattina a Milano. Una filiera che negli anni della crisi ha resistito solo grazie alla forza delle esportazioni, che anche nel primo trimestre di quest’anno confermano il loro dinamismo.

Le vendite all’estero tra gennaio e marzo 2017, secondo quanto riporta il Centro studi di FederlegnoArredo, sono infatti aumentate del 5% rispetto allo stesso periodo del 2016 ed è interessante notare che la crescita dell’export della filiera nel suo complesso è superiore a quella del solo comparto arredamento, il cui export è aumentato del 4,2%. Significativa è la ripresa della Russia (anche se la conferma delle sanzioni potrebbe cambiare nuovamente lo scenario), oltre al consolidamento del mercato cinese, di quello statunitense e, in Europa, della Francia, primo Paese di sbocco dei prodotti italiani.

COSA ESPORTA IL MADE IN ITALY

(Fonte: FederlegnoArredo)

La fotografia del settore
«Realizzare questo Rapporto ci è servito per mappare lo stato di salute, le differenze e le esigenze delle nostre aziende su tutto il territorio nazionale – spiega il presidente di FederlegnoArredo, Emanuele Orsini –. Ma è anche uno strumento per far capire al Governo quanto è importante la filiera del legno-arredo, che cosa rappresenta anche nel mondo, visto che nel 2016 abbiamo esportato 15,3 miliardi di euro di prodotti che contribuiscono a far conoscere il made in Italy».

Innovazione e occupazione
È una filiera che ha saputo innovare anche negli anni di crisi e che grazie a questa attitudine (che riguarda sia le grandi, sia le medie e piccole aziende) oggi può dire di essersi lasciata il peggio alle spalle. Secondo una indagine tra le imprese associate a Fla, oltre il 70% delle aziende del settore ha investito nel 2016 in ricerca e sviluppo, destinando in media l’1,3% del fatturato. È anche grazie a questi investimenti che oggi torna ad assumere: «Da qui al 2020 avremo 24mila posti di lavoro netti in più», sottolinea Orsini, che solleva la questione fondamentale della formazione e dei giovani. Le imprese cercano infatti figure nuove, capaci di affrontare le sfide dell’Industria 4.0.

Mercato italia e incentivi
Dopo i primi, timidi, segnali positivi registrati nel 2015, il 2016 ha segnato un consolidamento della ripresa del mercato interno, che sembra confermarsi anche nel primo trimestre del 2017: un’indagine tra gli associati Fla rileva infatti un aumento medio del 3% nelle vendite domestiche. La ragione principale è il traino del bonus mobili che, introdotto a giugno 2013, secondo le stime avrebbe generato, a fine 2016, circa 4,3 miliardi di fatturato. «Il rinnovo del bonus è fondamentale – dice infatti Orsini –. Ne stiamo già discutendo con il governo, insieme con la necessità di recuperare il bonus giovani coppie, e di inserire nel bonus ristrutturazioni o nel bonus mobili anche il settore il comparto porte e pavimenti, che oggi è in difficoltà.

Edilizia e ripresa
Difficoltà derivanti soprattutto dalla crisi dell’edilizia che oggi registra qualche segnale di ripresa, ma che è crollato negli ultimi dieci anni. «Tra il 2007 e il 2016 i permessi di costruire sono scesi da 249mila a 40mila», precisa Orsini, ricordando però che, nello stesso tempo, l’edilizia in legno ha invece progressivamente guadagnato quote, favorita soprattutto da una crescente attenzione alle costruzioni sostenibili e antisismiche. Nel 2014 e 2015 la quota di mercato delle abitazioni in legno ha raggiunto il 6,4% delle nuove costruzioni.

Il ruolo della politica
Sul tema degli incentivi – fa notare il presidente Fla – la filiera ha trovato negli ultimi governi un’interlocuzione attenta e favorevole. «Abbiamo bisogno di stabilità – sottolinea tuttavia – per portare avanti scelte e investimenti». Sulla stessa linea Stefano Bordone, vicepresidente vicario della Federazione: «L’instabilità politica del paese ha un peso sulle nostre aziende – fa notare –. Il piano del governo per Industria 4.0, per esempio, è una grandissima opportunità, ma gli investimenti si possono fare solo se c’è una visione, una prospettiva a lungo termine. L’export non basta e le nostre imprese sono troppo piccole per combattere da sole».

Sul territorio

Tra molte conferme e qualche sorpresa, il Rapporto di FederlegnoArredo analizza per la prima volta nel dettaglio il contributo delle singole regioni italiane nella composizione della filiera.

La Lombardia guida – come prevedibile – la classifica dei territori per numero di imprese e fatturato, con 57.800 aziende attive nel 2015 e ricavi per quasi 7 miliardi di euro. Prima anche per valore delle esportazioni, la Lombardia è tuttavia tallonata da vicino dal Veneto, che conta il maggior numero di lavoratori impiegati nel comparto (oltre 49mila addetti) e che, sebbene seconda per valore della produzione (6,4 miliardi), ottiene il gradino più alto del podio se si guarda al solo settore arredo.

E se le aziende del legno-arredo sono concentrate soprattutto nelle regioni del Nord, non mancano eccezioni, come la Puglia, che conta più di 3.300 aziende e genera un fatturato di circa 1,4 miliardi di euro. Le quattro regioni che incidono maggiormente sul valore complessivo della filiera sono quattro: le già citate Lombardia e Veneto, assieme a Friuli-Venezia Giulia e Marche. Proprio in queste due regioni l’incidenza del comparto sul totale della manifattura è il più elevato: in Friuli il legno-arredo (con un fatturato di circa 3,3 miliardi) rappresenta il 15% del valore dell’industria regionale, mentre nelle Marche è il 10%, contro una media nazionale del 3%.

La «mappa» del legno-arredo in Italia mette in luce differenze e affinità che, nelle intenzioni di FederlegnoArredo, dovranno tradursi in misure di politica industriale mirate. Ad accomunare tutte le regioni, è la forte parcellizzazione delle imprese, in media piccole e piccolissime, insieme con la vocazione per l’export. Nel tempo però si sono sedimentate specializzazioni produttive, come nel caso del distretto delle cucine nelle Marche e in Friuli, degli imbottiti in Puglia, del design in Brianza o a dell’edilizia in legno in Trentino ed Emilia-Romagna. Specializzazioni che la crisi economica degli ultimi anni ha in parte attenuato, ma che restano il punto di partenza necessario per attuare politiche di crescita.

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