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FederlegnoArredo: disponibili a un confronto serio coi sindacati, ma sul contratto serve realismo

Il vicepresidente Bellin: «Molte aziende a rischio chiusura o con importanti riduzioni dei posti di lavoro» - I sindacati (Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil) annunciano 16 ore di sciopero

di Cristina Casadei

(Seventyfour - stock.adobe.com)

2' di lettura

Nella trattativa per il rinnovo del contratto del legno arredo l’annuncio di altre 16 ore di sciopero da parte di Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil rende ancora più tese le relazioni con la controparte datoriale, FederlegnoArredo, la Federazione di Confindustria che associa le aziende del settore legno e arredamento. I sindacati ricordano che il contratto è scaduto ormai da 17 mesi, il 21 febbraio c’è stato un primo sciopero a cui è seguita una pausa forzata nelle trattative anche a causa dell’emergenza sanitaria. Alla ripresa degli incontri non ci sono però stati sviluppi positivi per i sindacati: «La ripresa del tavolo è stata sempre in salita, con una Federlegno arroccata sulle proprie posizioni, volte a negare qualsivoglia riconoscimento alle lavoratrici ed ai lavoratori del settore e attuando una serie di costanti provocazioni, proponendo una gestione unilaterale dell’organizzazione del lavoro, un aumento della precarietà e aumenti salariali non in linea con le richieste sindacali e con lo stesso andamento del settore». Di qui la decisione di annunciare 16 ore di sciopero di cui 8 in ottobre, in data da definirsi, e altre 8 il 13 novembre.

Decisione che però appare incomprensibile per le imprese. Gianfranco Bellin, presidente della Commissione Relazioni Industriali di FederlegnoArredo e capo delegazione nelle trattative per il rinnovo del contratto, scaduto il 31 marzo 2019, spiega che l’ultimo incontro con i sindacati «non è certo stato tranquillo», ma «abbiamo loro ribadito, tramite una comunicazione via Pec, la volontà di proseguire la trattativa. Eravamo in attesa di una risposta - spiega Bellin - ma di certo non ci aspettavamo le dichiarazioni rilasciate e soprattutto la proclamazione di due giorni di sciopero».

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A questo punto le aziende ritengono di dover «ritirare la disponibilità e che il contratto resta in sospeso». Tra gli imprenditori ci sono molti timori sulle conseguenze di una ripresa che stenta a partire e che fa prevedere un 2020 in pesante calo. «Quello che ci preoccupa molto - spiegano da FederlegnoArredo - è la manifesta volontà da parte di qualcuno di far finta di non capire il difficile periodo che stiamo vivendo. Il dubbio che ci viene è che ci sia la volontà politica di non rinnovare i contratti, alla faccia delle lavoratrici e dei lavoratori per poter poi affermare che la colpa e la mancata volontà è di Confindustria e del suo presidente».

Non solo. Bellin vuole ricordare che «ci sono molte aziende a rischio chiusura o con importanti riduzioni dei posti di lavoro e la nostra attenzione è rivolta a queste, perché quando le aziende chiudono a rimetterci di più sono le lavoratrici, i lavoratori e le loro famiglie. Noi siamo pertanto disponibili a un confronto serio con la reale volontà di chiudere il contratto, ma sempre tenendo conto della reale situazione economica e finanziaria che le aziende stanno vivendo».

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